“L’idea è di lavorare su un raggio di sole che entra in un luogo. Forse ci sarà un corpo che verrà colpito da questo raggio.
Mi sembra di intravedere una forma che gli possa appartenere / non so perché mi sono fissato con questa cosa, per vederlo muoversi bisogna aspettare minimo dieci minuti, a volte di più, senza distogliere lo sguardo / effettivamente non accade nulla e accade tutto! / dovrò dedicare molto tempo all’atto del guardare, ma guardare cosa? / uno spazio chiuso ad un fuori, e quindi aperto / l’estetica non mi interessa, la bellezza si, e la bellezza ti travolge senza darti modo di sceglierla / mentre lavoro non mangio niente e a fine serata ho sempre una fame smisurata / la luce non ha nulla da spartire con gli spettatori, forse sono loro che dovranno spartire qualcosa con lei / è un problema / non mi sento autore di tabula, non l’ho fatta io, c’era già, c’è sempre stata / l’unica cosa che fa sempre è spostarsi / perché la luce potrebbe avere delle variazioni / le nuvole potrebbero non esserci / che si possa ripresentare, posso fidarmi della sua presenza / non posso fare altrimenti / cerco con l’anta della porta di lavorare sui punti luminosi / è molto divertente, soprattutto quando muove la coda / devo rifare.”
(Antonio Rinaldi)
Altre residenze:
Cesena, Teatro Comandini - Socìetas Raffaello Sanzio
Ravenna, Arteficerie Almagià - Associazione Cantieri
Forlimpopoli, Ramo Rosso - Masque Teatro
Antonio Rinaldi ricerca sensibilmente una possibile forma di rappresentazione.
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