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dal 17 al 25 novembre
Virus
residenza creativa per la produzione del nuovo spettacolo della compagnia Capo Trave - Kilowatt Festival

Formalmente noi siamo una compagnia che risiede in Toscana, a Pieve Santo Stefano (Ar). Fino al mese di agosto 2009 avevamo in gestione un piccolo teatro dove lavoravano i due tecnici e l’organizzatrice che promuovono il nostro lavoro e dove siamo riusciti a creare nel teatro una foresteria di tre posti letto. Peccato che ora ci mandino via, mentre teatro e foresteria verranno chiusi.
Questo lavoro è nato a Roma, tra marzo e aprile del 2009, con due periodi di prova, uno al Rialto e uno all’ex ospedale psichiatrico di Santa Maria della Pietà. Queste prove sono servite soprattutto a verificare alcune ipotesi drammaturgiche, a trovare delle relazioni, a costruire l’atmosfera dell’opera.  Dal 25 giugno al 15 luglio siamo stati in residenza a Pieve Santo Stefano. Poi, il lavoro crescerà attraverso la residenza di Mondaino, dal 17 al 25 novembre 2009.  Abbiamo deciso che questo lavoro deve nascere senza fretta. Crediamo di essere vicini a poter dire qualcosa che sia intimamente nostro ma che possa anche comunicare col tempo in cui viviamo.
Noi costruiamo il nostro percorso di lavoro attraverso drammaturgie originali, spesso non verbali. Le fonti d’ispirazione sono il mondo, la realtà, la politica, i meccanismi di produzione e di consumo. Il nostro lavoro si confronta con tutto questo materiale, provando a spingere le possibilità del teatro d’immagine lontano dal solo obiettivo della bellezza, per giungere a ciò che è urgente, a ciò che rende problematico il mondo contemporaneo, a quello che parla di noi, oggi. (Capo Trave)


mercoledì 25 novembre, ore 21.15
prova aperta - ingresso libero
CapoTrave - Kilowatt Festival

Virus
Ideazione, drammaturgia e scena Lucia Franchi e Luca Ricci
collaborazione alla drammaturgia e azione Simone Faloppa e Pietro Naglieri
realizzazione scena Stefan Schweitzer
ambiente sonoro Fabrizio Spera
organizzazione Laura Caruso
regia Luca Ricci
spettacolo realizzato con il sostegno di: Rialto Santambrogio di Roma; Teatro Comunale “G. Papini” di Pieve Santo Stefano (Ar)
L’arboreto - Teatro Dimora di Mondaino (Rn)

Questo è uno spettacolo sulla responsabilità.
Mi fa rabbia il mio Paese, l’Italia, perché nessuno ha mai colpa di niente e tutti sono pronti a scaricare sugli altri il peso di ogni mancanza. È un Paese innamorato della propria incoscienza. Per come la vedo io, si tratta di una sorta di malattia. Non sono un moralista. E so che questi discorsi non vanno di moda. Troppo impegno, troppa noia. Ma non mi importa. Se anche il teatro cerca la sua bellezza solo nella superficie, non mi interessa più. Bisogna scegliere da quale parte stare.
Lo spettacolo è la storia di due uomini che non si tirano indietro nel mezzo di un grande problema, un disastro che riguarda tutti, e di cui loro, sebbene con modi diversi, provano a farsi carico.
Ci ho lavorato con lo stesso furore con cui guardo il mio Paese, e potrei dire tutto l’Occidente. Quando un anno fa si è cominciato a parlare della “crisi” io ero contento. Speravo che si toccasse un fondo, che qualcosa potesse cambiare.
Sbagliavo. La malattia è ancora qui.
Questo è uno spettacolo arrabbiato, politico. (Luca Ricci)

Lo spettacolo
Due case, due spazi sventrati, rotti, rugginosi.
Dentro ciascuna un personaggio, illuminato da piccole luci, direttamente orientate dagli stessi attori.
L’epidemia si fa strada dentro una città ignara.
Il racconto segue l’evolversi di questa minaccia. Una grande lavagna di ardesia viene continuamente aggiornata con le cifre dell’epidemia.
È un’altalena emotiva, tra la speranza di fermare il contagio e gli insuccessi di ogni strategia.

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