| Il
lavoro si propone di considerare, attraverso un assolo danzato,
la presenza nello spazio secondo due parametri che sono alla base
dello yoga: l’idea di paradosso e l’idea di ritmo. L’essenza
di questo lavoro è il “non fare”: un tempo e
un luogo che si strutturano lentamente da soli; un corpo che conduce
qualcosa che viene, senza agire. Si assiste a un’intimità
che diventa forma, a un corpo che diviene residuo, pietra, privo
di vita e perciò perfetto, affinché per lo spettatore
sia possibile l’entrata in un altro mondo attraverso la visione,
e l’accoglimento di forme che hanno in sé un bagliore
di nostalgia per il calore che hanno contenuto.
Francesca Proia ha studiato danza classica e contemporanea,
danza butoh e hatha yoga; ha lavorato con Monica Francia, Masaki
Iwana e le compagnie Habillé d’eau, Socìetas
Raffaello Sanzio. Dal 1998 fa parte del gruppo TCP -Tanti Cosi Progetti.
Tra i suoi lavori come coreografa e danzatrice: Buio luce buio
(2004), Qualcosa da Sala (2005), Il non fare. Primo
studio (2006).
Danilo Conti ha fondato nel 1993, assieme ad Antonella
Piroli, la compagnia TCP - Tanti Cosi Progetti con cui ha prodotto
Un miracolo superfluo (1994), La punta dei capelli
(1996), Le ceneri di Lola Montes (2000), Le ore
(2003), Il movimento apparente (2003). Ha lavorato inoltre
per il cinema, la danza e collabora alle performance di Antonella
Piroli e di Francesca Proia. |