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passeggiata a mondaino

Mo viaza tè, mè a stagh bén do ch’a so, ch’i vén da fura, aquè...
raffaello baldini


Mondaino. Lo racconteremmo rotondo, avvolgente, verde e musicale.
Rotondo come la sua piazza, avvolgente come il calore e la generosità che la sua gente
dimostra ai forestieri, verde come tutta quella macchia di campagna che si allarga
intorno alle case, musicale come la presenza della banda municipale e della fabbrica
di fisarmoniche dei fratelli galanti. È un paese semplice quello che si immagina arrivando,
quando svoltando si incrociano i primi sguardi degli avventori del bar fuori porta,
i piccoli e operosi negozi disposti in fila prima dell’arco che suggella l’ingresso al centro.
Non siamo lontani da nulla ma è come se fossimo già entrati in un altro tempo.
In quel tempo dove esiste solo il necessario e dove si intuisce che il superfluo
può essere dimenticato volentieri. Siamo a venti chilometri dall’adriatico e da riccione,
nella valle del conca sul confine tra romagna e marche.
Qui gli etruschi, nella loro espan-sione verso la pianura padana, si sovrapposero agli umbri.
Poi furono i romani a dover arginare l’invasione dei galli.
Il mito dell’origine del paese è legato alla figura di diana, dea della caccia e dei boschi,
ma anche della luna e delle streghe. Oppure mondaino come monte dei daini
quelli che ancora oggi si possono incontrare nelle colline di questa zona.






A piedi. Oltrepassando porta marina, ci si trova in piazza maggiore,
costruzione tra le più interessanti dell’ottocento riminese.
La sua forma semicircolare definita dal porticato neoclassico si deve all’ingegno
dell’architetto cosci. Nel suo spazio tondeggiante s’innesta la via centrale del paese,
tanto che gli abitanti sono soliti definirla affettuosamente piazza padella.
È qui nella piazza che si concentra tutta la vita del paese: le chiacchere
e le decisioni importanti, le feste, i banchetti, l’ospitalità, gli scambi.
Sulla piazza si affaccia la rocca malatestiana saldamente appoggiata
su un potente muro, ornata di un’elegante merlatura ghibellina, una vista mozzafiato
sul suo culmine e passaggi segreti nelle sue fondamenta.
Originariamente la cinta muraria contava tredici torrioni, qualità che fece commentare
a federico da montefeltro: “luogo forte et importante, che a nessun patto
può essere conquistato”. All’interno della rocca si trovano il municipio,
la biblioteca e il museo paleontologico, dove sono custoditi e catalogati
importanti fossili, reperti di flora e fauna preistorica che si ritrovano impressi,
calcati, imprigionati nei friabili strati di roccia sedimentaria qui depositate circa
quattro milioni di anni fa.
Nella sala del durantino all’ultimo piano è conservato l’affresco raffigurante
la madonna del latte e lungo le scale va osservata la preziosa raccolta di maioliche
rinascimentali. Presto mondaino avrà un museo delle ceramiche.
Perché per gli abitanti di questo paese scoprire, studiare, valorizzare e mantenere in vita
le tradizioni e le origini è una questione importante, vitale. Piazza d’incontro, laboratorio
di produzione e vendita di ceramiche, situato all’ingresso del paese ne è un esempio
concreto così come il laboratorio di mosaico e il laboratorio di restauro del trecento.
Per citare infine il palio del daino, la rivisitazione storica più coinvolgente
della signoria. È un rigoroso e ammaliante cambio di atmosfera con i sapori
del medioevo, i saperi degli antichi mestieri, un ritorno di giochi, danze e menestrelli.
Lungo la strada c’è la chiesa parrocchiale di san michele arcangelo,
una bella e spaziosa costruzione dove si dice sorgesse l’antico tempio
dedicato a diana. Qualche passo dopo si intravede il convento delle clarisse
un affascinante spazio con numerosi edifici di epoche diverse e un bel giardino interno.
Oltrepassando porta montanara ci si trova fuori dal centro storico, lasciandosi
alle spalle oltre ai monumenti anche accoglienti osterie pronte ad offrire
ai viandanti mangiari gustosi e vini prelibati. Sul colle formosino si trova il convento
di san francesco. È qui che nel 1459 fu firmata la pace tra i malatesta e i montefeltro.
E da quel giorno mondaino è anche il paese dei patti. Un luogo in cui ancora
si può trovare la tranquillità giusta per stringere accordi importanti o semplicemente
per un dialogo sincero.

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