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collana
incontri da favola
dedicata ai bambini e agli
adulti, insieme
Teatro delle Briciole - Teatro Stabile di Innovazione
Limpo
l'arboreto Edizioni
Mondaino, novembre 2006

a cura di Letizia
Quintavalla
illustrazioni
di Abel Herrero
foto di Pietro Bertora,
Michele Lamanna
traduzione
di Christiane Suter
direzione l'arboreto Edizioni: Fabio Biondi
coordinamento: Simonetta
Piscaglia
con la collaborazione di Paolo Brancalion,
Elisa Gardini, Manuela
Marcatelli
cura
redazionale: Sabrina Raggini
ideazione e realizzazione grafica: Lucrezia
Gismondi
Per l’arboreto
Edizioni un incontro importante, inaspettato e prezioso, con Il pinguino
senza frac:
il racconto di Silvio D’Arzo e lo spettacolo del Teatro delle Briciole.
Dalla pagina alla scena, andata e ritorno, Limpo è un
nuovo libro che parla di una favola per il teatro e di un teatro per la
favola; un intreccio di scritture dal sapore antico e contemporaneo che
s’incontrano e si disciolgono nel limbo della drammaturgia,
della poesia e del teatro d’autore.
Per l’arboreto, un altro pensiero d’amore per Simona.
LIMPO: Papà e mamma carissimi, scusatemi tanto,
ma questa mattina vi siete dimenticati una cosa… (Papà
e mamma fanno finta di niente).
Vi siete scordati… di mettermi il frac. A scuola tutti ce l’hanno.
Mi guardavano in un certo modo, mamma! Qualcuno mi indicava col dito
a me! E un altro mi è venuto a fiutare! Mi fiutavano papà.
Il maestro, poi, non mi ha nemmeno permesso di entrare in classe.
E mi ha detto: “Bella educazione va là! Entrare in classe
colla sola camicia!”. Io gli ho risposto subito, sempre con
le dovute maniere però: “Abbiate la compiacenza, maestro,
ma l’educazione qui non c’entra un bel niente. È
una distrazione e nient’altro.Adesso io, gli ho detto, corro
subito a casa a mettermi il frac, come è
giusto”. (Rivolto ai genitori) Giusto no?
E adesso, babbo e mamma cariss…
PADRE e MADRE: …ssimi. Sì?
LIMPO: Il mio frac?
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Abel Herrero,
Nuvola, 2005,
tempera su carta Pescia, 23 x 31 cm. |
Dal libro al teatro e di nuovo al libro
"Quando sono le idee a venirti incontro, quando sono loro a cercarti,
è una festa.
Da un po’ di tempo convivevo con frotte di animali al galoppo: felini
dagli indugi signorili e filosofici, timidezze e scatti su quattro zampe
che mi giravano in testa senza tregua. Cosa volevano da me? Il loro posto
in una scena, pensai io, scoprendo in quel momento cosa volevo io da loro.
Farli protagonisti del mio prossimo spettacolo per bambini.
E così partii da lontano: mitologia, Ovidio, Esopo, La Fontaine
e via via più vicino a noi. Un giorno, per caso, parlando di questo
cercare, un amico mi racconta Il pinguino senza frac. Ero arrivata al
capolinea perché lì si calmò la ricerca. Nel racconto
di Silvio D’Arzo vi trovai la vena melodrammatica molto teatrale
della terra d’Emilia. La passione, il candore, i laghi del cuore,
la povertà, l’intelligenza, la crudeltà delle grandi
favole e dei romanzi di formazione che raccontano senza ´rivelare`,
balbettando a volte. Un pinguino eroe ´solo più solo che
solo`, il sangue del grande orso, trichechi sapientoni e ladri pennuti,
tutti diversi ma uguali.
Leggere Il pinguino senza frac di Silvio D’Arzo è stato scoprire
un romanzo camuffato da favola. Scriverne l’adattamento per il teatro
è stata una lotta per non rinunciare alla quantità e bellezza
dei temi presenti nell’opera…”
“Questo spettacolo è la storia di un pinguino, ma anche la
testimonianza di un lavoro di gruppo oggi raro e prezioso. Per tutto ciò
ora lo spettacolo “figlia” un erede-libro, dedicato a chi
ama questo autore, agli adulti che leggono le storie ai bambini e a chi
cerca nel teatro benessere e malessere, perché l’arte è
indispensabile al vivere.”
Letizia
Quintavalla
La storia
Piccolo, bianco, povero e senza frac: è Limpo, un pinguino che,
triste e sconsolato, si allontana da mamma e papà pinguino avventurandosi
nell’immenso e sconosciuto nord alla ricerca della risposta a un’unica
domanda: perché è senza frac?
Sopravvissuto a paurose burrasche, a lunghi periodi di digiuno, incontrando
foche, trichechi, gabbiani e renne, a poco a poco impara che, di fronte
alla sofferenza e alla violenza, tutti i cuccioli di animali, compresi
i piccoli degli uomini, piangono allo stesso modo.
Sconcertato e infelice al contempo, quasi folle nella sua solitudine e
diversità, ormai stanco di rivolgere insistenti “perché?”
lasciati senza risposta, fa ritorno a casa.
La tristezza si trasforma in sorpresa quando il piccolo si accorge di
indossare il più elegante frac che un pinguino abbia mai visto,
segno del raggiungimento di una conoscenza fatta di esperienza e di coraggio;
Limpo senza frac diventa “Limpopo”, diplomato in “tutto
e altre cose”.
Un’avventura indimenticabile e commovente per adulti e bambini,
una grande lezione di vita di un autore attento a sondare le più
sottili sfumature della diversità, a mostrare la ricchezza del
sentirsi diversi.
Il libro
Il Teatro delle Briciole incontra Silvio D’Arzo (1920-1952) –
“genio adolescente” della letteratura italiana, amato da Montale,
Bertolucci, Bilenchi e, più recentemente, da Pasolini e Tondelli
– che nel 1948 scrive Il pinguino senza frac, la storia di Limpo
che, nato senza la pelliccia nera sul dorso, attraversa le derive dell’isolamento,
della separazione dai genitori, dei dolori del mondo, “per approdare
alla soluzione di solidarietà con gli uomini riscoperti come simili
perché tutti esclusi e tutti sofferenti e tutti senza una precisa
identità” (A. L. Lenzi).
Limpo prende forma in Emilia – tra Parma, cuore pulsante
del Teatro delle Briciole, e Reggio Emilia, città-nido di Silvio
D’Arzo –, respira le polveri dell’attesa e del sogno
di questa terra e si traduce nella testimonianza di un lavoro collettivo
e nella parola palpitante del teatro.
Le illustrazioni di Abel Herrero ne sono il contrappunto visionario e
l’accogliente sosta in un mondo remoto.
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