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collana
incontri da favola
dedicata ai bambini e agli
adulti, insieme
Emma
Dante
La favola del pesce cambiato
l'arboreto
Edizioni
Mondaino, giugno 2007

disegni di Gianluigi
Toccafondo
postfazione di Silvia Bottiroli
direzione: Fabio Biondi
coordinamento: Simonetta Piscaglia
cura redazionale: Sabrina Raggini
progetto grafico: Damir Jellici
realizzazione grafica del logo e della collana: Lucrezia
Gismondi
Ci sono
incontri con alcune persone che scuotono più di altri nel profondo
della coscienza e della memoria; incontri con autori e opere che portano
con sé il potere della bellezza, l’energia vitale che genera
emozioni intense, incisive e leggere.
Creatori di tagli profondi e visioni fulminanti che interagiscono con
i pensieri straordinari e i lunghi respiri della vita: per contrasto o
per comunanza di idee e sensibilità.
Segni e percorsi artistici che vivono nel tempo, che ognuno di noi cerca
di raccogliere, interpretare e gettare oltre gli ostacoli, raccordandosi
con gli sguardi d’altri autori, altri scavi, nel terreno della dolorosa
contemporaneità.
Per L’arboreto di Mondaino i brevi e intensi incontri con Emma Dante
hanno originato incanto e stordimento, come il dono di affidare a noi
la pubblicazione di questa sua prima favola scritta per i bambini e rivolta
inevitabilmente agli adulti che sognano di nuotare nelle acque agitate
dell’oceano.
Alle parole di Emma Dante abbiamo fortemente voluto congiungere i disegni
di Gianluigi Toccafondo, pensieri profondi e sbilenchi come le anime dei
suoi eroi trasfigurati dai sentimenti della materia.
Fabio
Biondi

Farsi altro da sé
di Silvia Bottiroli
“Il pesce cominciò
a nuotare…” Ogni favola è figura di un viaggio e di
una trasformazione, passaggio da un mondo a un altro o anche passaggio
di stato, di condizione. La favola del pesce cambiato scritta da Emma
Dante non sfugge al suo destino, e anzi vi precipita dentro con grazia
e naturalezza, raccontando quel tempo indicibile che precede l’esserci.
È storia di trasformazione, di risposta a una chiamata e di spirito
d’avventura, quella del pesce che nuota fino allo stremo delle forze
per vincere la sua gara e crolla appena conseguita la vittoria. È
storia di attesa e di più lenta trasformazione, di pazienza (che,
come insegna Marina Cvetaeva, è la sola “volontà creativa”),
quella dell’oceano che lo aspetta e lo nutre. Ed è storia
di paura e di smarrimento, ma anche di abbandono fiducioso e di timore
che sa sciogliersi in speranza, quella del pesce-bambino che, mentre cresce
a dismisura, si interroga sul senso e sul tempo del suo stare immerso
in una vasca sempre più piccola e accetta infine l’attesa
affidandosi al disegno che ancora non sa scorgere.
La favola del pesce cambiato è quindi storia d’amore
e di abbandono: amore per la vita intesa come ricerca inesausta, e consegna
al proprio destino, che si fa prima attesa e poi corsa a perdifiato quando
il tempo è compiuto e la trasformazione arriva improvvisa, un precipitare
nelle cose, nel centro immobile di se stessi: “la maturità
– scrive Rilke – non è una questione di calcolo”.
Come in tutte le favole
c’è una lezione, e come in tutte le favole essa è
diversa per ogni lettore, bambino e adulto, che sceglierà di indugiare
su di una parte o sull’altra, ma a tutti parla la lingua dell’
impossibile. Che significa esistenza di un altro piano oltre al visibile,
di una possibilità di senso che si fonda sull’ascolto profondo
di sé e che chiama a essere, ad affidarsi alla trasformazione anche
quando è informe e spaventosa, ad andare fiduciosi verso il proprio
mare.
Ciò che rende più affascinante questa favola è il
fatto che la stessa paura e lo stesso abbandono alla trasformazione appartengano
alla sua, di nascita: un testo – scritto da Emma Dante – che
ha incontrato un mondo di immagini – quello di Gianluigi Toccafondo
– e al suo interno, letteralmente riscritto in una nuova grafia,
impastato di colore e immerso in un processo artigianale, ha vissuto un
denso passaggio di stato.( 1 )
Le pagine disegnate da Toccafondo assorbono e amalgamano materiali eterogenei
(parola, fotografia, disegno) in un gesto plastico, che li trasforma in
un mondo pastoso e saturo di colore, in cui le figure sembrano diluirsi
o fondersi nella materia.
È attraverso questa esigenza di metamorfosi in cui ogni cosa sembra
aspirare a farsi altro da sé che si compie la poesia(nel senso
di poiesis, azione) della Favola del pesce cambiato: una vertigine che,
come causata da un improvviso svuotamento, consente allo sguardo di aprirsi
a visioni potenti che permettono di vedere un po’ più a fondo
persino la realtà.
Non sono separabili, la parola di Emma Dante e il disegno di Gianluigi
Toccafondo, come non lo sono il pesce e la vasca della favola; solo insieme
daranno vita ad altro da sé, se fatti crescere nell’attesa
amorevole di chi sfoglierà le pagine di questo libro per trovarvi
qualcosa che possa appartenergli.
Nata a Palermo nel
1967, Emma Dante è drammaturga e regista della
Compagnia Sud Costa Occidentale, fondata insieme a Sabino Civilleri e
Manuela Lo Sicco – a cui si è aggiunto successivamente Gaetano
Bruno – nel 1999.
Emersa nel teatro italiano con mPalermu(2001, vincitore del Premio Scenario,
del Premio “Lo Straniero”
e quindi del Premio Ubu), ha completato una trilogia dedicata alla sua
città natale con Carnezzeria (2002, anch’esso Premio
Ubu) e Vita mia (2004). Negli stessi anni si è confrontata
anche con Medea (2004) e con la scrittura di Tommaso Landolfi
in La scimia (2004), tratto dal romanzo breve Le due zittelle.
I suoi ultimi spettacoli Mishelle di Sant’Oliva (2005),
Cani di bancata (2006) e Il festino (2007) testimoniano
un ritorno alla Sicilia come orizzonte e materia di un teatro in cui lingua,
corpo e spazio si fondono in affreschi a tinte forti che portano con sé
il sapore antico e violento di un sud fatto di famiglie e incesti, riti
e spazzatura, desiderio e impossibilità di dare vita a una comunità
profondamente umana.
Nato a San Marino
nel 1965, Gianluigi Toccafondo vive sulle colline di
Bologna. Dal 1989 realizza cortometraggi di animazione fra cui Pinocchio(1999),
Essere morti o essere vivi è la stessa cosa dedicato a
Pier Paolo Pasolini (2000), La piccola Russia (2004); pubblicità
come Woman finding love per Levis (1993), Sambuca Molinari
(1995) e United arrows (Tokio, 1998); sigle quali Tunnel
per Rai tre (1994), Carosello per Rai due (1997), La biennale
di Venezia per la 56ª Mostra d’arte cinematografica (1999);
loghi animati per Fandango (1998) e per la Cineteca di Bologna. Tra le
mostre personali: Pinocchio (Bologna,1995; Milano, 1998; Parigi,
1999), Essere morti o essere vivi è la stessa cosa (Torino,
2001), A partire dalla coda(Udine, 2002), La piccola Russia
(Tokio, 2004), Il Calabrone assassino (Roma, 2006). Le sue immagini
segnano due edizioni del festival di Santarcangelo dei Teatri (2001, 2002),
accompagnano la stagione di Emilia Romagna Teatro 2004. Dal 1999 disegna
le copertine di Fandango Libri. Di recente pubblicazione:
Jolanda, la figlia del Corsaro Nero di Emilio Salgari (Corraini,
2006), Il Calabrone assassino.
Pitture, stampato in occasione della mostra alla Galleria Il Segno
di Roma e il libro Giosué Carducci. Un poeta a Bologna(Bononia
Press, 2007).
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