"Il sogno è nero come la morte"
Theodor W. Adorno
"Negli ultimi tempi, sono andato a letto presto"
Marcel Proust / David Aaronson, detto Noodles
Questi sono giorni di creazione nuova.
Finiamo di lavorare su Lev , il nostro ultimo spettacolo e ci rendiamo conto solo ora di quanto questo lavoro ci ha insegnato e ci ha chiesto, di quale universo sconfinato ci ha fatto intravedere le distanze.
Iniziamo a lavorare su Madeleine e ci rendiamo conto di essere solo all'inizio: appena usciti dalle caverne, ancora troppo lontani dalle stelle, torniamo giusto a sporcarci le mani con i materiali e sappiamo che un anno di lavoro sarà di nuovo necessario: per capire solamente alla fine cosa avremo imparato.
Entrambi ideali continuazioni di (a + b) 3 , con il quale costituiscono quella che si potrebbe chiamare una trilogia "della separazione", Lev e Madeleine sono collegati da un filo rosso sottile: quello del rapporto con il tempo e con la visione come elementi costitutivi delle nostre identità. Ma una distanza incolmabile allo stesso tempo li separa: in Lev l'oggetto della ricerca appartiene al passato, mentre in Madeleine è qualcosa che deve ancora arrivare; quanto Lev è maschile, tanto Madeleine è femminile; quanto in Lev si cerca di ricordare, tanto in Madeleine si cerca di dimenticare; quanto Lev è terribile realtà, tanto Madeleine è un demone fantastico che non ha paura di essere felice; quanto Lev attraversa trent'anni, tanto Madeleine potrebbe durare una notte soltanto.
Madeleine è la storia di un'attesa, di un lento avvistamento: un avvicinamento, un countdown inarrestabile.
Tutto all'inizio appare sereno, sicuro, protetto; una donna, sola, abita un luogo tranquillo, definito: uno spazio in bilico tra l'astratto e il reale, fatto di pannelli che scorrono lungo tracciati verticali e orizzontali, soglie che tagliano la scena in sezioni e prospettive. Un universo di grigio in movimento; pareti di una casa esplosa, facce di un cubo aperto, ognuna di un materiale diverso, che permette ognuno un particolare lavoro sulla visione.
All'interno di questo spazio la donna aspetta, e, nel frattempo, sogna. Sogna di un ritorno, di cui non sa se, come e quando accadrà. Ma sa che arriverà, che sarà imprevedibile, devastante, distruttivo.
Lentamente, in maniera inesorabile, uno strano incanto viene a posarsi sulle cose, come una vertigine che muove quello che non dovrebbe essere spostato: piccoli segnali, contraddittori, si affacciano tra le pieghe della realtà: un vento leggero, il passaggio improvviso di un'ombra, una luce che si sposta all'improvviso.
Un'atmosfera di strana elettricità finisce per riempire la scena. La donna si rende conto che non resterà sola a lungo. Cerca di difendersi, di mantenere il controllo su quello che la circonda, inutilmente. La persona che voleva dimenticare bussa alla porta con insistenza. La corrente sbatte di colpo la finestra con uno schianto. La stanza esplode in scoperta radura.
Il tornado arriva. Cresce a dismisura, riempie lo spazio intero.
Il sogno e la paura sono gli elementi costitutivi del mondo di Madeleine .
Insieme a due performer, un uomo e una donna, un attore che parla con il corpo e una ballerina che si muove con la mente. Insieme a una scenografia fatta di soglie, di proiezioni, di inganni, di trasparenze, di riflessi. Insieme alla nebbia, al fumo e al vento. Tanto vento.
Perché ci sentiamo assediati. Perché sentiamo che qualcosa di terribile sta per accadere, e non sappiamo come reagire, e ci rintaniamo nelle nostre case di carta, sperando che reggeranno all'impatto. Perché nelle nostre vite abbiamo deciso di non ascoltare più le forze irrazionali che tuttavia continuano, per fortuna, a manifestarsi, di notte, tra le pieghe delle coperte, nel sogno.
Abbiamo paura della perdita, dell'abbandono, temiamo l'esuberanza vera, le passioni eccezionali e oscure; siamo sconvolti dall' abbraccio completo di un movimento che non sia diretto, ma spiraliforme, concentrico, femminile.
Ma il Tornado non aspetta più: improvviso arriva, stravolge, trascina. Sembra separi, ma in realtà unisce. Sembra distrugga, ma in realtà spoglia del superfluo, scopre, manifesta, e con il suo passaggio lascia, sparsi, frammenti di verità pura.
Madeleine è uno spettacolo prodotto dalla fondazione Romaeuropa che debutterà i primi giorni di ottobre 2009 all'interno del RomaEuropa Festival.
Lo spettacolo si avvale inoltre di una co-produzione da parte dell' Operafestival di Bassano del Grappa; abbiamo intenzione di avviare trattative per eventuali partecipazioni con altre realtà produttiva come il festival Inteatro di Polverigi, l'AMAT, (entrambi già coproduttori di Lev ), il Festival delle Colline Torinesi. La realizzazione dello spettacolo prevede un anno di lavoro, con periodi di prova, in particolare, nei mesi di dicembre, gennaio, febbraio, aprile, agosto, settembre. Le prove verranno svolte all'interno degli spazi del Kollatino Underground a Roma e in occasione di una serie di residenze artistiche in Italia. Confermata la residenza all'Arboreto di Mondaino e a Bassano del Grappa, vogliamo chiedere ospitalità a diversi centri, tra i quali il Festival Drodesera e il Festival di Polverigi.
Muta Imago nasce a Roma nel 2004 dall'incontro tra Riccardo Fazi, drammaturgo, Claudia Sorace, regista, Massimo Troncanetti, scenografo. Dal 2006 collabora stabilmente con l'attore Glen Blackhall.
Partendo dalla provocazione della materia il gruppo riflette sulla possibilità di approfondire e dilatare i varchi spaziali e di senso rintracciabili nella realtà. Per far affiorare storie e momenti che permettano di ricostruire un' unitarietà perduta, quella che si può trovare ancora nell'essere umano.
Comeacqua (2007), (a + b) 3 (2007), Lev (2008) sono gli ultimi spettacoli prodotti, con i quali il gruppo è stato ospite dei più importanti festival italiani, tra i quali Romaeuropa Festival, Santarcangelo International Festival of the Arts, Inteatro Festival, Operaestate Festival, Biennale dei giovani artisti d'Europa e del Mediterraneo.