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Esercizi di visione
Secondo Pasolini, lo spettacolo

di Filippo Arcelloni

Nel caldo afoso di fine pomeriggio, quattro uomini che portano sulle spalle
un baule appoggiato a due lunghe stanghe di legno assieme a due donne
con ceste in vimini indossate come zaini salgono la scalinata medioevale
della Chiesa del Santissimo Salvatore di Castelnuovo Val di Cecina.
Di fronte alla porta centrale gli uomini depongono la portantina per andare
a disporsi, in sommesso silenzio, ai quattro angoli della stessa; le donne
si spostano verso un muretto, depositano le ceste da cui estraggono bicchieri
di plastica e bottiglie di vino bianco.
Intanto le campane incominciano a suonare a lungo, alternate dal silenzio
di brevi intervalli, richiamando il pubblico ad una nuova celebrazione. Chi arriva
salendo vede in prospettiva gli scalini, la portantina con il baule e dal fondo
buio della chiesa la statua in legno di Gesù Cristo illuminata a giorno.
Il pubblico si è riunito in piccoli capannelli, a chiacchierare, mentre sorseggia
il vino che le due attrici delle Ariette hanno provveduto ad offrire; ma è una
calma apparente. Uno degli attori si aggira tra i gruppetti informandoci e
sollecitandoci, “contro tutto questo, noi, dobbiamo rimanere noi stessi”.
Arriva il momento della partenza, dalle casse audio di una radio ascoltiamo
le parole del Vangelo secondo Matteo, tratte dall’omonimo film di Pier Paolo
Pasolini: “non vi affannate per il domani, basta a ciascun giorno la sua pena”.
Si scende per il borgo vecchio del paese, case in sasso antico abbarbicate
alla montagna e una rete di piccole strade pavimentate a lastre di pietra:
è l’inizio di una “via crucis” teatrale composta da sette stazioni.
Ed è ancora Pasolini, che ci accompagnerà per tutto lo spettacolo, a colpirci,
a stupirci per la forza allora profetica e ora attuale che le sue riflessioni
contengono, profezie che lette, urlate, pronunciate nei luoghi antichi di chiese,
di fronte a palazzi abbandonati, o solamente appoggiate all’aria mentre
osserviamo un panorama di colline e boschi centenari diventano taglienti
ed acuminate, “Io sono una forza del passato”.
E’ una strada in discesa, faticosa per i portatori, che alternano ai momenti
di recitazione quelli di silenzio, un silenzio ricco di attenzione alle parole dette,
ma anche spazio dove lo spettatore ha il tempo di riflettere, di osservare,
di aprirsi a nuovi pensieri, fino ad arrivare all’ultimo atto della rappresentazione.
Ci accoglie un piccolo prato, con vista su colline, boschi, campi coltivati e
altri prati, qui da tre bauli verdi gli attori estraggono pentole, piatti, vino, cibo,
dolci, formaggio, pane. Imbandiscono la tavola e quindi invitano il pubblico
a cenare. Intanto vengono piantate, ravvicinate, tre croci in legno che
diventeranno l’intelaiatura di uno schermo di cotone bianco dove nel momento
dell’imbrunire, seduti, sdraiati, mentre beviamo o mastichiamo, incominciano
a scorrere le prime immagini di un film in bianco e nero, Il Vangelo secondo
Matteo. Da quel momento è solo silenzio per ascoltare le parole antiche
della vita di Gesù, parole che lasciano ricchi di pensieri
.


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