Il pesce cambiato_copertina

La favola del pesce cambiato

on aprile 23 | in collana incontri da favola | by | with No Comments

testo: Emma Dante
disegni di Gianluigi Toccafondo
postfazione di Silvia Bottiroli

L’arboreto Edizioni
1 edizione: Mondaino, giugno 2007
1 ristampa: Mondaino, giugno 2008

 

direzione: Fabio Biondi
coordinamento: Simonetta Piscaglia
cura redazionale: Sabrina Raggini
progetto grafico: Damir Jellici
realizzazione grafica del logo e della collana: Lucrezia Gismondi

Pagine: 48 tutte illustrate, in quadricromia
Rilegatura: due punti metallici
Formato: 21 x 26,5 x 0,6 cm
Prezzo di copertina: 12,00 €
ISBN 978-88-902681-3-7

 

Ci sono incontri con alcune persone che scuotono più di altri nel profondo della coscienza e della memoria; incontri con autori e opere che portano con sé il potere della bellezza, l’energia vitale che genera emozioni intense, incisive e leggere.
Creatori di tagli profondi e visioni fulminanti che interagiscono con i pensieri straordinari e i lunghi respiri della vita: per contrasto o per comunanza di idee e sensibilità.
Segni e percorsi artistici che vivono nel tempo, che ognuno di noi cerca di raccogliere, interpretare e gettare oltre gli ostacoli, raccordandosi con gli sguardi d’altri autori, altri scavi, nel terreno della dolorosa contemporaneità.
Per L’arboreto di Mondaino i brevi e intensi incontri con Emma Dante hanno originato incanto e stordimento, come il dono di affidare a noi la pubblicazione di questa sua prima favola scritta per i bambini e rivolta inevitabilmente agli adulti che sognano di nuotare nelle acque agitate dell’oceano.
Alle parole di Emma Dante abbiamo fortemente voluto congiungere i disegni di Gianluigi Toccafondo, pensieri profondi e sbilenchi come le anime dei suoi eroi trasfigurati dai sentimenti della materia. Fabio Biondi

Farsi altro da sé
di Silvia Bottiroli

“Il pesce cominciò a nuotare…” Ogni favola è figura di un viaggio e di una trasformazione, passaggio da un mondo a un altro o anche passaggio di stato, diLa favola del pesce cambiato disegno di Gianluigi Toccafondo condizione. La favola del pesce cambiato scritta da Emma Dante non sfugge al suo destino, e anzi vi precipita dentro con grazia e naturalezza, raccontando quel tempo indicibile che precede l’esserci.
È storia di trasformazione, di risposta a una chiamata e di spirito d’avventura, quella del pesce che nuota fino allo stremo delle forze per vincere la sua gara e crolla appena conseguita la vittoria. È storia di attesa e di più lenta trasformazione, di pazienza (che, come insegna Marina Cvetaeva, è la sola “volontà creativa”), quella dell’oceano che lo aspetta e lo nutre. Ed è storia di paura e di smarrimento, ma anche di abbandono fiducioso e di timore che sa sciogliersi in speranza, quella del pesce-bambino che, mentre cresce a dismisura, si interroga sul senso e sul tempo del suo stare immerso in una vasca sempre più piccola e accetta infine l’attesa affidandosi al disegno che ancora non sa scorgere.
La favola del pesce cambiato è quindi storia d’amore e di abbandono: amore per la vita intesa come ricerca inesausta, e consegna al proprio destino, che si fa prima attesa e poi corsa a perdifiato quando il tempo è compiuto e la trasformazione arriva improvvisa, un precipitare nelle cose, nel centro immobile di se stessi: “la maturità – scrive Rilke – non è una questione di calcolo”.

Come in tutte le favole c’è una lezione, e come in tutte le favole essa è diversa per ogni lettore, bambino e adulto, che sceglierà di indugiare su di una parte o sull’altra, ma a tutti parla la lingua dell’ impossibile. Che significa esistenza di un altro piano oltre al visibile, di una possibilità di senso che si fonda sull’ascolto profondo di sé e che chiama a essere, ad affidarsi alla trasformazione anche quando è informe e spaventosa, ad andare fiduciosi verso il proprio mare.
Ciò che rende più affascinante questa favola è il fatto che la stessa paura e lo stesso abbandono alla trasformazione appartengano alla sua, di nascita: un testo – scritto da Emma Dante – che ha incontrato un mondo di immagini – quello di Gianluigi Toccafondo – e al suo interno, letteralmente riscritto in una nuova grafia, impastato di colore e immerso in un processo artigianale, ha vissuto un denso passaggio di stato.( 1 )
Le pagine disegnate da Toccafondo assorbono e amalgamano materiali eterogenei (parola, fotografia, disegno) in un gesto plastico, che li trasforma in un mondo pastoso e saturo di colore, in cui le figure sembrano diluirsi o fondersi nella materia.
È attraverso questa esigenza di metamorfosi in cui ogni cosa sembra aspirare a farsi altro da sé che si compie la poesia(nel senso di poiesis, azione) della Favola del pesce cambiato: una vertigine che, come causata da un improvviso svuotamento, consente allo sguardo di aprirsi a visioni potenti che permettono di vedere un po’ più a fondo persino la realtà.
Non sono separabili, la parola di Emma Dante e il disegno di Gianluigi Toccafondo, come non lo sono il pesce e la vasca della favola; solo insieme daranno vita ad altro da sé, se fatti crescere nell’attesa amorevole di chi sfoglierà le pagine di questo libro per trovarvi qualcosa che possa appartenergli.

Nata a Palermo nel 1967, Emma Dante è drammaturga e regista della Compagnia Sud Costa Occidentale, fondata insieme a Sabino Civilleri e Manuela Lo Sicco – a cui si è aggiunto successivamente Gaetano Bruno – nel 1999.
Emersa nel teatro italiano con mPalermu(2001, vincitore del Premio Scenario, del Premio “Lo Straniero” e quindi del Premio Ubu), ha completato una trilogia dedicata alla sua città natale con Carnezzeria (2002, anch’esso Premio Ubu) e Vita mia (2004). Negli stessi anni si è confrontata anche con Medea (2004) e con la scrittura di Tommaso Landolfi in La scimia (2004), tratto dal romanzo breve Le due zittelle. I suoi ultimi spettacoli Mishelle di Sant’Oliva (2005), Cani di bancata (2006) e Il festino (2007) testimoniano un ritorno alla Sicilia come orizzonte e materia di un teatro in cui lingua, corpo e spazio si fondono in affreschi a tinte forti che portano con sé il sapore antico e violento di un sud fatto di famiglie e incesti, riti e spazzatura, desiderio e impossibilità di dare vita a una comunità profondamente umana.
Nato a San Marino nel 1965, Gianluigi Toccafondo vive sulle colline di Bologna. Dal 1989 realizza cortometraggi di animazione fra cui Pinocchio(1999), Essere morti o essere vivi è la stessa cosa dedicato a Pier Paolo Pasolini (2000), La piccola Russia (2004); pubblicità come Woman finding love per Levis (1993), Sambuca Molinari (1995) e United arrows (Tokio, 1998); sigle quali Tunnel per Rai tre (1994), Carosello per Rai due (1997), La biennale di Venezia per la 56ª Mostra d’arte cinematografica (1999); loghi animati per Fandango (1998) e per la Cineteca di Bologna. Tra le mostre personali: Pinocchio (Bologna,1995; Milano, 1998; Parigi, 1999), Essere morti o essere vivi è la stessa cosa (Torino, 2001), A partire dalla coda(Udine, 2002), La piccola Russia (Tokio, 2004), Il Calabrone assassino (Roma, 2006). Le sue immagini segnano due edizioni del festival di Santarcangelo dei Teatri (2001, 2002), accompagnano la stagione di Emilia Romagna Teatro 2004. Dal 1999 disegna le copertine di Fandango Libri. Di recente pubblicazione: Jolanda, la figlia del Corsaro Nero di Emilio Salgari (Corraini, 2006), Il Calabrone assassino.
Pitture, stampato in occasione della mostra alla Galleria Il Segno di Roma e il libro Giosué Carducci. Un poeta a Bologna(Bononia Press, 2007).


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