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Residenze
ENDLESS
MEDICATION
INTERVISTA A MARIJS BOULOGNE
di Chiara Alessi
L’intervista, realizzata
sabato 26 giungo sul viale ciottolato dei boschi
dell’Arboreto, è stata
registrata in lingua originale. Nella fase di traduzione
e riscrittura
mi sono permessa di apportare alcune lievi correzioni e tagli
per alleggerire
dei passaggi risultanti ostici alla lettura. Altre informazioni
sulla compagnia
sono state aggiunte in un momento successivo. Le espressioni
salienti dell’artista
sono comunque rispettate in maniera fedele. Allo stesso modo
ho tentato
di riportare letteralmente la descrizione finale dello spettacolo Endless
Medication, realizzata volutamente
da Marijs come esercizio in italiano,
nonostante le possibili difficoltà a
una sua comprensione globale.
Dove e come nasce il
percorso di Boulens Paulina e che cosa ha portato
Marijs Boulogne e Manah
Dupaw da Bruxelles qui all’Arboreto
a Mondaino?
Manah proviene dal lato francofono del Belgio, io da quello fiammingo.
Abbiamo
cominciato facendo improvvisazioni ogni domenica alla radio. Così lentamente
il
materiale che avevamo nel ventre è emerso alla ricerca di una terza
lingua
comune: abbiamo inaugurato una fantasia su un mondo, era una lingua
nostra,
un miscuglio delle due, non creata per particolari ragioni estetiche
ma come
se fosse una condizione naturale. A Bruxelles ci sono il 15 % di
fiamminghi
e parlano tutti francese (anche se viceversa non tutti i francesi
capiscono
il fiammingo) e succede spesso di inventare nuove parole essendo
abituati
al plurilinguismo. Non si ricerca l’armonia ma si cerca di
essere musica
comunque, trovando al contempo anche nuove strade per le nostre
storie,
cercando sempre di creare qualcosa di inatteso. Una grande libertà forse
anche
pericolosa! Con il nostro linguaggio speciale è molto difficile
per un
ascoltatore e certe volte siamo solo noi due che capiamo quello che
ci diciamo
e gli altri si addormentano o si sorprendono. E’ come un
esperimento:
ci lascia molta libertà.
Oltre alle lingue che vi separano trovate anche altri elementi di differenza?
La tua compagna predilige un’arte “bruta” e grezza, tu
invece dici di avere
sempre avuto una forte attrazione per il misticismo,
i miracoli, l’agiografia…
Soprattutto nella storia del cattolicesimo ci sono state molte donne famose
appartenenti
a minoranze, che hanno avuto il dono pentecostale di capire
e farsi capire
pur parlando in diversi modi. La differenza era tra la lingua
degli uomini
che era quella accettata e riconosciuta anche dalla Chiesa
e il linguaggio
nuovo, con il movimento del beghinaggio del libero spirito,
che parlava la
lingua del misticismo ma non era riconosciuto da nessuno,
al di fuori della
donna. Non c’era una lingua per dire “Dio è amore” e
si
doveva improvvisare, proprio come fanno le attrici.
E a proposito della vostra formazione di attrici in Belgio?
Quando abbiamo iniziato facevamo venti minuti in un festival a Liegi,
completamente
underground, in un garage a –5°, senza finestre, cento
persone
riunite come delle sardine, abbiamo dovuto usare delle piccole
lanterne,
come una magia. Ma non avevamo soldi.
Noi abbiamo tre governi in Belgio, dunque una situazione con culture differenti
da
cui dipendono diverse modalità di investimenti: le Fiandre finanziano
davvero
molto il teatro, hanno un governo che difende l’arte e diverse
scuole;
invece i Valloni non avendo nulla sono costretti a trovare la forza
e l’energia,
anche la più rude, in se stessi e questo è molto
interessante per studiare
i modi diversi di espressione che ne derivano.
Nella cultura vallona c’è sicuramente più apertura rispetto
all’arroganza dei fiamminghi.
Per quanto riguarda la formazione artistica: io ho fatto una scuola a Bruxelles,
con
un’impostazione più letteraria e filosofica e solo dieci
settimane
di insegnamento all’anno: il rapporto con il teatro era assolutamente
libero,
“selvaggio”, spettava solo a noi studenti improvvisare,
proporre dei temi
di discussione; era più una scuola per registi che
per attori. Manah invece
ha fatto la scuola d’attore, della durata
di tre anni, impostata sull’insegnamento
di Grotowski e basata principalmente
sul lavoro dell’attore, sull’immedesimazione,
con una tradizione
molto forte e piuttosto faticosa.
E veniamo a dove
vi siete incontrate tu e Manah…
Sulla strada. Lei era in una casa occupata con un sacco di altri artisti,
c’era
appena stato un incendio e un loro amico era morto: il momento
era davvero
commuovente; io ero in cerca di un posto in cui stare e mi
sono recata lì.
Così è avvenuto l’incontro:
in un bar davanti ad un bicchiere di vino, ci siamo
sentite molto unite.
Poi abbiamo cominciato il nostro cammino di vita e
di mestiere insieme,
nonostante le diversità.
Con le lingue…
Ma anche di culture teatrali. I francesi cercano ancora molto la bellezza,
l’illusione,
l’immaginazione, mentre i fiamminghi sono molto
più concreti,
non hanno nessuna magia nella loro arte. Nello spettacolo
compare l’incontro
tra queste due modalità d’approccio
differenti: Manah che crede di essere
Rosa e in lei si immedesima mentre
io sono più concreta e mi tengo distaccata
dal ruolo che interpreto,
non cerco il bello o il fascino, non voglio far cascare
il pubblico in
un inganno, non voglio deviarlo. Divise saremmo sicuramente
insopportabili
per l’esasperazione con cui recitiamo: costume, patetismo,
partecipazione
da una parte e distacco, straniamento, freddezza dall’altra.
Unite
però l’effetto è quello dell’una che fa da controcanto
all’altra.
Giocare con l’idea che ci può essere illusione
o no, non si deve seguire una
delle due linee per forza, in questo il teatro
francese, a differenza di quello
fiammingo è un po’ più retrò.
Siamo arrivati ad Endless
Medication, e ritorniamo alla domanda di partenza.
Che rapporto c’è tra
questo spettacolo ed il vostro essere qui, oggi, a Mondaino.
Sareste potute
arrivare ai primi di luglio a Santarcangelo e montare direttamente
lo spettacolo.
Perché trovarsi invece un mese
prima?
La nostra idea era quella di portare qui lo spettacolo in italiano, per questo
siamo
dovuti arrivare prima a Mondaino e far pratica della lingua.
Francesca Mazzucato
e alcuni responsabili del festival ci hanno aiutato
in questo e nella traduzione
che però non cerca di essere letterale.
In questo
modo non è più la nostra lingua originale, anzi noi cerchiamo
volontariamente
di fare degli errori in italiano creando una lingua altrettanto
nuova. Anche in questo l’approccio mio e di Manah è molto differente:
lei,
a dfferenza di me, non capisce assolutamente l’italiano e quindi è obbligata
a
studiarlo sui nastri e il risultato è che ha una pronuncia notevolmente
migliore
della mia, parla davvero molto bene, ma dimentica altrettanto bene
proprio
perché non capisce quello che sta dicendo mentre lo dice.
A quel
punto intervengo io che però parlo in maniera meno esatta,
soprattutto
per la pronuncia. Sono arrivata a Mondaino i primi di giugno
per imparare
meglio l’italiano e praticarlo, lei mi ha raggiunto dopo
e lavora molto
assiduamente, anche più di me, ma solo sul testo e
sul nastro. Così quando
non si ricorderà le parole l'aiuterò io
e lei aggiungerà la bellezza che forse
manca a me.
Endless Medication è una
rivisitazione, piuttosto particolare della vita di
Santa Rosa di Lima. Avresti voglia di raccontarci lo spettacolo con cui
sarete
dal 2 all’11
luglio a Santarcangelo?
Immaginatevi che queste siano le mani di Dio [Marjis alza le due mani,
mimando
quello che nello spettacolo sarà il gioco di ombre proiettate
sullo
sfondo]: una mente sempre; l’altra dice sempre la verità. La
Realtà
contro la Verità. A volte capita che una sanguina e
ne risente la persona
che corrisponde a quella parte: perché gli uomini
sono le mani di Dio,
gli animali i suoi genitali e le loro zampe i peli delle
sue gambe. È così
che funziona. E anche Dio sente male perché le
mani sono le sue, anche
se è strano, essendo lui che procura questo
male. A volte succede peggio
che il solo sanguinare. Per esempio una volta
le due mani si sono incrociate:
la Realtà ha afferrato la Verità per
le grosse tette e le ha infilato il grosso
pisello nel culo e adesso la Verità stessa
aspetta un figlio nel suo intestino
crasso e l’ovulo fecondato blocca
il cammino del cibo verso gli escrementi.
La questione è se tenere
il figlio oppure no.
Cominciamo con la storia di Rosa.
Rosa non piangeva mai; era una bambina tranquilla. Una volta il dottore
era
stato chiamato per capire che cosa le succedesse: un baule pesantissimo
le
era caduto sul dito e la cancrena le aveva marcito la mano ma lei continuava
a
non lamentarsi. Il dottore senza anestesia le aveva amputato l’arto;
lei tremava
un pochino ma non piangeva.
Rosa faceva coroncine di fiori. La nonna e la madre non sospettavano niente
perché lei
era bellissima quando se le infilava in testa. Poi, però,
si accorgono
che la corona nasconde dei chiodi che le procurano dei grossi
buchi in testa:
Rosa voleva essere un fachiro. Collezionava insetti, poi
li lavorava a maglia
per farne una coperta e cercava di dormirci sotto; a
volte andava nei grandi
magazzini nel reparto del sapone in polvere, faceva
dei buchi e si sdraiava
per terra aspettando che tutta la polvere le cascasse
addosso e quand’era
tutta bianca, come un pupazzo di neve, andava nel
canale e si buttava dentro
come una nuvola nel cielo.
I suoi orgasmi avevano il gusto di quello che aveva mangiato.
Accadono cose strane nella vita di Rosa.
Infatti un giorno la sua merda ha preso il cammino inverso del corpo e le è
uscito
qualcosa dalla bocca. Lei si è accorta di essere incinta nel suo intestino
crasso.
Ma di chi era incinta? Non poteva essere che dio, perché lei
era ancora
vergine nel culo. Dio le dice di tenere il figlio che deve salire in cielo;
fino al parto
le manderà una macchina per respirare che permetterà al
bambino di sopravvivere
per i nove mesi di gestazione. Rosa perde sangue
ogni giorno dalla bocca,
non molla, ma è sfinita. Il secondo mese
non riesce più a
succhiare aria dalla
macchina per respirare e comincia ad ingerire la sua
merda. Il terzo mese
non respirà più e si rivolge a Dio: “Perché hai
preso me? Fammi un parto
prematuro! Non sopravvivo… - ma Dio non c’è e
lei decide di fare il cesareo
aprendosi un’anguria che le fa da ventre
gravido – Dio devi mandarmi un dottore
per aiutarmi!”. Il medico
allora le fa un’auscultazione e le dice: “vuoi essere un
perfetto
fachiro ma non lo sei, la vita fa schifo… forza passiamo al prossimo
paziente!” Rosa torna a casa imprecando contro Dio: “Perché hai
fatto questo?
Sei entrato nel buco sbagliato! Non potevi sceglierne un altro?
Il naso, un orecchio?”
Poi sogna che il figlio sia un uovo. Lo covava, lo teneva al calduccio e
nel frattempo
andava a correre e giocare in giardino. Una volta, tornando,
lo trova congelato
in frigorifero, cerca di scaldarlo buttandolo in un tegame
d’acqua bollente e
questo si rompe, esce il bianco, apre il guscio
ma non c’è niente, solo il rosso.
Adesso la verità è furiosa
con la Realtà per quella gravidanza e vuole una
rivincita identica
e nasconde nella gola di Dio un coltello con un po’ di sperma
sulla
punta del suo cazzo divino. Per distrarre la Realtà, la Verità la
interroga:
“Esiste l’amore o c’è solo la tenerezza?”,
l’attira fino a sé, prende il coltello
e la feconda.
Proprio nel punto che corrisponde a dove abitava Rosa che comincia a sentire
male
ovunque: tra le gambe, dappertutto, perdendo sangue dalla vagina.
Va dal dottore che la tranquillizza: “Rosa ti sono venute le mestruazioni!”,
ma
lei è incredula: “sono stimmati divine; adesso cuci!”
Il giorno dopo la ferita cresce e continua per diversi giorni ad aumentare
e
la gamba si ingrossa finchè non le sono quasi saltati i punti e
spunta fuori
un piedino dalla coscia. Il dottore però non vuole farla
partorire perché i punti
devono restare ancora per una settimana.
E Dio interviene: “Rosa, non starai
piangendo? Rallegrati per la nascita
del nuovo Gesù”. La gamba si apre ed
esce il Messia che ordina: “corri
a dare tutti i soldi ai poveri, butta i tuoi vestiti,
infilati nella vagina
tutti gli attrezzi che hai in cucina, nel culo infilati un bastone
e poi
mescola bene! Adesso vai a dormire!”
Rosa diventa pazza. La chiudono in un ospedale mentale, prendono il bambino,
Gesù,
e lo buttano dalla finestra. Adesso deve comparire a difendersi per
l’uccisione
davanti al tribunale psichiatrico che la interroga e la condanna alla
medicazione
eterna, la gravidanza perpetua di Dio e l’assunzione
di una pillola
anticoncezionale al giorno. Lei non vuole prenderla ma il
tribunale la obbliga,
così Rosa le ingoia tutte in un sol boccone,
una, due, tre, quattro… e va in estasi:
esce da sé ed entra
nel corpo di Dio. Ecco la prova dell’esistenza di Dio!
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