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| Esercizi
di visione Il laboratorio Sguardo Memoria Racconto di Emanuela Surace « Il mio sogno comincia con l’attore che va giù in platea a strozzare un critico e legge ad alta voce tutto ciò che ha annotato in materia di umiliazione». Oh, Bravo, Ingmar Bergman! Finalmente! Quest’immagine dell’attore che scende in platea per uccidere il critico, per quanto truculenta, mi piace molto: è divertente ma soprattutto liberatoria. Anche per me che partecipo a un laboratorio consacrato appunto alla “critica teatrale”. Forse anch’io sono qui per uccidere definitivamente l’odiata figura. Infatti, ammazzata l’idea stessa del malefico giudice re-censore, eccomi alla prese con altre più amabili e primarie attività, che hanno in sé il potere di riconciliarmi con l’esperienza stessa del teatro: lo sguardo, la memoria, il racconto… Di fatto, il laboratorio di Massimo Marino non si concentra sulla critica teatrale in senso stretto. Essendo piuttosto un laboratorio di scritture teatrali che nascono dall’osservazione di differenti modi possibili di fare teatro: uno spettacolo, delle prove o un laboratorio. E’ una palestra per osservatori in allenamento. E’ una riflessione su quelli che sono i meccanismi della cronaca, della visione, dello scrivere e del trasmettere il racconto dell’esperienza teatrale secondo differenti punti di vista. Perché diversi possono essere i modi di osservare e l’arte dell’osservazione, nello specifico quella teatrale, non è solo quella critica. Certo il primo giorno, con le nostre belle sedioline in cerchio, anche noi ci siamo chiesti un po’ spauriti chi fosse in fine un critico teatrale. Ma al di là delle definizioni e delle utopie di ciascuno, quello che in fondo mi sembra più importante nel lavoro proposto è proprio il pensare e l’agire in funzione del nostro sguardo sul teatro, in una sorta di continuo gioco della memoria, verso il racconto di ciò che abbiamo visto e osservato fin nel vivo della creazione artistica. Di questa prima
fase, certamente il ricordo più prezioso
resterà per molti di noi |
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