Il progetto "SCHWAB"
Questo nostro progetto Schwab ha una genesi e un ambizione anfibia per non dire bastarda. Nasce all'incrocio del reale e della finzione, della drammaturgia e della danza, dell'anomalo artistoide che incrocia altre anomalie, quelle dell'handicap fisico e mentale. Progetto bastardo, la sua forza è nella capacità di accoglienza e di riassunto di tutta una serie di problematiche proprie a chi oggi decide, ancora e nonostante tutto, di scrivere e fare teatro per uno spettatore contemporaneo in via di estinzione. E' un progetto pieno di insenature e di sprofondi, nel tempo storico che è il nostro ma al tempo stesso quello della tragedia, nella lingua che deve capire come rendersi capace di trasmettere non solo una storia ma un pensiero, nelle biografie del singolo che risuonano malgrado loro di echi comuni all'umano tutto, dove Schwab diventa praticamente il trampolino per parlare dell'altro parlando di sé. Drammaturgo definitivo e suicidario di belle e inutili speranze Schwab rappresenta la fine di un'epoca del pensiero europeo e in particolare tedesco, dove gli autori maggiori del novecento, caratterizzati da un gusto marcato per la distruzione e la catastrofe (Beckett, Bernard) annunciatori profetici della crisi, costruivano mondi personalissimi sebbene di denominatore comune in cui abitanti di un universo in fin di vita, speculavano su varie e diverse mentre lentamente il mondo moriva.
Oggi la crisi è arrivata, il Novecento è finito, l'universo non è morto, siamo ancora qui e siamo artisti. Che fare? Raccontare, inventarsi, un possibile futuro proseguo del mondo, uno tra i tanti possibili, il nostro, farlo trasudare, intravedere, sospettare attraverso questo progetto che trascende lo spettacolo in sè.Racconteremo la vita e la morte di Schwab, la sua personale tragedia, non la sua opera. La incroceremo con la vita di tutti i partecipanti al progetto, ma soprattutto con quella di Maurizio Lupinelli , coetaneo e fratello spirituale se non biologico di Schwab.
Dall'incrocio biografico si evincono incredibili coincidenze e rimandi che tessono un universo di finzione nutrito di reale, di fatti di cronaca, di macellai impazziti e non, di campagne isolate ed endogamiche, di citazioni, di opere pubblicate e di quelle mai scritte, apocrife ma potenziali perché Werner Schwab muore prima del tempo, a trentacinque anni, ubriacandosi, la notte di capodanno del 1995.
Questo nostro lavoro si nutre e si costruisce intorno artisticità diverse e complementari: un regista-attore, Maurizio Lupinelli, una drammaturga-regista, Lucia Calamaro, un danzatore-autore Yuha Marsalo, un giovane talento attoriale Elisa Pol, e il compositore Francesco Giomi, allievo di Luciano Berio, direttore di "Tempo Reale". Va sottolineata anche la partecipazioni al progetto di tre ragazze down e di un attore disadattato storico
Inoltre un osservatore avvertito, il critico e scrittore Andrea Porcheddu , seguirà le varie tappe del lavoro di ricerca, che si svolgerà su sei mesi, per produrre un diario di bordo sentimentale e impressionistico su questo viaggio creativo, con -per- attraverso Schwab. Lucia Calamaro
SCHWAB
Mi sto interrogando da anni sul senso e il perché del lavoro con persone particolari in teatro. Senza cadere nella cerchia del teatro del disagio come in Italia viene citata, ci sono molti esempi oggi di spettacoli , dove vedi queste presenze buttate li in scena senza un vero motivo, dove in molti casi la diversità serve a uno scopo : la messa in scena, appunto il teatro.
Mi piace citare il titolo di in saggio di Antonio Attisani " Il teatro come differenza " e da qui che è nato in me il germe di un teatro che sappia non dare risposte, ma cercare delle risposte. Io sono anni che sono alla ricerca di risposte, e la scena nel mio caso ancora una volta mi mette dei paletti nel cervello.......
Da anni , vengo attratto dal limite della vita, vuoi per la mia biografia...... ma questo alla gente non deve interessare, io dico sempre........ la gente deve sentire il rumore che fa.......
Cosa vuol dire diverso? " diverso " è appunto la differenza, qualche cosa che non si conosce o che non si vuol conoscere, io stesso non mi conosco e a volte mi sorprendo, e questo è il mio punto di partenza, il teatro necessario, per farla finita con le poetiche democratiche o del singolo artista di turno visionario come si usa dire qui da noi in Italia.
Da alcuni anni il mio lavoro si dedica a questa ricerca ossessiva del corpo , della scena , non come mero spettacolo d'impatto o esposizione, ma ad una " scoperta urgenza " di senso, del suo farsi luogo appunto il teatro, dove l'intreccio tra corpo e scena sia una motivata non da lo spettacolo ma dalla verità del percorso per arrivare alla creazione " il suo farsi luogo "
Questo percorso su Schwab, che abbiamo appena intrapreso, è un viaggio che va oltre, che ci porta ad indagare, ascoltare , sentire, i nostri corpi così diversi , ma tutti in ascolto dell'uno e dell'altro e questo penso che sia una grande utopia, un peso che io e i miei compagni ci piace ad avere sulle spalle.
Per concludere, vedere questo gruppo così eterogeneo, così al limite, pronti a sprofondare nelle prove con il sorriso tra le labbra, e cercare di dare ancora un'altra volta una risposta che solo il teatro ti può dare o non dare, senza distinzioni , senza limiti ....... Sorprendendoci , senza avere la responsabilità e la pesantezza di colpire nessuno, e soprattutto di dover rappresentare una ennesima messa in scena cosa che al giorno d'oggi il teatro è pieno. Maurizio Lupinelli
Il lavoro a L'arboreto
In questa residenza in terra romagnola, cercheremo di dare forma ad alcune suggestioni avute a Castiglioncello. Siamo in un momento molto delicato; nella residenza precedente a Castiglioncello la compagnia, per la prima volta assieme, ha cercato di individuare le linee guida del lavoro. La traccia principale è la vita di Werner Schwab e di rimando i suoi testi, cerchiamo dei punti di contatto con le nostre biografie. Quello che voglio è dare forma alle ossessioni dei miei compagni di viaggio, come se fossero degli archetipi dei personaggi dei testi di Schwab, come lui stesso ha fatto, partendo dalla propria biografia, dalla sua indicibilità, bastonando la vita, la politica, la chiesa, il sesso in un valzer grottesco. Siamo un gruppo abbastanza anomalo, un danzatore finlandese, una giovane attrice, tre ragazzette diversamente abili, un uomo disadattato di oltre 120 kg, una drammaturga romana e naturalmente io. Come dicevo prima siamo in un momento difficile del percorso di lavoro: alle difficoltà del gruppo, con tutte le sue problematiche particolari, si aggiunge l' esigenza di confrontare l'alterità fisica o presunta con la cosiddetta normalità, in un progetto finalizzato ad una creazione originale. Questa è sempre una materia incandescente e poco traducibile per la scena, ma è anche la nostra scommessa e ,nonostante la mia esperienza di anni con queste persone, le difficoltà in questo momento ci stanno letteralmente annebbiando. Spero che a Mondaino si possa trovare la traccia definitiva del lavoro. E di fatto , per me, con questa residenza romagnola inizia a tutti gli effetti il percorso dentro Schwab. Maurizio Lupinelli |