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Laboratori

IL RITMO DEL TEATRO, OVVERO LA FORMA DEL DESIDERIO
Ambulatorio teatrale condotto da Claudio Morganti


“Le cose leggere con gravità, le cose pesanti con leggerezza”
Conversazione con Claudio Morganti di Filippo Arcelloni

In un piccolo bar-ristorante sulle colline di Mondaino: siamo a cena
in una sala chiassosa, il momento è quello della pausa di riposo che
intercorre tra un buon primo, seguito da un gustoso secondo e l’arrivo
del dolce, il caffè e l’ammazzacaffè.
Per ottenere l’intervista ho dovuto preparare psicologicamente Claudio
Morganti per alcuni giorni, e ora, con mia soddisfazione, mi è seduto
accanto, con la stessa espressione gioiosa di un agnello pronto per
essere macellato. A cosa non serve un laboratorio teatrale?
Rispondo con leggerezza, ironia e sintesi. Un laboratorio teatrale non
serve a appropriarsi di strumenti per fare meglio il proprio lavoro, non
serve a arricchire tecnicamente, non serve a insegnare, un laboratorio
non insegna nulla. L’imparare dipende da chi frequenta il laboratorio.
A cosa non serve il Teatro?
Ho paura, ho il sospetto che il Teatro non serva a migliorare il mondo.
Mi sembra proprio che non serva a quello.Cosa non serve ad un attore?
Per fare l’attore non serve la serietà, la pesantezza, la logica, la disciplina,
l’intelletto, la ragione. Ognuno di noi ritorna a sedersi a tavola riprendendo
a chiacchierare e cenare. Dopo un’ora circa arriva il momento del conto.
Paghiamo. Ci alziamo. Claudio Morganti mi guarda, si avvicina e sottovoce
mi sussurra “L’arte non serve, l’arte va servita”. Ecco ora l’intervista è
veramente conclusa.


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