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![]() l’arboreto PerCorsi fra arte comunicazione natura Bisogna che mi riabitui ai gesti lenti, all’attesa, alla pazienza. In questo laboratorio vivente, io sento trasferirsi in maniera tangibile e grandiosa l’astuto e silenzioso farsi della materia. nino pedretti Gemme. È la cronaca di un viaggio verso un luogo. L’immagine è tortuosa, piena di curve e salite come tutte le strade che qui, in questo pezzo di mediterraneo che guarda l’est, salgono verso le colline. Percorrere questa via significa allontanarsi dal mare e raggiungere l’entroterra: dall’impalpabile acqua e dal sottile e variopinto arredo balneare ci si dirige verso il concreto, il da farsi, l’operosità contadina e artigiana. All’improvviso la strada incontra il paese di mondaino: un arco, una piazza, una via centrale, piccole case fuori dal tempo, una chiesa, un convento abbandonato e poi ancora curve. Altre due e appare un cancello che sembra proteggere solo un bosco. Dalle foglie e dai rami che coprono il viale d’ingresso si intravede il sole e lo sguardo si allunga verso l’alto e verso il confine di quel paesaggio. I piedi procedono tranquilli, il cammino ha già incontrato un altro ritmo. Alberi di tutte le dimensioni. Colore predominante il verde, con inserimenti del giallo delle ginestre, del candore del biancospino e di qualche bacca rossa. Sentieri di terra, rovi, prati, ciotoli, fiori, gemme e sguardi sulla vallata si mescolano in un’unica soluzione. Le erbe aromatiche emanano profumo al tatto o al semplice passaggio. Minuziose opere di ceramica raccontano di piante dai nomi seducenti accompagnando la visita nel parco. Piccole orme suggeriscono la presenza di una locale fauna di uccelli e roditori. Silenzi e suoni di una natura ricca e disposta al dialogo. Siamo all’interno di un arboreto sperimentale della flora mediterranea, un luogo dove il cielo è ancora molto vasto. |
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Rifugio. Tra
le fronde degli alberi nello spazio largo vicino al prato appare una
casa. Come per sottolineare l’importanza del fermarsi ogni tanto, lungo la via. Per osservare con attenzione, per distinguere i particolari e ricordare i dettagli. Per ascoltare e aspettare. Un giorno qualcuno ha deciso di costruire qui il suo punto fermo. Un luogo dove proteggersi e guardare l’orizzonte. Un’abitazione di contadini, forse essenziale e indispensabile, poi rimodernata per la guardia forestale. Oggi la sede dell’arboreto è colorata e arredata per accogliere ospiti. Nell’accezione più nobile che si possa dare a questo termine. Coloro che vi soggiornano sono viaggiatori disposti alla sosta che si adagiano sul privilegio della sospensione considerandola ancor più importante della meta. Li conduce qui l’opportunità di concedersi e di concentrarsi sul momento prima, il nocciolo dell’idea, il dipanarsi delle ipotesi, la seduzione dell’incanto che precede l’opera. La foresteria è semplice e modesta ma può alloggiare quindici persone, riempirsi di musica e risate. Sa di libertà e di studio, di pensieri intelligenti e veloci. Vi si trovano libri, computer, sculture e tutto quello che può raccontare il sapore di un’idea che si vive. Nascosta qualche rovo più indietro un’altra casa, rifugio per altre sette persone. Con altre storie da custodire e raccontare. |
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Idea
fissa. Ospiti sconosciuti e illustri si avvicendano
nelle case dell’arboreto per dare corpo a un’idea: delineare PerCorsi fra arte comunicazione natura. Vale a dire far avvicendare nel tempo una serie di incontri per un passaggio di saperi sull’arte scenica e su quella visiva, sulla parola e le sue sensibilità, sul paesaggio e la sua cultura. È un’idea del secolo scorso che oggi si allarga, si rinnova, si riconferma. È un’idea semplice e ostinata. Fermamente voluta, necessaria a se stessa e a chi l’ha pensata, ambiziosa quel che basta, fedele ma versatile, intrigante e rispettosa allo stesso modo. È un regalarsi la possibilità di un confronto sulle potenzialità di ognuno: maestri e allievi. Come a dire qualcosa che succede o dovrebbe succedere da migliaia di anni con naturalezza. Sostenibilità. Un arboreto non è un semplice parco, ma un giardino botanico specializzato per alberi e arbusti. Un centro organizzato per un costante studio dello sviluppo e della conservazione di specie ed ecotipi di particolare pregio o soggetti a forme di erosione genetica che necessitano di protezione. L’arboreto sperimentale di mondaino fu inaugurato e aperto al pubblico nella primavera del 1990 e oggi, questo laboratorio a cielo aperto, raccoglie circa seimila piante. Per questo era naturale associare all’idea di ambiente quella di educazione pensando in particolar modo ai bambini. L’arboreto viene vissuto dai ragazzi come uno spazio per conoscere la natura attraverso il gioco, l’arte e la creatività. Nel parco si può ascoltare il paesaggio sonoro, costruire giocattoli o personaggi con i materiali che il bosco abbandona, si può annusare e toccare. Si può stare a naso in su oppure si possono lasciare per terra impronte, inseguire ombre o nascondersi tra gli alberi. Trovare un angolo di assoluto silenzio, una coccinella, una farfalla e una sensazione da disegnare al rientro a scuola. Il centro di educazione ambientale è inoltre il luogo dove svolgere importanti progetti di studio e di ricerca in collaborazione con le università. A disposizione dei visitatori un qualificato gruppo di operatori, un’aula didattica e informatica, una raccolta tematica delle specie arboree e una biblioteca specializzata. Affinità. L’arboreto è, nel 1998, il costituirsi di un gruppo in associazione culturale, un eterogeneo miscuglio di menti e professioni sedotte dal fascino dell’aggregazione. Affinità e interessi, idee e mestieri si uniscono e si domandano cosa farà seguito alla loro voglia di ludica cultura. La delicata sfida diviene quella di far crescere un progetto, senza renderlo banale o esclusivo, cercando di assecondare libertà e debolezze, sogno e concretezza. Oggi, semplicemente, superando qualsiasi valutazione di merito, siamo grati a noi stessi per averci provato. Con le mani e con i piedi. back to top |
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