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Residenze
SCRITTURE AL PRESENTE
AUTORI, SCRITTORI E ATTORI SI CONFRONTANO
CON L’ESPERIENZA MILANESE DI CITTA’ IN CONDOMINIO
di Chiara Alessi

“Quando?”

Un esempio concreto di cosa significhi scrivere al presente viene offerto
nel pomeriggio di sabato in cui, in vista dell’incontro pubblico serale, Magda Barile,
Gianluca de Col e Paolo Trotti sono incaricati dalla redazione di comporre brevi
testi omaggio all’Arboreto. Il sabato pomeriggio è trascorso così nella temporanea
riseparazione dei compiti: gli autori si sono ritagliati tra le camere e il soggiorno
un angolino che fungesse da accogliente luogo per la produzione delle loro
“drammaturgie arboretiane” (Magda Barile), e mentre il “comitato-centrale”
appartato discuteva la scaletta, gli attori testavano diverse gamme di impostazione
vocale e interpretativa per i testi da leggere in serata.
E’ l’unico momento di apertura al pubblico previsto e si tiene nell’Auditorium
di Mondaino: l’intento spettacolare non è primario e non si tratta, specificano
i promotori, di un’occasione promozionale. E’ la “restituzione gratuita”
(Renata Molinari) di “Città in condominio” all’ospitalità dell’Arboreto e un tentativo
di esportare l’esempio del proprio lavoro.
Forse per le condizioni climatiche poco favorevoli o forse anche per l’estraneità
e la poca informazione nei confronti del progetto milanese, l’incontro non riscuote
però l’adesione sperata e i pochi spettatori esterni convenuti sono in netta
minoranza sui “condomini”. Anche i relatori lamentano da parte loro la definizione
di un contesto chiaro: manca quel pubblico milanese abituale e riconoscibile
con cui si sono confrontati fino ad oggi all’“Out/Off”. Il progetto di un’“esportazione”
va rimeditato nelle sue intenzionalità.
La mattina di domenica è occasione di alcuni ripensamenti. Secondo i relatori
la scelta di operare in un luogo cittadino come Milano non dev’essere un pretesto
di chiusura ma non è nemmeno una scelta ininfluente; si tratta piuttosto di una
“condizione condivisa con il pubblico” (Renata Molinari), una costante passibile
di subire variazioni e consecutivi rimescolamenti delle carte. Questo l’esperienza
romagnola l’ha insegnato. Così la volontà di estendere l’invito a tutti i protagonisti
del lavoro teatrale, tra i quali emergono nuovi interrogativi: seguirà un’apertura
all’esterno o si avvertirà la necessità di un ripiegamento sul nucleo centrale
a rafforzarlo e rafforzarsi? Entrambe le cose, si rispondono: restringimento
della base per potenziarne agilmente l’operatività e conseguente sconfinamento
a inglobare un intervento allargato da parte di nuovi attori e scrittori.

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di Chiara Alessi


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di Chiara Alessi

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