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2010

 

Simona Bertozzi, Giulia Bonaldi, Luciano Bosi, Carlo Cerri, Roberto De Lellis
L'arco senza corda >>>

Ambra Senatore
Passo >>>

Massimo Zamboni
L'estinzione di un colloquio amoroso
Guerre e paci, dentro/fuori >>>

gruppo nanou
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Korekanè/Elisabetta Gambi
Primo frammento di un quotidiano disfatto >>>
progetto C R E P A

Nerval Teatro/Juha Marsalo
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Teatro Valdoca
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Compagnia Angelini - Serrani
Come senza respiro
I passeggeri
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Compagnia Urbani Guerra, NNChalance
Valentina Sordo, Marco D'Agostin
AgoràKajSkenè/AKSè - Gd'A XL 2010
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esperienza di autoformazione artistica

Roberto Galvani e gruppo “misto” formato da
musicisti professionisti, allievi, ragazzi e curiosi
SIMPLE MUSIC >>>

Muta Imago
Displace n.1
La rabbia rossa
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Korekanè/Elisabetta Gambi
INCONTROLUCE
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Secondo frammento
Progetto C R E P A

 

 

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dal 21 al 24 gennaio
L'arco senza corda
residenza creativa per la produzione del progetto di Simona Bertozzi, Giulia Bonaldi, Luciano Bosi, Carlo Cerri, Roberto De Lellis
in collaborazione con Emilia Romagna Teatro Fondazione, Teatro Dimora - L'Arboreto di Mondaino, Fondazione Nazionale della Danza di Reggio Emilia

Premessa
"L'idea iniziale di questo spettacolo è nata, come spesso accade, da una "chimica dei sentimenti". Da tempo seguo l'attività   di Luciano Bosi e la sua straordinaria collezione di strumenti a percussione. In tempi più recenti ho scoperto il lavoro di Simona Bertozzi, che ho amato immediatamente.   L'intuizione è stata quella di farli incontrare.
Entrambi, consapevolmente o inconsapevolmente, hanno strutturato un'approfondita ricerca su alcuni elementi originari della cultura umana. Per Luciano Bosi questo approdo era, per così dire, naturale: mettere assieme 2.600 strumenti a percussione, provenienti da ogni parte del mondo, lo ha portato a interrogarsi sulla genesi degli oggetti, il loro uso iniziale, la loro storia. Simona Bertozzi è arrivata alla maestria nell'uso del corpo attraverso un progressivo abbandono delle tecniche accademiche: un processo di sottrazione che l'avvicina sorprendentemente ad alcuni grandi interpreti grotowskiani più che ai danzatori contemporanei, e che le ha fatto raggiungere un'espressività primitiva e organica.
L'accostamento e l'incontro di queste due identità mi è sembrato dunque necessario, per loro e per me. Anche nel mio caso, infatti, questo progetto è un ritorno alle origini, un modo per riprendere il filo di un discorso mai interrotto con i maestri che mi hanno spinto a fare questo mestiere: Grotowski e Barba." Roberto De Lellis

Il lavoro di ricerca
I primi incontri tra Luciano Bosi e Simona Bertozzi sono iniziati nel mese di marzo 2009. In questa fase si è proceduto a una lunga esplorazione degli strumenti che appartengono alla collezione di Bosi. Ci si è accorti subito che la "percussione" è un concetto assai più ampio di quello che abitualmente adoperiamo. Non si percuotono solo le pelli o i legni, ma anche l'acqua e l'aria e quasi tutti gli elementi naturali che osserviamo e manipoliamo. Gli strumenti a percussione sono gli unici che possiamo rintracciare in qualsiasi cultura e dunque sono "popolari"per antonomasia: tutti li conoscono, molti possono suonarli. Non è un caso che il primo approccio con la musica, nell'infanzia, sia con gli strumenti a percussione: questo li rende naturalmente "originari" e istintivi. La ricerca ritmica e coreografica è partita dall'ascolto di alcuni oggetti musicali, dalla scoperta della loro identità sonora, che ha evidenziato le pulsazioni arcaiche e a volte alchemiche di ciascuno di essi. In questo primo viaggio esplorativo si è approdati a una semplice ma trascurata rivelazione: esiste una ritualità espressiva e ritmica, musicale e gestuale che è assai più ampia dell'universale e omologante 4/4, imposto dal "brodo" sonoro e mediatico della "società dei consumatori".
Da questo punto e da questa convinzione è partito il lavoro fisico e coreografico di Simona Bertozzi. Nella ricerca espressiva si è evitato con cura di "mimare " il suono e il ritmo. Danza e movimento hanno aperto nuove prospettive sull'aspetto "invisibile" e nascosto delle origini del gesto, sulla forza e la delicatezza, sulla corporeità delle sensazioni.
In questo percorso d'indagine la pratica del contrappunto fra l'elemento coreografico e musicale non ha reso contraddittorio ma ha fatto coesistere il segno musicale e quello corporeo, nel tentativo di farne emergere i silenzi, i sintomi sottostanti, imprimendo lacerazioni ritmiche e organiche all'ossatura dell'evento scenico.

Simona Bertozzi [coreografa e danzatrice]
Studia sin da giovanissima ginnastica artistica e danza classica.
Inizia a lavorare come danzatrice nel 1989 a Bologna, collaborando con due compagnie di danza contemporanea: Compagnia Chorea (1989-90) e Compagnia Morphè (1990-95).
Nel 1996 si laurea al DAMS, presso l'Università degli studi di Bologna (Prof. Eugenia Casini Ropa) e intraprende una lunga collaborazione artistica con il danzatore e coreografo Nicola Laudati, partecipando a tutte le produzioni della Compagnia Laudati fino al 2005.
Nel 2002 rappresenta l'Italia nel progetto CQD, Ciudades que Danzan, tra Italia, Spagna e Francia, e lavora a Barcellona con il regista e coreografo Tomas Aragay.
Nel 2004   esordisce come coreografa e danzatrice di un proprio studio, Red Jacket.
Dal 2005 lavora con la Compagnia Virgilio Sieni Danza prendendo parte a numerosi progetti e produzioni tra cui: Mi difenderò (2005), Five Dreams (2006), Piega Canova (2006) Un Respiro (2006), Sonate Bach (2007), Tregua (2007-2008).
Parallelamente inizia un proprio percorso come danzautrice.
Nel gennaio 2007 esordisce l'Endoit 2e , coreografia inserita nel Festival Resolution 2007, Aerowaves The Place Theatre Londra, cui seguiranno   Lille, Festival Rèperage, Praga, Tanec Festival, Rio de Janeiro Festival Correios em movimento, Bassano Opera Festival Progetto B-Motion. L'Endroit 2e è lavoro vincitore del concorso GD'A 2006-2007.
Nel febbraio 2008 è finalista al Premio Equilibrio presso l' Auditorium di Roma con il primo studio di Terrestre , lavoro che esordisce nella sua forma in progress ( Terrestre in progress n.1 ) a Civitanova Danza Estate 2008 e al Festival Santarcangelo dei Teatri 2008,   per   poi debuttare, nella sua forma completa, lo scorso novembre a Milano, Festival Short Format.

Luciano Bosi [musicista e percussionista]
Luciano Bosi, percussionista, organologo, etnomusicologo e didatta, dal 1979 svolge un'intensa attività di ricerca sullo strumentario a percussione ed in particolare sulle connessioni con altri ambiti di ricerca ( etnografia, antropologia, didattica, musicoterapia...).
Gran parte delle sue ricerche confluiscono nel progetto "Quale percussione?", conosciuto soprattutto per la sua raccolta di oltre 2600 strumenti a percussione provenienti da tutto il mondo.
Dal 1982 ha svolto un'intensa attività didattica sia in ambito scolastico   che extrascolastico; ha realizzato progetti e percorsi strutturati per lo più su tematiche multidisciplinari ed interculturali; ha condutto corsi, stages e laboratori sull'utilizzo delle percussioni, sulla costruzione degli strumenti musicali anche con materiali di recupero, sulle tecniche dell'ascolto attivo e sul rapporto tra musica e narrazione; ha realizzato allestimenti con arredi sonori.
Predilige operare in modo multidisciplinare e divergente rivolgendo la sua ricerca e produzione artistica oltre che all'ambito strettamente musicale anche verso la danza e il teatro.

Roberto De Lellis [produttore]
Laureato in Lettere con una tesi sulla storia della danza, è attualmente professore a contratto presso il DAMS di Bologna , direttore di produzione e responsabile della programmazione danza per Teatro Gioco Vita di Piacenza e responsabile artistico e organizzativo per il circuito ATERDANZA.
Nelle sue precedenti esperienze professionali ha maturato una vasta competenza sul piano manageriale e della comunicazione. E' stato professore a contratto presso l'Università "La Sapienza" di Roma; direttore generale del Festival delle Nazioni di Città di Castello; consulente organizzativo della compagnia Sosta Palmizi; presidente e direttore generale del Teatro delle Briciole di Parma dal 1990 al 2000; programmista regista per RAI 3   per la trasmissione "La mia guerra" nel 1990; redattore per la casa editrice Laterza; corrispondente per gli spettacoli per la redazione milanese del quotidiano "Il Messaggero"; collaboratore per il teatro de "La Repubblica " ; collaboratore della Biennale di Venezia diretta da Franco Quadri nel 1984-85; direttore organizzativo dell'Istituto di Cultura Teatrale di Santarcangelo di Romagna e del Festival di Santarcangelo dal 1981 al 1983.
Nel 2009 ha pubblicato il suo primo libro dal titolo "Le regole dello spettacolo" - Manuale per conoscere la storia, gli enti e le imprese di spettacolo dal vivo in Italia e in Francia - Bulzoni editore.

Giulia Bonaldi [scenografa e costumista]
Scenografa e costumista, si è diplomata in Scenografia all'Accademia di Belle Arti di Brera. Ha progettato e realizzato scene e costumi per il Teatro del Buratto di Milano, CRT di Milano, Festival di Montepulciano, Comunale di Ferrara, Compagnia Bonaldi-Filipazzi, Teatro Giocovita. Ha progettato e realizzato i costumi di "Retablo del Maese Pedro di De Falla" per la Settimana Musicale Chigiana e di "Pericle alla corte di Tito" e "Beckett-Beckett" per il Teatro Arsenale di Milano.
A partire dal 2000, con Anusc Castiglioni, anch'essa scenografa, ha costituito un sodalizio stabile e ha lavorato a progetti per il teatro e l'opera lirica. Insieme hanno collaborato con CTB, Teatro all'Improvviso, Teatro la Ribalta, Accademia Perduta, Teatro alle Vigne di Lodi,   Fondazione Arturo Toscanini, Festival delle Notti Malatestiane, Festival Santarcangelo, Opera di Francoforte, Teatro Metastasio, TeatroDue di Parma.
Nel campo espositivo hanno progettato l'allestimento della mostra "Santiago Calatrava" alla Triennale di Milano e la mostra "Maria Melato" al Teatro Romolo Valli di Reggio Emilia.
Infine, per quattro edizioni, hanno creato eventi-spettacolo in spazi storici, con la popolazione del paese di Bienno, nell'ambito del Crucifixus-Festival di Primavera.

Carlo Cerri [light designer]
Dal 1987 inizia la sua collaborazione, come disegnatore luci, con il coreografo Fabrizio Monteverde progettando i disegni luci di tutti i suoi lavori, per la sua compagnia Baltica, per il Balletto di Toscana, per Maggio Danza, per il Teatro dell'Opera di Roma e, per l'Arena di Verona.
Dal 1992 inizia la collaborazione con Mauro Bigonzetti per le sue coreografie con : Balletto di Toscana, Aterballetto, English National Ballet, Ballett du Capitol de Toulouse, Stuttgarter Ballett, Deutsche Oper di Berlino, Staatsballet di Berlino. State Ballet di Ankara, Ballet National de Marseille, Ballet Gulbenkian ed CNB di Lisbona, Alvin Ailey American DanceTheater .
Realizza per il coreografo Luciano Cannito i suoi lavori al: Balletto di Roma, Bat Dor di Tel Aviv al Teatro San Carlo di Napoli, ed al Teatro Massimo di Palermo. Dal 1989 al 2000 è stato Resident Ligth Designer del Balletto di Toscana. Dall'ottobre 2001 è Resident Ligth Designer nella compagnia dell'Aterballetto.
Per Fabrizio Monteverde ha anche disegnato le scene per i balletti: "Giulietta e Romeo" e "Barbablù", produzioni del Balletto di Toscana,"Next", produzione di Aterballetto. Per Mauro Bigonzetti ha disegnato le scene per:" Don Giovanni" produzione Balletto di Toscana; "Caravaggio", produzione di Staatsballet di Berlino.

domenica 24 gennaio - ore 17
ingresso libero - prova aperta
L'arco senza corda
ovvero il suono e la danza invisibili
un progetto di
Simona Bertozzi, Giulia Bonaldi, Luciano Bosi, Carlo Cerri e Roberto De Lellis
in collaborazione con Emilia Romagna Teatro Fondazione, L'Arboreto di Mondaino, Fondazione Nazionale della Danza di Reggio Emilia
coreografia e danza Simona Bertozzi
composizione musicale e percussioni Luciano Bosi
scene e costumi Giulia Bonaldi
luci Carlo Cerri
suono Roberto Passuti
produzione & management Roberto De Lellis

 

 

 

dal 31 gennaio al 6 febbraio

Passo
residenza creativa per il nuovo spettacolo di Ambra Senatore
Produzione: Fondazione Musica per Roma, Chateau Rouge-Annemasse, Espace Malraux scène nationale de Chambéry et de la Savoie - CARTA BIANCA programme ALCOTRA - coopération France/Italie, Ass. EDA, Festival Delle Colline Torinesi - in collaborazione con Fondazione TPE, Festival Interplay-Torino, A.L.D.E.S. Con il sostegno di Indisciplinarte, L'Arboreto Teatro Dimora di Mondaino, Reiss Arti Performative.

"Questo lavoro ha due moventi: la volontà di danzare maggiormente rispetto alle mie creazioni precedenti, di cercare un movimento in dinamica e nello spazio dando fiducia al corpo, e il desiderio di dirigere un gruppo per la prima volta.
Passo ruota intorno a due macroquestioni: da un lato il rapporto tra realtà e finzione, il limite tra il dentro e il fuori della scrittura scenica, tra partitura e imprevisto; dall'altro la relazione, il rapporto tra individuo e collettività.
Giochiamo con la finzione teatrale e con la variazione inaspettata e continua del senso: l'inattesa deviazione della percezione è una componente del gioco teatrale e di fatto, anche la vita pone di fronte al continuo trasformarsi del senso di quello che incontriamo, chiedendoci elasticità, capacità critica e allenamento al dubbio, alla messa in discussione". A. Senatore.

I danzatori, allo stesso tempo disarmati e costruiti, sono esposti allo sguardo e creano una complicità con lo spettatore tramite una danza dinamica e tinta di ironia giocosa, squarciata, a tratti, da pennellate di esistenza anche dai toni più scuri. Si ride senza sapere esattamente perché. Si è toccati da quei corpi semplicemente presenti all'azione, che negano la possibilità di un'univoca interpretazione degli accadimenti, lavorando sul dubbio e sulla sorpresa.

 

 

 

dal 12 al 17 febbraio

L'estinzione di un colloquio amoroso
Guerre e paci, dentro/fuori
residenza per le sessioni di registrazione del nuovo progetto di Massimo Zamboni
musicisti: Massimo Zamboni (Voce, chitarra, programmazioni), Cristiano Roversi (Stick, tastiere, programmazioni), Erik Montanari (Chitarra), Gigi Cavalli Cocchi (Ritmiche)
produzione:  Castagneda SaS
in collaborazione con L’arboreto  - Teatro Dimora di Mondaino
etichetta: NdA Press

Vivere comprende la rinuncia a conservare.
Vivere comprende ogni estinzione.

L'evoluzione procede nell'estinzione; non perdita assoluta, ma sostituzione tra le specie, in infinito processo di sgretolamento e forza .
Intimamente, un percorso di dolore ed esaltazione a indagare gli eterni odio e amo.

L'eterno rimbalzo assurdo degli specchi:
"Chi sei, io?", "Chi sono, tu?".

Lasciar svanire come condizione del ritrovare. Un moto di crescita, di apprendimento, in volo di ricognizione nella propria gabbia toracica. Una ulteriore esplorazione, dopo Sconfitta e dopo Inermità.

Strofa, ritornello, strofa, ritornello. Cinque canzoni di urla sussurrate, costrette. Cinque radiografie, canoniche e sonore. Niente da nascondere. Nessuna dichiarazione, che non sia l'abbandono. Un buon rimedio per tutti gli affranti.

Non sono che un animale poetico.
Un organismo costretto all'amore.

Massimo Zamboni

 

 

 

dall'1 al 10 marzo

Motel . Seconda Stanza
residenza creativa per la produzione della secondo spettacolo del nuovo progetto di gruppo nanou
di Marco Valerio Amico, Rhuena Bracci
con Marco Valerio Amico, Rhuena Bracci, Alessandro Cafiso
suono Roberto Rettura
light design Fabio Sajiz
scene Antonio Rinaldi
Concept feat. Robert Rebotti {jacklamotta}
foto di Laura Arlotti
Prodotto da: nanou ass. cult. e Fondazione Pontedera Teatro
Co-prodotto da: ZTL Pro
Realizzato con il sostegno di: L'Arboreto - Teatro Dimora di Mondaino, Centrale Fies, Ravenna Teatro, Regione Emilia-Romagna Assessorato alla Cultura.

Il progetto Motel è una trilogia composta di tre stanze, tre spettacoli indipendenti. Il capitolo che qui presentiamo è il secondo, nominato provvisoriamente " Seconda Stanza ".

Motel è un'unità di tempo. La drammaturgia, scandita in episodi, è l'interazione di un ristretto numero di personaggi immersi in un ambiente familiare e sostanzialmente ordinario, in cui elementi straordinari spostano l'andamento quotidiano dell'azione. Lo spettatore è invitato a "spiare" dentro una stanza arredata dove l'azione evoca continuamente le relazioni private fra un esiguo numero di personaggi coinvolti.

L'arredamento è composto da 3 performers, un divano, una poltrona, un'uccelliera, una moquette, uno specchio e una lampada da tavolo. L'assenza di altri elementi richiama uno spazio vacante, simile ad una abitazione ma desolante come un luogo di passaggio: un motel.

 

 

 

dal 24 al 30 marzo

CREPA - primo frammento di un quotidiano disfatto
residenza creativa per la produzione del nuovo spettacolo di Korekanè e Elisabetta Gambi

Il percorso è sempre quello, si ripete ogni giorno qualsiasi vita viviamo, qualsiasi lavoro facciamo, qualsiasi paese abitiamo. Ripetiamo azioni a prescindere dalle nostre cronologie e biografie. Camminiamo su è giù per quella spirale all'infinito. A volte tristi, a volte felici, a volte stanchi e più spesso indifferenti. L'assurdo è che l'inconsapevolezza di ripetere sempre le stesse cose ci salva sì dall'impazzire ma ci rende incapaci di un cambiamento.
Ma per quanto siamo ancora disposti ad accettarla?
Cerchiamo di indagare la figura del quotidiano, per sezionarla, destrutturarla e meglio comprenderla. Da anni   tentiamo in ogni modo di respingere tutto ciò che è abitudinario. Adesso invece sentiamo il bisogno di andare proprio lì, in quelle terre a noi note ed odiate per ritrovare una nuova originalità. Nella contemporaneità del quotidiano appoggiamo i nostri corpi e lasciamo che parlino. Scardiniamo le nostre certezze per sorprenderci nuovamente puri. Ci togliamo di dosso tutto e lasciamo che le cose si attacchino a noi per modificare le nostre forme. E attendiamo che l'opera si compia. Spaesate di fronte ad un conosciuto che lascia sulla pelle l'odore acre del ricordo ci rimettiamo all'accadimento nel presente senza risparmiarci, senza volgere il viso altrove accettando ciò che è e le sue conseguenze.

Korekané incontra Elisabetta Gambi durante un seminario con Emma Dante. Dal desiderio di creare insieme un percorso alla ricerca di un linguaggio comune, tra la danza e il teatro, il gesto e la parola, nasce lo spettacolo "in quiete", realizzato al Teatro Dimora di Mondaino e finalista ai Festival "Loro del Reno" ai Teatri di Vita di Bologna, al festival "Le voci dell'anima" al Teatro degli Atti di Rimini e tra i vincitori del Festival "Nuove Espressioni Teatrali" di Casalmaggiore (CR). Nel 2009 debutta "STALLO - studio per un'anticamera" grazie al Progetto Argo Navis della Provincia di Rimini, il sostegno de L'arboreto di Mondaino e del Teatro Petrella di Longiano.
Korekané si forma nel 2001 dall'incontro di un gruppo di attori provenienti da diverse esperienze teatrali. Nati come compagnia legata alla prosa e alla parola, ma da sempre con una particolare attenzione all'ascolto del corpo, abbiamo incontrato Elisabetta Gambi, proveniente dal mondo della danza, e da lì siamo partiti per una ricerca alle radici delle nostre inquietudini. La necessità di collocarsi sempre al limite tra il dicibile e l'indicibile è un po' la direzione che stiamo cercando di intraprendere, sia attraverso la parola sia attraverso il corpo. E' infatti nell'indicibile che il corpo può prendere forma e trasformarsi a proprio piacimento, mutare e rafforzarsi oppure annullarsi, perdere consistenza e sostanza, ed anche in una parola muta pronunciata ma non detta può manifestarsi quel silenzio che tanto racconta. Indicibile è anche quello che non vorresti sentire dire o che non ti aspetti di sentire e invece ti viene proprio annunciato, sussurrato o chiaramente dichiarato. Ma la comunicabilità dei segni può essere potente con la parola solo se essa diventa estremamente poetica, e con il corpo solo se ha la capacità di mutare genere, dimensione e consistenza. Per questo abbiamo indagato autori di grande spessore come Bergman, Sartre, Beckett, Ingeborg Bachmann, la cui lingua traduce immediatamente in immagini le tematiche che sentiamo comuni. Inquietudine, dolore, morte, attesa, incapacità di relazioni, malattia, bellezza, nitore, rigore, estetica, luce e ombra.
Korekané ha lavorato, tra gli altri, con Angela Malfitano, Marco Cavicchioli, Claudio Morganti, Danio Manfredini. Ha collaborato con alcuni giovani scrittori come Paolo Nori e Simona Vinci nel tentativo di portare la narrativa a teatro.
Oltre alla produzione di spettacoli si occupa di formazione per attori e conduce laboratori di teatro educativo e sociale.
Elisabetta Gambi ha lavorato, tra gli altri, con Teatro Valdoca, compagnia Monica Francia, Claudio Misculin, Claudia Bruni e Anna Russo, la Fura des baus. Sempre più vicina ad un teatro-fisico si muove nel tentativo di individuare un proprio codice espressivo basato su tematiche intime ed animato da impulsi primordiali.

 

 

 

dal 3 al 10 aprile

SCHWAB
residenza creativa per la produzione del nuovo progetto della compagnia Nerval Teatro e della compagnia Juha Marsalo
con Maurizio Lupinelli, Juha Marsalo, Elisa Pol, Linda Siano, Federica Rinaldi, Martina Ciani, Cesare Tedesco
Produzione: Armunia Festival Costa degli Etruschi di Castiglioncello, Ravenna Festival di Ravenna, Voci di Fonte Festival di Siena, Olinda, Teatro la Cucina, ex ospedale psichiatrico Paolo Pini di Milano, 3 bis f d'Aix en Provence, Arboreto di Mondaino, La Rose des Vents di Lille in collaborazione con le compagnie Nerval Teatro e Juha Marsalo

Il progetto "SCHWAB"
Questo nostro progetto Schwab ha una genesi e un ambizione anfibia per non dire bastarda. Nasce all'incrocio del reale e della finzione, della drammaturgia e della danza, dell'anomalo artistoide che incrocia altre anomalie, quelle dell'handicap fisico e mentale. Progetto bastardo, la sua forza è nella capacità di accoglienza e di riassunto di tutta una serie di problematiche proprie a chi oggi decide, ancora e nonostante tutto, di scrivere e fare teatro per uno spettatore contemporaneo in via di estinzione. E' un progetto pieno di insenature e di sprofondi, nel tempo storico che è il nostro ma al tempo stesso quello della tragedia, nella lingua che deve capire come rendersi capace di trasmettere non solo una storia ma un pensiero, nelle biografie del singolo che risuonano malgrado loro di echi comuni all'umano tutto, dove Schwab diventa praticamente il trampolino per parlare dell'altro parlando di sé. Drammaturgo definitivo e suicidario di belle e inutili speranze Schwab rappresenta la fine di un'epoca del pensiero europeo e in particolare tedesco, dove gli autori maggiori del novecento, caratterizzati da un gusto marcato per la distruzione e la catastrofe (Beckett, Bernard) annunciatori profetici della crisi, costruivano mondi personalissimi sebbene di denominatore comune in cui abitanti di un universo in fin di vita, speculavano su varie e diverse mentre lentamente il mondo moriva.
Oggi la crisi è arrivata, il Novecento è finito, l'universo non è morto, siamo ancora qui e siamo artisti. Che fare? Raccontare, inventarsi, un possibile futuro proseguo del mondo, uno tra i tanti possibili, il nostro, farlo trasudare, intravedere, sospettare attraverso questo progetto che trascende lo spettacolo in sè.Racconteremo la vita e la morte di Schwab, la sua personale tragedia, non la sua opera. La incroceremo con la vita di tutti i partecipanti al progetto, ma soprattutto con quella di Maurizio Lupinelli , coetaneo e fratello spirituale se non biologico di Schwab.
Dall'incrocio biografico si evincono incredibili coincidenze e rimandi che tessono un universo di finzione nutrito di reale, di fatti di cronaca, di macellai impazziti e non, di campagne isolate ed endogamiche, di citazioni, di opere pubblicate e di quelle mai scritte, apocrife ma potenziali perché Werner Schwab muore prima del tempo, a trentacinque anni, ubriacandosi, la notte di capodanno del 1995.
Questo nostro lavoro si nutre e si costruisce intorno artisticità diverse e complementari: un regista-attore, Maurizio Lupinelli, una drammaturga-regista, Lucia Calamaro, un danzatore-autore Yuha Marsalo, un giovane talento attoriale Elisa Pol, e il compositore Francesco Giomi, allievo di Luciano Berio, direttore di "Tempo Reale". Va sottolineata anche la partecipazioni al progetto di tre ragazze down e di un attore disadattato storico
Inoltre un osservatore avvertito, il critico e scrittore Andrea Porcheddu , seguirà le varie tappe del lavoro di ricerca, che si svolgerà su sei mesi, per produrre un diario di bordo sentimentale e impressionistico su questo viaggio creativo, con -per- attraverso Schwab. Lucia Calamaro

SCHWAB
Mi sto interrogando da anni sul senso e il perché del lavoro con persone particolari in teatro. Senza cadere nella cerchia del teatro del disagio come in Italia viene citata, ci sono molti esempi oggi di spettacoli , dove vedi queste presenze buttate li in scena senza un vero motivo,   dove in molti   casi la diversità serve a uno scopo : la messa in scena, appunto il teatro.
Mi piace citare il titolo di in saggio di Antonio Attisani " Il teatro come differenza " e da qui che è nato in me il germe di un teatro che sappia non dare risposte, ma   cercare delle risposte. Io sono anni che sono alla ricerca di risposte, e la scena nel mio caso ancora una volta mi mette dei paletti nel cervello.......  
Da anni , vengo attratto   dal limite della vita, vuoi per la mia biografia...... ma questo alla gente non deve interessare,   io dico sempre........ la gente deve sentire il rumore che fa.......
Cosa vuol dire diverso?    "   diverso "   è appunto la differenza,    qualche cosa che non si conosce o che non si vuol conoscere, io stesso non mi conosco e a volte mi sorprendo, e questo è il mio punto di partenza, il teatro necessario,   per farla finita con le poetiche democratiche o del singolo artista di turno visionario come si usa dire qui da noi in Italia.
Da alcuni anni il mio lavoro si dedica a questa ricerca ossessiva del corpo , della scena , non come mero spettacolo d'impatto o esposizione, ma ad una " scoperta urgenza " di senso,   del suo farsi   luogo appunto il teatro, dove l'intreccio tra corpo e scena sia una motivata non da lo spettacolo ma dalla verità del percorso per arrivare alla creazione " il suo farsi luogo "
Questo percorso su Schwab, che abbiamo appena intrapreso, è un viaggio   che va oltre, che ci porta ad indagare, ascoltare , sentire, i nostri corpi così diversi , ma tutti in ascolto dell'uno e dell'altro e questo penso che sia una grande utopia, un peso che io e i miei compagni ci piace    ad avere sulle spalle.
Per concludere, vedere questo gruppo così eterogeneo, così al limite, pronti a sprofondare nelle prove con il sorriso tra le labbra, e cercare di dare ancora un'altra volta una risposta che solo il teatro ti può dare o non dare, senza distinzioni , senza limiti ....... Sorprendendoci , senza avere la responsabilità e la pesantezza di colpire nessuno,   e soprattutto di dover rappresentare una ennesima messa in scena cosa che al giorno d'oggi il teatro è pieno. Maurizio Lupinelli

Il lavoro a L'arboreto
In questa residenza in terra romagnola, cercheremo di dare forma ad alcune suggestioni avute a Castiglioncello. Siamo in un momento molto delicato; nella residenza precedente a Castiglioncello la compagnia, per la prima volta assieme, ha cercato di individuare le linee guida del lavoro. La traccia principale è la vita di Werner Schwab   e di rimando i suoi testi, cerchiamo dei punti di contatto con le nostre biografie. Quello che voglio è dare forma alle ossessioni dei miei compagni di viaggio, come se fossero degli archetipi dei personaggi dei testi di Schwab, come lui stesso ha fatto, partendo dalla propria biografia, dalla sua indicibilità, bastonando la vita, la politica, la chiesa, il sesso in un valzer grottesco. Siamo un gruppo abbastanza anomalo, un danzatore finlandese, una giovane attrice, tre ragazzette diversamente abili, un uomo disadattato di oltre 120 kg, una drammaturga romana e naturalmente io. Come dicevo prima siamo in un momento difficile del percorso di lavoro: alle difficoltà del gruppo, con tutte le sue problematiche particolari, si aggiunge l' esigenza di   confrontare l'alterità fisica o presunta con la cosiddetta normalità,   in un progetto finalizzato ad una creazione originale. Questa è sempre una materia incandescente e poco traducibile   per la scena, ma è anche la nostra scommessa e ,nonostante la mia esperienza di anni con queste persone, le difficoltà   in questo momento ci stanno letteralmente annebbiando. Spero che a Mondaino si possa trovare la traccia definitiva del lavoro. E di fatto , per me, con questa residenza romagnola inizia a tutti gli effetti il percorso dentro Schwab. Maurizio Lupinelli

 

 

 

dal 19 aprile all’8 maggio 2010

Caino: seconda residenza al Teatro Dimora
residenza creativa per la produzione del nuovo spettacolo di Teatro Valdoca
regia di Cesare Ronconi, testi di Mariangela Gualtieri, con Leonardo Delogu, Raffaella Giordano, Mariangela Gualtieri, Danio Manfredini e un coro di giovani interpreti

"Il male non si può vincere. E' una parte cospicua del nostro mondo, attraversa i nostri sguardi, brutalizza la nostra mente e a volte occupa le nostre anime. Ma io dico anche: caro Abele, guai a chi mi tocca Caino. E non si tratta dell'elogio dell'assassinio, della prevaricazione del più forte sul più debole. E' che il male ci mette alla prova e insieme ci dà l'occasione di guarire" (Alda Merini).

La vicenda di Caino parla di noi, profondamente, con spietatezza.
Abbiamo riflettuto su questa pagina per lungo tempo. Alla fine ci pare di avere compreso: questa pagina di Antico Testamento non vuole farsi comprendere. Dice che i conti non tornano, quando si è a ridosso di colui che gli ebrei chiamano il Santo Benedetto.
Forse l'errore/orrore di Caino sta proprio nel pretendere che le cose vadano secondo logica e giustizia umana.

Dopo il fratricidio, Caino costruisce la prima città. Ci somiglia nella sua furia fattiva, lui e i suoi discendenti costruttori. E' in fondo la storia umana, quella che studiamo, è una lunga lista di atti violenti e di nomi che quegli atti hanno compiuti o subiti, una lunga lista di un fare che ha causato innumerevoli morti, devastazioni, fondazioni e distruzioni e nuove fondazioni. Tutta la storia pare il prosieguo della storia di Caino.

A Caino non basta fare, avere un risultato. Vuole che quel risultato lo qualifichi come migliore artefice. Forse non è tanto un discorso di invidia, quanto piuttosto di dominanza, di predominio sulla materia. E il dominio sulla materia si manifesta nell'azione.

Chi ha scritto Genesi intuiva la minaccia dell'essere attivi e ragionanti e desideranti. La minaccia della stanzialità rispetto all'erranza. Della città rispetto al deserto. Della comunità urbana rispetto alla tribù. Dell'azione rispetto all'inazione. La minaccia dell'intelligenza.
La minaccia ma anche la forza non arginabile di questa energia che ci caratterizza: non è una degenerazione, è una energia in dotazione. Noi siamo "fabbricati" così, con dentro questa spinta incontenibile all'azione, con dentro questa tempesta.

Il Teatro Valdoca continua l'avventura d'arte e conoscenza che si addensa sulla figura di Caino, con una sessione di prove dedicata soprattutto al coro. Da questa residenza verrà selezionato il coro di angeli scuri, bruciati e molto dinamici che avrà in mano gran parte della partitura sonora e ritmica dell'opera. Il primo di maggio ci sarà un giorno di prove dell'ultima fase della selezione aperto a tutti coloro che vogliono seguire questo nuovo capitolo epico della Valdoca, nella sua veste informale e ancora in fieri. Le prove proseguiranno poi con Leonardo Delogu, Raffaella Giordano, Mariangela Gualtieri, e Danio Manfredini

sabato 1 maggio, ore 18
ingresso libero - prenotazione consigliata
Coro nero
Sessione di lavoro aperta al pubblico con i partecipanti alla selezione del coro per il Caino

 

 

 

dal 10 al 14 maggio

Come senza respiro
I passeggeri
residenza per la documentazione video degli spettacoli della Compagnia Angelini - Serrani
riprese video Stefano Bisulli

Il progetto Come senza respiro nasce dopo una serie di incontri di medicina narrativa, all’interno di un progetto di family learning avviato nelle Marche nel 2008, nei quali leggevo alcuni testi a gruppi di persone affette da BPCO (broncopneumopatia cronica ostruttiva). Le letture servivano da stimolo per portare i pazienti a narrare della propria esperienza con la malattia.
Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), la broncopneumopatia cronica ostruttiva è la quarta causa di morte al mondo al pari con l'AIDS. Eppure nessuno ne parla.
La BPCO è una malattia cronica che ostruisce i bronchi e rompe progressivamente i collegamenti tra un bronco e l'altro; negli stadi avanzati obbliga il paziente a convivere con la bombola di ossigeno.
Le cause dell’insorgere della BPCO sono: il fumo di sigarette (anche passivo), l'esposizione professionale a sostanze tossiche e irritanti, l'inquinamento atmosferico e l’inquinamento da combustibile utilizzato per cucinare e riscaldare in ambienti mal ventilati.
Mi colpirono i racconti di queste persone, i loro volti, i loro gesti.
Una domanda rimane senza risposta: “come l'ho presa?”

I Passeggeri nasce da una serie di laboratori per attori sul tema dello 'Straniero' che abbiamo condotto nel 2008-09.
Sentivamo ancora forte l'esigenza di farci domande sull'essere straniero in un' altra terra e alcuni attori hanno condiviso questa ricerca con noi.
I materiali di lavoro si sono via via concentrati sull'opera della scrittrice ungherese Agota Kristof  che ci ha offerto anche la possibilità di farci domande sulla  condizione dell'artista anch'esso straniero alla realtà che lo circonda, in cui è però completamente immerso.
Il protagonista dell'opera si interroga sull'impossibilità dello scrivere così come l' attore sa della difficoltà del dire.
Ne è uscita una scrittura scenica forte, completamente incentrata sulla presenza dei due attori, su suggestivi elementi coreografici e sulla potenza evocativa della parola.

Compagnia Angelini-Serrani
Luca Serrani e Isadora Angelini si conoscono nel 2000 durante le prove di Odisseo del Teatro del Lemming in cui sono entrambi impegnati come attori. Da allora hanno dato vita a un sodalizio artistico di creazione teatrale, insegnamento e studio che hanno portato avanti parallelamente al loro impegno professionale con altri registi e compagnie.
Fanno parte del Teatro del Lemming fino al 2003 e sono attori negli spettacoli: Edipo, Odisseo, A Colono, Dioniso, Inferno (da uno a sette), Inferno (Dentro DiTE).
Per il Teatro del Lemming Isadora è insegnante di Drammaturgia dell'Attore nell'ambito dei corsi professionali per attori finanziati dalla Regione Veneto.
Nel 2004-05 fanno parte del   Teatro Setaccio, progetto pedagogico del regista argentino César Brie, regista e drammaturgo che crea l'opera Il Cielo degli Altri , in cui sono entrambi impegnati come attori e di cui hanno rispettivamente la direzione artistica e quella tecnica.
Quest'opera è stata ospite di numerosi teatri e festival italiani con una tournè di più di 60 date che ha toccato tra gli altri: Castiglioncello (Armunia), Modena (Teatro delle Passioni), Milano (CRT e Teatro Guanella), Napoli (Festival estivo organizzato dai Teatrini e Nuovo Teatro Nuovo), Lecce (Koreja), Rimini (Teatro degli Atti), L'Aquila (teatro dell'Accademia di Belle Arti), Bologna (ITC San Lazzaro), Bergamo (Festival Experimenta), Faenza (Teatro due Mondi).
Nel 2006 dal nucleo del Teatro Setaccio fondano il gruppo Patalò che continua la propria pratica di studio e ricerca artistica di incontro e scambio con la realtà che lo circonda. Il gruppo produce lo spettacolo Zio Vanja co-diretto da César Brie e Isadora Angelini.
Con questo progetto sono stati in residenza presso l’Accademia di Belle Arti dell’Aquila, Villa dei Leoni di Mira, il Teatro Comunale di Castiglion Fiorentino, la Casa del Teatro del Teatro Due Mondi di Faenza, L’Arboreto di Mondaino e Armunia a Castiglioncello.
Le repliche dell'opera hanno toccato numerosi teatri italiani da quelli sopra citati al Teatro dell'Arte di Milano, il Nuovo Teatro Nuovo di Napoli, il Teatro Testoni di Casalecchio (BO).
Durante la tournè dello spettacolo conducono una serie di laboratori per attori dal titolo La voce del Corpo presso molte realtà teatrali italiane tra cui l'Arboreto di Mondaino, il CRT di Milano, il Teatro Civico di Sinnai (Cagliari) e l'Officina delle Arti di Cesenatico.
Nel 2006-07 sono entrambi impegnati nello spettacolo Pasolini - Un delitto italiano di e con Carlo Lucarelli, che debutta a Roma al Teatro Argentina e toccherà numerosi teatri in Italia tra cui l'Arena del Sole a Bologna, il palco di Arezzo Wave, il Teatro di Bolzano, Udine, Monfalcone, Teatro Asioli di Correggio, e numerose altre.
Nel 2007 sono in Bolivia come assistenti di César Brie e del Teatro de Los Andes presso la sede del loro teatro a Yotala, per una serie di laboratori e per il primo periodo di prove dell'ultima produzione del Teatro, Odissea .
Nel 2008-09 conducono una serie di laboratori per attori dal titolo Lo straniero, che sfocia nella creazione dell'opera   I PASSEGGERI   liberamente ispirato al romanzo Ieri di Agota Kristof. L'opera è stata presentata in forma di studio con 17 allievi al Teatro Comunale di Cesenatico nel Maggio 2009, e in Giugno con sei attori al Teatro Rebis di Macerata. Il debutto dell'opera interpretata da Luca Serrani e Denis Campitelli e diretta da Isadora Angelini è avvenuto a Milano nel Gennaio 2010 al Teatro Guanella-Campo Teatrale.
Nel 2009 producono l'opera COME SENZA RESPIRO , finalista al Premio Scenario e al Premio Scenario per Ustica. I venti minuti presentati a Scenario vengono poi rappresentati anche a Bologna  nel giorno dell'anniversario della strage di Ustica per la rassegna il Giardino della Memoria.
Insieme creano nel 2002 l'opera   Un vestito in due , drammaturgia originale ispirata ai racconti autobiografici di anziani marchigiani e romagnoli., rappresentata a Recanati e al Teatro Rosaspina di Montescudo per la rassegna Oltremisura.
Creano inoltre le opere La bambina nel bosco (2004) drammaturgia originale di Isadora Angelini  e Atto Unico per quattro storie d'amore (2007) da Anton Cechov. Entrambe le opere sono state rappresentate per la rassegna Oltremisura di Montescudo e per il Teatro Comunale di Cesenatico.
Si impegnano inoltre nella realizzazione di opere teatrali coinvolgendo giovani allievi per un pubblico di bambini e ragazzi.
Tra queste Alice nel Teatro delle Meraviglie (2003) rappresentata al Teatro Comunale di Cesenatico per numerose classi delle scuole elementari, e da Shakespeare il Sogno di una notte di mezza estate (2005) e La Tempesta (2009).
Una di queste Odissea raccontata dai ragazzi, dall'opera di Tonino Guerra, è stata invitata ad un festival teatrale organizzato dalla Fondazione Tonino Guerra in occasione del 90 compleanno del poeta nel Marzo 2010.
In questi anni hanno avuto un'intensa attività nella conduzione di laboratori come strumento di impegno civile e artistico nel tessuto sociale. Insegnano per diverse scuole pubbliche, elementari, medie e superiori.
Collaborano da tre anni con il Teatro due Mondi di Faenza in un progetto pedagogico che coinvolge diverse scuole pubbliche del Comune di Faenza e finisce nel mese di Aprile con uno spettacolo finale che coinvolge tutte i ragazzi coinvolti nei vari laboratori.
Dal 2007 fanno parte del Libero Gruppo di Studio D'Arti Sceniche diretto dal regista Claudio Morganti.
Nei primi mesi del 2010 si costituiranno come Associazione Culturale e sono alla ricerca di una sede nella Provincia di Rimini.
Sono attualmente impegnati  in collaborazione con Mia Fabbri, in una nuova produzione sul tema del precariato in un progetto che prevede la realizzazione di un documentario, di un libro per bambini e di un opera teatrale. Un primo studio dell'opera, dal titolo IN BIANCO andrà in scena il 4 Luglio prossimo al Teatro Dimora di Mondaino.

 

 

 

dal 22 al 27 giugno

AgoràKajSkenè/AKSè - Gd'A XL 2010
esperienza di autoformazione artistica
partecipano

NNChalance - Finalista Premio Gd'A  2009 Emilia Romagna
Compagnia Urbani Guerra - Vincitore Premio Gd'A 2009  Emilia Romagna
Valentina Sordo - Vincitrice Premio Gd'A 2010 Lombardia  
Marco D'Agostin - Vincitore Premio Gd'A 2010 Veneto
maieuti:
Piergiacomo Cirella, Andrea Nanni, Debora Pietrobono, Antonio Rinaldi

a cura di Nanou Associazione Culturale
coordinata da Associazione Cantieri
sostenuta da Rete Anticorpi e L'arboreto - Teatro Dimora di Mondaino
e dal Network Anticorpi XL

AgoràKajSkenè {Aksè} è un progetto di Nanou Associazione Culturale che, dal 2005, coinvolge artisti di diverse discipline per attivare un confronto sulla costruzione di linguaggi personali.
Il Premio GD'A-Giovani Danz'Autori è stato ideato dall'Associazione Cantieri come Concorso e, dall'edizione 2007, è un progetto sostenuto dalla Rete Anticorpi, rete di rassegne, festival e residenze creative dell'Emilia Romagna ( www.anticorpi.org ).

Aksè - in emiliano-romagnolo significa "così" - è la contrazione di AgoràKajSkenè, la piazza dove discutere la scena, è un elemento meticcio che scopre nella contaminazione la sua identità, è "tessuto connettivo". Un formato conviviale che prevede, nel suo quinto anno di programmazione, l'incontro fra gli autori finalisti al Premio GD'A 2009 dell'Emilia-Romagna e gli autori vincitori del Premio GD'A 2010 del Veneto e della Lombardia, stimolati e condotti dal gruppo nanou, allo sviluppo per la ricerca e il confronto all'Arboreto.
L'esigenza di fondo di Aksè è quella di condividere un percorso. Non si tratta di vicinanze poetiche né di affinità formali, al contrario; il dato comune che emerge con evidenza è un'orgogliosa molteplicità: di pratiche sceniche, di immaginario, di strumenti performativi.
Aksè promuove la riflessione e il convivio tra soggetti che cercano il confronto per accelerare il processo che determina, ogni volta, la ricostruzione degli strumenti adottati, per affinare, sviluppare, ridiscutere metodologie di lavoro e approcci linguistici.
Aksè promuove un percorso di residenza condivisa fra gli autori e l'incontro con "maieuti" (critici, studiosi ed esperti del settore) con lo scopo di attivare rapporti, dialoghi e confronti sullo sviluppo dei rispettivi percorsi artistici.
La scelta di Cantieri di collaborare con il Progetto Aksè nell'ambito del Premio GD'A, nasce dalla volontà di offrire uno strumento innovativo di auto formazione agli autori finalisti, delle tre regioni che hanno attivato il Premio GD'A.
Questo è un tempo in cui elaborare autonomamente gli strumenti ricevuti durante il percorso formativo, rivedere la creazione premiata secondo il proprio linguaggio artistico e confrontarsi con gli altri autori vincitori. Il Premio GD'A è uno strumento indispensabile per la formazione e per la crescita artistica dei gruppi giovani del territorio regionale che permette alla Rete Anticorpi di evidenziare gli emergenti da seguire, promuovere e programmare il lavoro delle compagnie.

Questa azione della Rete Anticorpi è stata adottata e promossa a livello nazionale dal Network Anticorpi XL. E' stata attivata dal 2008 dal partner del Veneto e dal 2010 dal partner della Lombardia.

 

 

 

dal 27 al 31 luglio
SIMPLE MUSIC
Progetto di ripresa audio per la realizzazione di un CD
con un gruppo “misto” formato da professionisti, allievi, ragazzi e curiosi

Introduzione
Simple Music nasce, circa dieci anni fa, per ‘passione’ e per ‘necessità, dall’iniziativa di Roberto Galvani.
Si tratta di una raccolta di composizioni scritte per chi non è musicista, ma ha desiderio di fare musica. Tutte le composizioni di Simple Music sono il risultato di anni di laboratori fatti con bambini e ragazzi, incontrati in ambiti diversi, dalla scuola dell’obbligo all’università, alcuni brani sono stati scritti per giovani danzatrici. E’, insomma, il frutto di un lavoro quotidiano, un modo di fare musica semplice che non si preoccupa della tecnica o del saper fare. Si chiede a ciascuno di mettere in gioco tutto quello che è capace di dare e di unirlo alle capacità degli altri.

Poiché non esistevano spartiti adatti a chi non sa suonare bene è diventata una necessità giocare, suonare per “giocare”, scrivere per suonare. La “buona regola” dice che prima bisogna diventare bravi, poi, un domani, forse, si può anche suonare; la pratica invece dimostra che questa logica spesso è sbagliata: nell'approccio allo strumento è molto importante eliminare l’ansia da prestazione, è importante sempre e comunque sentirsi idonei.
Simple Music parte da ciò che ciascuno sa fare. Sai fare due note? Bene, allora scriviamo due note, domani tre, dopodomani quattro… e si comincia a scrivere musica.

Il modulo minimale
Pian piano queste piccole note sono state fissate sulla carta, sul pentagramma, alcune volte anche su supporti non convenzionali (anche tridimensionali), su partiture atipiche. Per “atipiche” intendiamo partiture disegnate e semplificate, che non utilizzano per forza i segni della grammatica musicale. Sono stati inventati segni nuovi per appuntarsi, fissare e ricordare una bella idea venuta in mente, ma che non si sapeva come scrivere. Quindi, per “necessità” e per “urgenza”, insieme, si è trovato il modo di tradurre un’idea in un segno. I brani di Simple Music sono composti da tante parti, da tante tracce melodiche usate a linee sovrapposte: si possono togliere, mettere o mixare.
Le parti sovrapponibili sono scritte in modo da non essere sempre indispensabili: alcune parti sono di accompagnamento, altre sono principali, però si possono tutte togliere o inserire. Qualcosa di molto simile a l gioco “+ e –” di Bruno Munari.
Questo, in un lavoro di gruppo, riesce a dare a tutti la possibilità di capire cosa fanno gli altri. Ognuno impara a memoria la parte dell’altro, ascoltandola e cantandosela; è un gioco. E’ un gioco che piano piano porta alla costruzione di una partitura viva, a volte fatta solo di quattro note.

La bellezza semplice
Il punto è riuscire a fare una cosa bella, semplice, non necessariamente complicata; infatti, in Simple Music, la bellezza non sta nella difficoltà, ma nella semplicità. Questo si capisce quando si vede suonare un bambino. Un bambino non cerca mai di “complicarsi la vita” con una difficoltà; cerca di esplorare, quindi fa dei passi avanti, dei passi indietro, ma soprattutto fa dei “passi larghi”, si fa largo. “Farsi largo” significa fare esperienza, quindi non pensare di avere già tutte le risposte “in tasca”. Il bambino è in un atteggiamento aperto verso la vita. Chi è più semplice non ottiene di meno.
Con questo metodo di lavoro noi tutti partiamo da qualcosa di certo: quello che la persona è già capace di fare. Può essere anche niente, “niente” è la certezza da cui si parte.

Durante gli stage o i laboratori proponiamo ai nostri studenti di suonare strumenti ad arco (violino, viola, violoncello) flauti, tastiere, pianoforte, organetto, strumenti a corda (mandolino, mandola, bouzouki, chitarra, basso, autoharp), xilofoni, metallofoni, glockenspiel, strumenti a percussione (tamburi, timpani, batteria), lo strumentario Orff, … non ci sono limiti.

Nel sistema che usiamo, per imparare è fondamentale guardare, ascoltare e poi fare.

“Costruire” la musica significa guardare gli altri: guardarli come sono, cercare di comprendere cosa possono fare. E’ come un sarto che fa un abito, deve guardare bene la persona: si innamora delle spalle, dei polsi, del girovita, del collo. Scrivere musica per le persone è come fare un vestito su misura. Scrivere per qualcuno significa che quelle note sono proprio le sue. Gliele abbiamo scritte addosso come un sarto gli farebbe un abito.
Suonare insieme non è un fastidio e l’altro non ostacola il tuo cammino, è qualcuno che ti aiuta a camminare. Considerare l’altro come risorsa è importantissimo, non soltanto come esito, ma come metodo. Pensare ad un percorso da fare insieme, significa avere la piena coscienza che l’altro c’è, che esiste, che è lì in quello spazio e in quel tempo, quindi ciò che fa - anche se è stonato, anche se è sbagliato - o diventa una risorsa oppure è un ostacolo. Perché diventi una risorsa è importante accogliere e non respingere.
Tutto ciò che noi guardiamo e riproponiamo ha sicuramente un fulcro nella nostra esperienza e nel nostro rapportarci con le cose.

Simple Music è un’esperienza che possono fare tutti, assolutamente tutti, tutti vuol dire che non è escluso nessuno, è un’esperienza, che permette di esplorare il rapporto che si ha con gli altri e con la musica.

Storia e motivazioni
Simple Music nasce nel 2000, ed è il nome che Roberto Galvani dà alla sua attività di compositore ed educatore. Inizialmente era un metodo usato per fare suonare i bambini di scuole materne ed elementari, successivamente tramite laboratori e stage la formula Simple Music venne esportata a un pubblico adulto. Si tratta di una raccolta di composizioni scritte per chi non è musicista, ma ha desiderio di fare musica.
Recentemente queste composizioni sono state eseguite da musicisti professionisti, poi da danzatori e infine da attori. Grazie all’incontro fatto con i danzatori del centro Rosamunda e con gli allievi della Moscow Theatre Art School, ci si è accorti che senza gesto non c’è suono, la musica ha bisogno di un corpo.
La meraviglia generata dal vedere suonare musiche semplicissime in un contesto professionale è la base del presente progetto. La ricerca Simple Music è una ricerca al contrario: è lo studio del semplice, del poco, della ricchezza insita in ciò che è piccolo. Ricchezza è ascoltare un concerto di musica bella e semplice eseguito da bambini, curiosi, attori e musicisi insieme; ciascuno esplora il suono secondo la propria sensibilità.

Scopo del progetto di ripresa audio
Dopo un cammino fatto di incontri scambi, stage, concerti si è fatta avanti l’esigenza di fissare un lavoro fatto, costruito insieme. Realizzare un CD per crescere, guardarsi alla specchio.
La modalità della residenza corrisponde appieno al metodo di lavoro SIMPLE MUSIC. Il frequentarsi, incontrarsi su piani differenti da quelli consueti, attraversare I quotidiano è proprio quello che il nostro lavoro richiede per essere provocazione e risposta.
Mischiare I saperi, le esperienze, I punti di osservazione, porta nel nostro caso ad una felice condizione; quella di osservare tramite gli occhi degli altri, di ascoltare con le orecchie degli altri. Conduce come condizione necessaria, al tornare bambini. Essenziali.

Roberto Galvani Musicista, insegnante e maestro; diplomato in Viola e in Didattica della Musica.
Per anni suona musica classica in gruppi da Camera ed Orchestre Sinfoniche partecipando a diverse tournèe in Italia ed all'estero, vincendo anche concorsi internazionali.
Specializzato in Didattica della Musica e Teatro Musicale con J. Tafuri, C. Smith, A. Sachs, M. A. M. Lladò. M. Spaccazzocchi.
In seguito ha fatto diverse esperienze: teatro musicale, musica yiddish, repertorio medioevale e rinascimentale, musica irlandese e musica elettronica.
Nutre un grande interesse per ciò che riguarda la voce. La sua curiosità e voglia di sapere lo spingono a partecipare ai seminari sulle tecniche vocali, condotti da Bruno de Franceschi (compositore e regista). Con lui collabora attualmente a progetti e stage. Da oltre 25 anni lavora con bambini e ragazzi di diverse età su progetti di musica, teatro e movimento sonoro. Attualmente, tramite progetti di formazione e corsi di aggiornamento, collabora con strutture scolastiche ed educative, con gruppi teatrali e di danza. E’ docente ai Corsi di Alto Perfezionamento di Bertinoro.

Benedetta Cangini Musicista, insegnante. Diplomata in flauto traverso con il massimo dei voti e borsa di studio “Lorenzo Bellini” come migliore diploma nazionale dell’anno 2001. Laureanda in Musicoterapia presso il Centro Educazione Permanente alla Pro Civitate Christiana di Assisi.
Musicista, insegnante e ricercatrice in campo didattico, collabora con Roberto Galvani a diversi progetti musicali sul territorio. Collabora da diversi anni con strutture educative pubbliche e private in qualità di esperta, scuole per l’infanzia, scuole primarie, associazioni culturali, cooperative sociali, associazioni musicoterapiche. Collabora con la musicoterapista Marzia Mancini e Marta Olivieri con l’associazione “Suono dopo suono”. Ha realizzato nella sua carriera diverse produzioni musicali su temi di promozione sociale e culturale.
Ha composto musica per l ’école du cinéma di Bruxelles e per vari spettacoli teatrali. Ha suonato diversi anni come solista in orchestra e in diverse formazioni da camera.

Marta Olivieri Parallelamente ai suoi studi classico-umanistici che si sono conclusi con la laurea in filosofia conseguita presso l’Università di Bologna (1998), ha condotto gli studi musicali diplomandosi in pianoforte presso il Conservatorio G. Frescobaldi di Ferrara (1999). Si interessa alle varie
applicazioni della musica in ambito riabilitativo-terapeutico si è diplomata nel 2001 in musicoterapia presso il C.E.F.I.G. di Bologna. È iscritta nel Registro Nazionale Musicoterapisti Italiani A.I.M dal 2004.
Ha curato gli Atti del V Congresso nazionale di musicoterapia ConfIAM Quale scientificità per la musicoterapia: i contributi della ricerca con Massimo Borghesi, Marzia Mancini, Anna Maria Barbagallo (quaderni di musica applicata n. 22 – ottobre 2003, Edizioni Musicali Pro Civitate Christiana, Assisi). Ha pubblicato Musicoterapia ad indirizzo fenomenologico con Massimo Borghesi, Marzia Mancini e Maria Luisa Bellopede (Progetti Sonori, 2006, Urbania PU). Dal 1996 collabora con numerose scuole materne, elementari e medie superiori come esperto di musica. Dal 2001 lavora come musicoterapista presso numerose scuole di vario ordine e grado, centri riabilitativi, case protette per anziani della provincie di Rimini e di Pesaro-Urbino.

Alfredo Magnanelli Musicista, Insegnante. Diplomato in corno nell’anno 1990 presso il Conservatorio di Pesaro “Rossini” e in Didattica della Musica nel 2006.
La sua lunga esperienza in campo musicale lo porta a lavorare e cooperare con l’associazione Papa Giovanni XXIII in progetti di animazione e sostegno psicologico a bambini e anziani, diversamente abili nei campi profughi in Croazia, Serbia e Bosnia, durante il conflitto nella ex Jugoslavia. Dal 2001 collabora e lavora con Roberto Galvani in diversi progetti sul territorio.
Collabora da diversi anni alla realizzazione di eventi e laboratori nelle scuole con la compagnia teatrale “I Fratelli di taglia” (Green link, M’illumino di meno, Open day, e altri spettacoli). Insegna musica d’insieme alla scuola di musica San Gregorio Magno di Morciano di Romagna. Nel 2004 ha svolto attività musicali con gli istituti psico pedagogico, agrario e commerciale del comune di Legnago per un progetto patrocinato dalla provincia di Verona e dal Comune di Legnago (VR) intitolato “Dream Festival”, in collaborazione con il regista Luca Vendruscolo, autore del film “Piovono Mucche”, vincitore del premio “Solinas” nel 1996.

Marco Mantovani Studia pianoforte classico e jazz, e opera soprattutto nel campo della musica elettronica. Dal 1998 al 2000 lavora al progetto musicale EM con Barbara Biordi e Carlo Alberto Sferco. Come additional programmer partecipa alla realizzazione di Arcana, cd di Roberto Cacciapaglia, e nel 2001 cura il progetto sonoro di Memorio, spettacolo di Massimo Modula dedicato a Demetrio Stratos e presentato a Berlino. Negli stessi anni collabora anche con Vincenzo Vasi e NicoNote (live-set al Morphine), Roberto Galvani (cd Omnia Text), Barbara Biordi (Possibilità) ed Eugenio Balzani. Per quest'ultimo arrangia i brani che approdano alla fase finale del Premio Recanati. Tra i suoi lavori ricordiamo la produzione dell’album Spettri Sospetti, di Giuseppe Righini (2007). Nel luglio 2008 è stato protagonista di About half between Ancona and Venice, progetto sperimentale di Assalti al Cuore, e nel novembre 2008 ha presentato in anteprima le sue composizioni per piano solo, pensate all’insegna di un romanticismo straniante, votate alla sperimentazione e alla ricerca raffinata e minuziosa di piccole variazioni su abituali temi neoclassici. L’ultima sua performance a L’arboreto di Mondaino, in occasione del progetto dimora landscape, indaga il rapporto musica-paesaggio.

Teodoro Bonci del Bene Giovane attore riminese, Teodoro è il primo allievo italiano del Teatro d’Arte di Mosca. Nel 2008 si è laureato con lode presso il MXAT fondato da Konstantin Stanislavskij, dopo quattro anni di studio. Ha approfondito il “metodo” sia nelle sue varianti classiche sia secondo Mihail Chekov, dedicando molte energie al lavoro sul corpo. Si è specializzato nel linguaggio del combattimento teatrale, delle armi e della scherma vincendo il premio Tarkanov 2008.
Ha preso parte a cinque produzioni del Teatro d’Arte/ Scuola studio MXAT, e si è formato su autori come Dostoevskij, Tolstoj, Chekov, Bulgakov, Gogol’ con incursioni nel mondo di Molière, Goldoni e Cervantes. Ha partecipato ad una produzione americana di “Se questo è un uomo” di Primo Levi, nel cinema è stato diretto da Eshpaev in “Ivan il terribile”. Ha iniziato il lavoro sul teatro di narrazione con testi di Tonino Guerra.
In Italia ha studiato tecniche vocali contemporanee e non convenzionali con il maestro De Franceschi. Nel 2009 ha debuttato con Cose dell’Altro Mondo, spettacolo prodotto da Compagnia Bella, L’arboreto di Mondaino e Moscow Theatre Art School.
E’ organizzatore del festival di teatro contemporaneo NET di Mosca, consulente di armi rinascimentali per il teatro Bol’shoj di Mosca; tiene corsi e seminari di stage combat in varie città d’Italia.

I ragazzi e I curiosi:
Maria Giulia, 28 anni, insegnante di sostegno; Filomena 15 anni, liceo classico; Silvia 29 anni, insegnante, Alberto, 13 anni, suona il basso; Pietro12 anni,seconda media; Davide, 27 anni, scultore; Vittoria 17 anni, studentessa; Margherita, 28 anni, violinista; Barbara, 40 anni, dirigente scuola materna; Veronica, 16 anni, studentessa;; Emanuele 28 anni, insegnante; Nicola, 47 anni, suonatore di arpa celtica; Brenda, 13 anni, terza media; Giulia, 17 anni, suona il flauto; Matilde, 15 anni, studentessa, suona il flauto e il pianoforte; Rita, 14 anni,Daniela 40 anni flautista, Rachele 11 anni suona il violoncello.

 

 

 

dal 2 al 16 agosto
Displace n.1
La rabbia rossa

residenza creativa per la produzione del nuovo progetto di Muta Imago
regia Claudia Sorace
drammaturgia e suono Riccardo Fazi
realizz. scena Massimo Troncanetti
performance Chiara Caimmi, Fabiana Gabanini,
Valia La Rocca, Cristina Rocchetti
produzione Muta Imago 2010

"Mi viene quasi da pensare che fosse meglio l’antica, insensata, purezza animale."
Sylvia Plath, Diari

La rabbia rossa è un momento improvviso di incandescenza. E’ una montagna di rocce da spaccare. Suona come colpi sul pavimento. Sembra una ma sono quattro. Che sono una. Sono una.
In cerca di indizi del fatto che sono ancora una persona tutta intera.
Mai sola. Circondata da un moto continuo, decine di volti, così simili al mio.
Se mi fermo, se mi esamino nell’intimo, impazzisco. C’è dentro di tutto, e io non so cosa è meglio. Vorrei fermarmi e riposarmi un poco. Ho camminato così a lungo. Ma no.
Avanti, avanti, avanti. Attraverso secoli di imperi, di decadenza e caduta. A passo veloce, senza tregua.
Non mi accadrà più di riposarmi ancora una volta alla luce del sole – lenta, languida nella pace dorata?
Devo avere qualcosa.
Voglio penetrare la materia di questo mondo: ancorarmi alla vita con i suoi materiali, il ferro, la roccia, la ruggine e la sabbia.
Nel mio piccolo sarò un piccolo dio.
In questo istante, sulla terra, non c’è un solo essere vivente all’infuori di me.
Credo.
Resisto.
Spacco tutto.

La rabbia rossa è una prima manifestazione del più grande progetto Displace che ci vedrà impegnati nei prossimi due anni. Non è uno studio di qualcosa a venire, piuttosto è il primo organo di un corpo da assemblare.
Displace è il senso che ci governa in questo momento. E’ la nebbia che ci avvolge tutti e non rende chiaro nulla. La rabbia rossa è una prima, istitintiva, irrazionale reazione. Una reazione che chiede di accadere presto, ora, prima che si bruci e si consumi. Perché possa essere restituita nella maniera più diretta e schietta possibile, senza troppe costruzioni e abbellimenti. Il mondo è brutale: anche noi lo saremo.
Quattro performer, in uno spazio più lungo che largo, alto e luminoso. Quattro
performer che sembrano una e da una discendono, ma una non sono. Quattro che sono, vivono, si muovono. Cercano di ricordare, usano il corpo per questo, cercano gesti che possano riconoscere, che siano familiari e vicini. Che le differenzino una dall’altra e che magari le facciano incontrare.
Ma dentro brucia una stella fredda, e la memoria non è quella che pensiamo noi.
E non siamo solo un fascio di ricordi del passato e di sogni futuri.
Siamo un fascio di carne che ha bisogno di muoversi e di urlare.
E il ritmo è quello della macchina, e il ritmo è quello del lavoro, colpo, pausa, colpo,
pausa. respiro.
E il colore è quello della rabbia, del sole e del sangue, e il sudore è ricoperto di polvere.
La disposizione mentale è tutto.
Bisogna essere soli per creare mondi.

 

 

dal 23 al 29 agosto

INCONTROLUCE
Secondo frammento
Progetto C R E P A

residenza creativa - secondo studio per la produzione del nuovo spettacolo di Korekané
con Chiara Cicognani ed Elisabetta Gambi
elaborazione della luce Flavio Urbinati
elaborazione del suono Massimiliano Nazzi
assistente Stefania Tamburini
produzione Korekané
con il sostegno di L’arboreto - TeatroDimora di Mondaino e Teatro Petrella di Longiano.

Partiamo dalla rottura, perché ci apre alla possibilità di fuga da un mondo in cui non ci riconosciamo più, ma da cui siamo totalmente risucchiate ed inconsapevolmente annientate. Il guasto segnala che qualcosa può ancora accadere, che esiste un tempo altro, un luogo altro, nuove prospettive da indagare. È un viaggio a ritroso dalla superficie al fondo della terra, dentro le radici. Come all'interno di una   camera oscura: per ottenere nitidezza dobbiamo affrontare l'oscurità.
Da sempre gli uomini hanno cercato rifugi, pertugi, anfratti, luoghi in cui ripararsi, costruito barriere, nascondigli e bunker.
Un luogo in cui scomparire, riposare forse, pensare, parlare, vedere senza essere visti.
Un luogo in cui sottrarsi dall'ossessione del quotidiano e da un mondo che continua a girare, in cui sciogliere i ghiacci dell'indifferenza e dove ci si possa trovare faccia a faccia con la paura.
Dove riappropriarsi dei sensi dimenticati.
Un luogo di domande senza risposte.
Un nulla in cui essere senza essere.

Chiara Cicognani ed Elisabetta Gambi si incontrano durante un seminario nel 2006.
Dal desiderio di creare insieme un percorso alla ricerca di un linguaggio proprio, tra la danza e il teatro, il gesto e la parola, nasce lo spettacolo in quiete, co-prodotto da L’arboreto di Mondaino e finalista ai Festival “Loro del Reno” (Teatri di Vita di Bologna), al Festival “Le voci dell’anima” (Teatro degli Atti di Rimini) e tra i vincitori del Festival “Nuove Espressioni Teatrali” (Casalmaggiore - CR).
Nel 2009 viene prodotto STALLO - studio per un’anticamera (co-produzione L’arboreto di Mondaino, Teatro Petrella di Longiano, Provincia di Rimini – progetto Argo Navis) presentato a Mondaino (RN), Bologna, Milano, Ravenna, finalista ai Festival “Loro del Reno” (Teatri di Vita di Bologna) dove Chiara Cicognani ha conseguito il Premio Miglior Interprete.
Primo frammento di un quotidiano disfatto (primo studio del progetto C R E P A 2011), è stato presentato al Festival Contemporanea di Prato e a Corto Teatro di Ancona.

“La necessità di collocarsi sempre al limite tra il dicibile e l'indicibile è la direzione che stiamo cercando di intraprendere, sia attraverso la parola sia attraverso il corpo. E’ infatti nell’indicibile che il corpo può prendere forma e trasformarsi a proprio piacimento, mutare e rafforzarsi oppure annullarsi, perdere consistenza e sostanza, ed anche in una parola muta pronunciata ma non detta può manifestarsi quel silenzio che tanto racconta. Indicibile è anche quello che non vorresti sentire dire o che non ti aspetti di sentire e invece ti viene proprio annunciato, sussurrato o chiaramente dichiarato. Ma la comunicabilità dei segni può essere potente con la parola solo se essa diventa estremamente poetica, e con il corpo solo se ha la capacità di mutare genere, dimensione e consistenza. Per questo abbiamo indagato autori di grande spessore come Bergman, Sartre, Beckett, Ingeborg Bachmann, la cui lingua traduce immediatamente in immagini le tematiche che sentiamo comuni. Inquietudine, dolore, morte, attesa, incapacità di relazioni, malattia, bellezza, nitore, rigore, estetica, luce e ombra.

Chiara Cicognani ha lavorato, tra gli altri, con ricci/forte, Angela Malfitano, Antonio Viganò, Renata Molinari. Ha collaborato con giovani scrittori come Simona Vinci e Paolo Nori adattando ed interpretando testi di narrativa per il teatro. Oltre alla produzione di spettacoli si occupa di formazione per attori e conduce laboratori di teatro educativo e sociale.

Elisabetta Gambi ha lavorato, tra gli altri, con Teatro Valdoca, compagnia Monica Francia, Claudio Misculin, Claudia Bruni e Anna Russo, la Fura des baus. Sempre più vicina ad un teatro-fisico si muove nel tentativo di individuare un proprio codice espressivo basato su tematiche intime ed animato da impulsi primordiali.

   
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