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dal 17 al 27 agosto
Scarto
residenza creativa di Rem & Cap per le prove del nuovo spettacolo di Riccardo Caporossi
tratto da Canto alla durata di Peter Handke
produzione Club Teatro - Rem & Cap Proposte
in collaborazione con L’arboreto di Mondaino

“Peter Handke dedica un canto a un sentimento impalpabile, sfuggente, quale è la durata. Le sue parole, il suo sguardo sulle cose e la posizione di ascolto trasmettono con la lingua della poesia l’esperienza quotidiana, la sensazione del vivere. Una confessione che pone interrogativi, di fronte al trascorre del tempo e al fluire della vita, sulla natura e l’esistenza umana. Lo spettacolo sviluppa un’azione drammaturgica che vuole mettere in risalto la durata, la sensazione del vivere legata all’amore per la natura, al sentimento del bello, agli affetti profondi, alle abitudini più care con le quali comprendere il senso religioso della vita, recuperando l’essere umano, il suo pensiero, la consapevolezza di vivere, dalla distrazione con cui li gettiamo quotidianamente tra i rifiuti.” Riccardo Caporossi

Riccardo Caporossi, autore, attore e regista nel 1970, assieme a Claudio Remondi, rappresenta una figura di spicco nella storia del teatro contemporaneo. Rem & Cap, specializzati nella ricerca di nuovi linguaggi teatrali, nel lungo percorso insieme hanno dato vita a spettacoli storici come Sacco (1973), Richiamo (1975), Antigone (1981), Teatro (1982), Bosco (1983), Spéra (1985), Rem & Cap (1988), Quelli che restano (1989), Coro (1990), Leggenda (1991), Mondo nuovo (1994), lavori di cui Caporossi ha sempre curato le scenografie creando una serie di disegni, grafici, story board, parte costitutiva fondamentale della scrittura per immagini del suo teatro che negli ultimi dieci anni coincide con l’allestimento di numerosi laboratori da cui sono nati diversi e importanti spettacoli.

domenica 27 agosto, ore 21.15
Teatro Dimora, Mondaino
Club Teatro – Rem & Cap proposte
Scarto
di Riccardo Caporossi
tratto da Canto alla durata di Peter Handke (traduzione di Hans Kitzmüller)
con Vicenzo Preziosa
Claudio Remondi, Davide Savignano, Pasquale Scalzi
Riccardo Caporossi

musiche Sergio Quarta e Francesco Marini
eseguita dal quartetto di sax “4 Venti
luci Daniele Santi
direttore di scena Ettore Melani
organizzazione Gloria Caporossi
ufficio stampa Alberta Spezzaferro

prodotto in collaborazione con L’arboreto di Mondaino, I.M.A.I.E. Vigiliae
anteprima nazionale

L’idea dello spettacolo muove da questa semplice considerazione: ogni giorno, ciascuno di noi, con il sacchetto della spazzatura, getta anche qualcosa di sé, non come individuo ma come essere appartenente all’umanità. Getta gli scarti di belletti ma perde la bellezza. Getta scorie, avanzi, rifiuti d’avidità e soddisfazioni materiali ma perde la misura e non conquista nulla. Così al centro della scena c’è un cassonetto, la pattumiera metropolitana, il luogo dell’abbandono, del rituale giornaliero; atto meccanico senza riguardo. Due i personaggi: una figura e un corpo. La figura è senza volto, coperto da un cappello a larghe falde e veste un lungo soprabito. Potrebbe rappresentare ed essere ognuno di noi, anonimo. L’altro personaggio è un corpo, o meglio il corpo che pulsa e vive. Sommerso dai rifiuti, si ribella. Non si arrende alla condizione di semplice produttore e consumatore del mondo come vuole la modernizzazione, non vuole distrarsi con quello che offre il mondo dei consumi ma vuole tentare di invertire il giro della ruota e far nascere altri linguaggi, altre parole, altri sentimenti, altre idee, altre aspirazioni che non siano quelli della visione mercantile del mondo. Così sospeso tra il rifiuto della decadenza dei valori e i rifiuti dell’eccedenza della società, questo personaggio rovescia la sua sensazione del vivere e la rende sfuggente. Ironizza con l’uomo, con il mondo, con l’universo ma ancora di più riflette. Cerca di riconquistare i brandelli gettati giorno dopo giorno, chiamandosi fuori dalla maniera tradizionale del vivere, immerso tra le scorie consuma l’epoca e parla della durata come un sentimento inafferrabile, non prevedibile, non misurabile: è il Canto alla durata di Peter Handke. Le sue parole, il suo sguardo sulle cose e la sua posizione d’ascolto trasmettono con la lingua della poesia l’esperienza quotidiana, la sensazione del vivere. Una confessione che pone interrogativi di fronte al trascorrere del tempo e al fluire della vita, sulla natura e l’esistenza umana. Recuperare la consapevolezza di vivere, dalla distrazione, la stessa con cui gettiamo quotidianamente i rifiuti.

Claudio Remondi e Riccardo Caporossi sono candidati con lo spettacolo Altri Giorni Felici ai Premi Olimpici 2006 nella categoria “Spettacolo d’innovazione”


 

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