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2010
Simona Bertozzi, Giulia Bonaldi, Luciano Bosi, Carlo Cerri, Roberto De Lellis
L'arco senza corda
ovvero il suono e la danza invisibili >>>
Questo è il primo appuntamento al Teatro Dimora per questo nuovo anno, stiamo lavorando all'intero programma prove aperte e incontri con il pubblico delle compagnie in residenza per il 2010, tornate a visitare questa pagina.
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24 gennaio - ore 17.00
prova aperta - ingresso libero
L'arco senza corda
ovvero il suono e la danza invisibili
un progetto di
Simona Bertozzi, Giulia Bonaldi, Luciano Bosi, Carlo Cerri e Roberto De Lellis
in collaborazione con Emilia Romagna Teatro Fondazione,
L’arboreto - Teatro Dimora di Mondaino, Fondazione Nazionale della Danza di Reggio Emilia
coreografia e danza Simona Bertozzi
composizione musicale e percussioni Luciano Bosi
scene e costumi Giulia Bonaldi
luci Carlo Cerri
suono Roberto Passuti
produzione & management Roberto De Lellis
In scena Luciano Bosi e i suoi oggetti musicali, che diventano anche presenza scenografica, grazie alle luci di Carlo Cerri, probabilmente il più illustre light designer della danza italiana. Al centro, la danza di Simona Bertozzi e il disegno del suono di Roberto Passuti. Inoltre Giulia Bonaldi, costumista e scenografa, sarà responsabile della concezione dello spazio e degli abiti di scena. Roberto De Lellis, è il delegato di produzione.
La durata dello spettacolo sarà di circa 50 minuti.
Lo spettacolo, nato inizialmente da una reciproca stima e curiosità, sta evolvendo mese dopo mese. All'inizio si è trattato di un paziente lavoro di ricerca sul suono, sui ritmi e sul movimento corporeo. Lo spazio scenico ha vissuto dunque della presenza di alcuni strumenti musicali e di due corpi: quello del musicista e della danzatrice. Gli strumenti, sono stati selezionati sia per il loro rimando culturale, sia per l'essere rappresentativi di una forma pura, originaria del suono che producono. Con essi chi danza scambia azioni e informazioni gestuali muovendosi su un binario parallelo. Il suono coesiste alla danza: non deve né accompagnarla né descriverla, se non in brevi frammenti. La danza segue una narrazione che del suono tenta di conservare il pulviscolo più atavico. I due corpi riempiono lo spazio di affezioni profonde e segni d'interazione, in cui sono evidenti azioni semplici e reiterate e modalità dinamiche complesse e astratte.
Nel successivo sviluppo, maturato attraverso una prima fase di lavoro a Bologna, la ricerca di questi elementi originari e naturali si è associata alla lettura del celebre "Al di là del principio del piacere" di Sigmund Freud. Il testo di Freud ha guidato la drammaturgia dello spettacolo: in particolare sono state fondamentali le sue pagine sulle pulsioni, che "tendono a ripristinare uno stato anteriore". Secondo quanto afferma Freud, " l'essere vivente elementare non avrebbe, sin dai suoi esordi, nessuna voglia di modificarsi...ogni modificazione è dunque imposta sull'andamento della vita dell'organismo da fattori esterni ...Se la meta della vita fosse uno stato mai raggiunto prima, essa sarebbe in contrasto con il carattere conservatore delle pulsioni; viceversa questa meta deve essere uno stato antico, uno stato di partenza da cui l'essere vivente si è a un certo momento allontanato e verso il quale lotta per ritornare, attraverso i sentieri contorti della sua evoluzione...". Dunque, secondo Freud, "LA META DI OGNI VITA E' LA MORTE". Questa verità "scientifica" del padre della psicanalisi, è la sostanza dello spettacolo: le pulsioni "percussive" sono le più antiche e primigenie che l'uomo conosca, la danza, il ritmo, il movimento sono qui intesi nel loro senso più originario ed elementare. L'evoluzione del suono e del movimento in realtà sono i "sentieri contorti" che ci allontanano dalla meta finale. Il recupero di questo senso dell'origine e il ritorno allo stato di quiete sono alla base della ricerca che anima lo spettacolo.
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