Bisogna prendere atto che la cultura nella quale siamo immersi
dà grande enfasi al risultato e al prodotto
piuttosto che al processo, al percorso della produzione.
Va invece riconosciuto a ogni essere umano un bisogno non esclusivo
dell'infanzia, dell'adolescenza, dell'artista o dello scienziato:
giocare la vita nel senso di mettere in gioco tutto ciò che giochiamo troppo poco
o non giochiamo affatto, mettere in movimento ciò che rischia di arrestarsi
o che si è pericolosamente irrigidito.
La bella stagione, Fulvio Scaparro
La bella stagione è il sentimento che ci ha guidato nella realizzazione del programma di quest'anno.
La bella stagione è l'impegno con cui continuiamo a credere nel valore dello studio e della ricerca, nella cultura del laboratorio, nella bellezza delle relazioni, soprattutto, e poi al significato delle opere e dei processi produttivi della scena contemporanea.
La bella stagione è la speranza che il nostro fare quotidiano sia messaggero di un senso da condividere con gli artisti, i cittadini del mondo, e la nostra comunità di riferimento, Mondaino, un piccolo e prezioso paese che ha saputo accogliere la specificità del nostro progetto: la costruzione di un sogno e di un nuovo Teatro.
La bella stagione è l'humus dell'Arboreto, germogliato per tutelare e valorizzare il diritto all'errore delle nuove generazioni, e di quanti non sono più giovani ma continuano a interpretare, come la prima volta, l'immensità e la fragilità del primo sguardo che ci portiamo addosso, nonostante tutto. Nonostante la miseria in cui siamo costretti a vivere per responsabilità di chi in questi anni ha sperperato il bene comune della cultura e dell'arte… ma questo è un altro discorso ancora.
La bella stagione è l'interrogativo che ci poniamo costantemente per comprendere l'insostenibile rapporto fra la natura dei progetti e la cultura del paesaggio, la solitarietà delle opere e la continuità delle esperienze, le relazioni con il territorio e la comunità di appartenenza. Il nostro progetto è stato generato dall'ascolto del paesaggio, e dall'incessante contrasto fra le scritture della natura e degli uomini, che prima di noi avevano creato un arboreto sperimentale della flora mediterranea. Un luogo naturale e artificiale, insieme, dove la guardia forestale sperimentava e osservava la crescita delle giovani piante che noi continuiamo a custodire con la stessa passione. Dal 1998, la nostra principale caratteristica è stata quella di definire una possibile idea di residenza creativa: un luogo e un tempo dedicati agli artisti per permettergli la necessità e il lusso di perdere tempo; un ambiente fertile per indagare sul proprio lavoro e confrontarsi con altri sguardi: artisti, critici, operatori, pubblici. In questi ultimi anni c'è stata una proliferazione delle residenze creative. A questo proposito, diciamo solo che per quanto ci riguarda siamo distanti da chi le interpreta (solo) come una merce di scambio, la scorciatoia per produrre in poco tempo risultati e consensi, la gestione di spazi a prescindere dalle scelte artistiche, la sistemazione di compagnie da distribuire sul territorio… ma questo è un altro discorso ancora.
La bella stagione è la voce di un luogo ignorante. Forse lo siamo sempre stati, ignoranti, ma ora siamo maggiormente consapevoli del nostro ambiente e di quello che siamo diventati in questi anni di attività, per il significato delle nostre proposte e la ricchezza accumulata dagli incontri con gli artisti. Per il futuro, ci proponiamo ancora di più di divenire un Teatro ignorante che sostiene e favorisce la crescita di una pratica ignorante. Tralasciamo qui le definizioni di "Ignoranza", "Socrate ignorante" e "De docta ignorantia" di Nicolò Cusano, che si possono trovare sull'enciclopedia libera. A noi che amiamo il basket, piace molto la descrizione di tiro ignorante acquisita sui campi da gioco, differente dalla nota di Wikipedia: "Nella pallacanestro, il tiro ignorante è un tiro scagliato senza coordinazione in un momento di emergenza." Nel basket, quando la squadra in attacco comprende che allo scadere dei ventiquattro secondi a sua disposizione lo schema scelto dal play non produce nessun effetto – non riesce a fare canestro perché la squadra avversaria contrappone un adeguato schema di difesa – il giocatore più estroso si assume la responsabilità di un tiro fuori dagli schemi e in disequilibrio, che può far vincere o perdere la propria squadra. E' possibile che il tiro ignorante sia eseguito con poca coordinazione, ma sarebbe una semplificazione affermare che equivale al tiro della disperazione in un momento di emergenza. Il giocatore ignorante è quello che maggiormente esprime, fra le altre doti (il talento, per esempio), due elementi fondamentali per diventare un bravo giocatore: disciplina e libertà. Ecco, la nostra idea di residenza creativa può essere questa: un luogo ignorante dove gli artisti sono messi nella condizione di coniugare disciplina e libertà per sperimentare (raccogliere e disperdere) le proprie possibilità creative, in tensione e in ascolto verso l'ambiente circostante. Una pratica ignorante per la conoscenza e per imparare a diventare degli artisti ignoranti, fuori dagli schemi, con il favore del gioco e del tiro ignorante.
La bella stagione è la bellezza del Teatro Dimora, costruito nel 2004, che ci permette di proporre un intenso programma annuale. Fin dalla sua nascita, l'Arboreto è stato ampiamente riconosciuto un progetto importante e innovativo. Coscienti dei nostri limiti e dell'estrazione provinciale che continuiamo a rappresentare, oggi possiamo affermare, serenamente e senza presunzione alcuna, che Il Teatro Dimora e le due case foresteria – in un parco di nove ettari con circa 6.000 piante – fanno dell'Arboreto di Mondaino una struttura unica in Italia particolarmente adatta per ricerca, prove e produzione. Forse non lo abbiamo mai programmato con questa precisa convinzione, ma ora siamo certi che nel tempo il Teatro Dimora è diventato realmente un importante centro produttivo. Per i prossimi anni, il nostro impegno sarà anche quello di incrementare le collaborazioni produttive con gli artisti, le associazioni e le istituzioni teatrali; specialmente con le realtà del territorio che individuano nella nostra struttura un interlocutore di qualità per la creazione.
La bella stagione è la leggerezza di proporre La scuola elementare del Teatro: il luogo dove accogliere i bambini delle scuole elementari e medie di Mondaino. Passando per il bosco, i bambini entrano in silenzio nel Teatro Dimora: la bottega degli artisti e degli artigiani del pensiero. Osservano, sempre in silenzio. Nessuna domanda, nessuna risposta. I bambini e gli insegnanti escono dai laboratori e dalle residenze creative con la sola speranza di aver vissuto un momento magico, magari con un po' di stupore e di meraviglia negli occhi e negli sguardi futuri.
"Volgere lo sguardo all'infanzia fa dimenticare l'assurda follia, l'insensata sete di potere degli adulti, porta una voce alla semplicità, sottolinea l'importanza dell'ascolto, della carezza. Nel nostro viaggio intorno alla crescita c'è sempre la possibilità di svoltare, di cambiare direzione nel desiderio che ogni gesto abbia un sapore massimo, un'energia da consegnare all'altro. […] Questo progetto ci assomiglia, è fragile e impaurito come può succedere ai bambini. Ma tutti noi, già bambini, sappiamo di quanta forza e coraggio siamo capaci. Forse è solo un gesto d'amore quello che ci fa portare per mano questa azione, spingerla per poi lasciarla. Poter vivere nel mistero e nell'innocenza con consapevolezza e indulgenza è l'augurio che facciamo a tutti gli adulti che incontreranno Bambini." (Del mistero e dell'innocenza; premessa allo spettacolo e al catalogo "Bambini"; Simona Capra - Rrose Sélavy, 2003) Fabio Biondi
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