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Esercizi
di visione
Teatro di Terra
di Lorenzo Donati
Un palco di un
teatro. Sopra, sistemate in un largo ovale, piccole panche
con
di fronte cassette da frutta a fare da tavolino. Due piatti, due
bicchieri,
vino e acqua per ogni coppia di spettatori. Il profumo
proveniente da un
grosso fornello acceso comincia a solleticare
l’appetito dei presenti, mentre
da uno strambo forno escono
succulente focaccine. Sdraiata sullo spazio
scenico, la figura
stilizzata di un uomo ricavata con terra scura.
Questo è lo
scenario che si apre davanti agli occhi dello spettatore-commensale
di
Teatro di terra, secondo spettacolo “culinario” del
Teatro delle Ariette.
Come già in Teatro da Mangiare?, cibo e racconto costituiscono
una cosa sola,
creando un folgorante melange a cavallo fra leggera
autoironia e poetica
riflessione su se stessi. Formaggi, mandorle
e una deliziosa zuppa di legumi,
si confondono con la storia della
compagnia, a partire dalla loro decisione di
abbandonare il teatro
per ritirarsi a lavorare la terra. Apprendiamo della fatica
del lavoro
sui campi di grano e ci vengono mostrati i semi degli ortaggi,
custoditi
in piccole scatole personalizzate come fossero pietre preziose;
viene
narrata un’improbabile barzelletta, resa esilarante grazie
alla folle
vitalità di chi la racconta, ma troviamo anche
storie di amori frustrati,
di dolore e sofferenza, accompagnate dalle
note struggenti di una canzone
di Tom Waits. E diventa chiara l’antica
e immensa forza delle piccole battaglie
di ogni giorno, al di là di
qualsiasi presa di posizione ideologica.
Soprattutto mentre la polenta
calda, pronta al termine dello spettacolo,
si scioglie sui nostri
palati.
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