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Topografici LUOGO NOTTE MOLLICHE >>> In che luogo, in che tempo scriviamo? Proviamo a sentire e a descrivere gli spazi dove abbiamo vissuto alcuni giorni di laboratorio? Facciamo il gioco del silenzio! E adesso cos’ha in mente? Due notti insonni alle spalle; la cena dell’agriturismo qui di fianco sullo stomaco; overdose di sensazioni. Abituata ai rumori nuovi, non li percepisco quasi più. Le lucciole. La mente satura. L’olfatto finalmente spento. Vado a dormire. Ci provo. Forse no. Massimo ci aspetta tutti fuori. A quest’ora, al buio, sembra un altro posto. Dove sono? E perché? E adesso dove va? Lo seguiamo. Penso che magari per l’ultima sera ci ha riservato qualcosa di speciale. Che ha scoperto un posto nuovo. Dopo un po’ non me lo chiedo più. Passo veloce. Testa bassa. Poi alzo anche lo sguardo. Mi ricordo che sono lì per questo. Non importa se scivolo sulla ghiaia umida o se poggio i piedi su qualcosa di indefinito; se la maglia rimarrà impigliata nelle ortiche. Agli abitanti notturni dei boschi non ho pensato. Ma non importa. Salgo, l’unica cosa che riesco a percepire. La terra ha un colore diverso, i profumi si confondono, rincorro una madeleine dell’infanzia ma la smarrisco quasi subito; la testa gira per il vino. Questa luce intermittente la emettono le stelle? Se ci penso, ho un po’ paura. Non ho voglia di tornare indietro. Arrivo in cima alle scale: il gusto di dire “sono più in alto”; uscire prima dal buio. E tu spegni quella luce! Poi avanti. Rumori. Le voci dei superstiti di Mondaino addormentata si sovrappongono al nostro respiro affaticato. Quella dev’essere la fabbrica di fisarmoniche dei fratelli galanti! Poi il bar Ferrini, parrucchiera “Nadia per lui e lei”, la tabaccheria “centrale”, qui ci sono già passata? Se allargassi le braccia probabilmente riuscirei a toccare i lati di queste viuzze; ma sembrano immense. Parte di un vecchio set cinematografico; i riflettori puntati addosso. Ora scendo verso casa. “Casa”? Buio: gli occhi si riabituano a fatica. Sogni d’oro. Chiara Alessi Mondaino, l’Arboreto Alberi, cespugli, sentieri, la vista che spazia oltre la vallata, ai campi coltivati. Le mille sfumature del verde, tante quante sono quelle dell’anima. Una strada sterrata, una curva, una casa, un teatro. Un punto d’arrivo e punto di partenza. Incontri. Incontri casuali fatti nel bosco. Il nostro incontro. Camminare di giorno e di notte lungo i sentieri di questo parco Il perdersi ed il ritrovarsi dei pensieri. L’ascolto. L’abbiamo ascoltata anche noi, con le mani sull’erba secca sotto il sole di giugno, l’abbiamo ascoltata nel vento attraverso la pelle, seduti a terra. Nell’erba secca di giugno,nelle pietre di questo luogo. E ci siamo ascoltati. Parole. Parole raccolte e lasciate cadere, suggestioni. Nicoletta Pasolini Visto dalla luna o quasi « Nessuno può uscirne fuori e tanto meno con il messaggio di un morto. Tu, però, stai alla tua finestra e lo sogni, quando viene la sera» Franz Kafka, Il messaggio imperiale E’ noto come il teatro sia la cosa più difficile da salvare al mondo. Tuttavia, quantunque tutto ciò oltrepassi il rigore che la ragione riconosce a ogni cosa, il viaggiatore che si trovi per caso a passare da questi luoghi sarà sorpreso. All’Alboreto, sotto una grande foglia ruvida c’è un teatro. Questo teatro muto e in attesa è già abitato. Così i luoghi ci parlano del loro passato e a volte anche del loro futuro, di quello che vedranno e di ciò che diverranno. E’ noto infatti come solo il teatro possa salvare il teatro. Oh! Straziante meraviglia delle creature! Emanuela Surace Il teatro messo a dimora Nell’anno 1988 l’amministrazione di Mondaino, comune situato sulle colline della Val di Conca sui morbidi confini tra romagna e Marche, compie un atto generoso, controcorrente per i tempi odierni, si occupa di cultura, e se n’occupa affidando ad un’associazione culturale i nove ettari di un ex – orto botanico, nasce dell’Arboreto. Oggi, dopo sette anni, possiamo affermare che il gesto rivoluzionario non è stato vano, l’Arboreto è un luogo di lavoro teatrale e ambientale cresciuto, passo dopo passo, che si è ritagliato ampio spazio all’interno del circuito teatrale italiano. L’anno 2004 ci porta la seconda tappa di lavoro, alla struttura iniziale composta dalle due case foresteria si affianca lo spazio teatrale e il nuovo progetto dell’Arboreto diventa il Teatro Dimora; si sceglie quindi di continuare a percorrere la strada della creazione artistica, ma in un luogo di meditazione e perdita, strana idea essendo Mondaino a solo venti chilometri dalla costa romagnola, la più grande fabbrica dei divertimenti della penisola italiana. Evidentemente qualcuno ha scoperto la formula per una nuova rivoluzione, la rivoluzione della goccia, felice sintesi tra l’ardore e la voglia di modificare il mondo e lo scavare la pietra con il continuo incessante cadere di una goccia d’acqua dopo l’altra. La visione di tante piante teatrali messe a dimora nell’ex-orto botanico con il panetto di terra che ne avvolge le radici, lascia un piacevole sorriso e pone più domande, una volta cresciute chi le poterà? chi ne raccoglierà i frutti ? e soprattutto saranno dei prodotti biologici o frutti geneticamente modificati ? Filippo Arcelloni Civiltà sepolte sotto le dolci colline Vecchi rumori e odori mi ricordano un tempo lontano, la mia origine contadina. Quanta storia conserva questa collina? Oggi l’Arboreto è la sede di perCorsi fra arte e comunicazione e natura, che prende nome dall’associazione culturale. Un luogo naturale, ex orto botanico, dove si sviluppa il progetto culturale dell’Amministrazione di Mondaino (RN.) per elevare le capacità del territorio. Un luogo che mi sembra lontano dal caos della quotidianità che m’imprigiona. Il luogo che sogno mi farà allontanare il pensiero che al momento mi strugge l’anima. Il con….tatto con la natura mi ha ispirato un senso di libertà e mi ha fatto volare con lo sguardo oltre. Questa mattina dalla finestra del bar della piazza di Mondaino, i miei occhi hanno osservato anche i luoghi circostanti. Dolci linee curve, un ex convento francescano immerso completamento nel bosco, oggi di proprietà di uno dei fratelli Garamondi. Dietro ancora, una superficie luccicante, il mare. Ma anche qui in questo luogo, sento l’esistenza delle regole. E’ la natura o la relazione con i miei compagni e compagne o l’esperienza che ho voluto condividere con loro? Maria Grazia Marrulli MOLLICHE Piccole tracce per ripercorrere con la memoria quanto abbiamo vissuto durante il laboratorio Sguardo Memoria Racconto. Parole, come le molliche di pane lasciate da Pollicino per non perdere di vista il cammino, per ritrovare la strada fatta e da fare. Ecco così, la breve evocazione del nostro percorso che vorremmo invitarvi a seguire… Filippo Serietà: la piacevole sorpresa di trovarsi tra persone che sentono e vivono il laboratorio con la stessa sintonia. Il piacere di scrivere, di affrontare i compiti con divertimento e tranquillità. Anomalia: l’anomalia dei ritmi, non dettati dagli orari quotidiani ma dalle esigenze del lavoro stesso. Scrivere di notte o di mattina presto, avere la libertà di gestire il proprio lavoro. Ascolto: la disponibilità ad ascoltare il lavoro degli altri, le critiche e i dubbi sul proprio lavoro. Chiara Per chi scrivo? Cosa? E come? Interrogarsi innanzitutto. Non accontentarsi ma accettare di non sapere o poter rispondere. Lasciar depositare. Comunicare alla fine. Descrivere e descriversi; dividere e condividere. Lorenzo Ricerca: di parole, di ispirazione, di idee. Mettersi in ascolto, fare scendere le condizioni giuste per comunicare non pensare alla fatica. Perdere il filo e ritrovarlo, salire e scendere. Lucidità: Sostare sul crinale fra veglia e sonno. La stanchezza è una condizione esistenziale non fisica. Necessità della non piena facoltà delle proprie azioni/ pensieri. Esperimento: Tentativo. Lo spazio per buttarsi senza (per forza) farsi male. Il piacere di provare per poi cominciare da capo. Chiudere pagine per imboccare strade diverse. Di continuo. Emanuela Mani: Le mani di Marijs Boulogne mentre ci raccontava come sarebbe stato il suo spettacolo. Occhi: Gli occhi pieni di lacrime di Paola mentre provava e i nostri occhi che li guardavano. Notte: la notte, quando siamo andati a fare la passeggiata con Massimo, nei boschi di Mondaino. (a cura di Emanuela Surace) Menu Sguardi >>> |
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