IN LUCE | La luce come lingua non verbale: un metodo poetico di illuminotecnica

on February 27 | in Long-standing projects | by | with No Comments

laboratori di formazione per la creazione di una Scuola permanente di illuminotecnici consapevoli
a cura di Vincent Longuemare

con la collaborazione di


L’arte non si può insegnare, Il mestiere, si

Paul Klee

Premessa

La luce si vede da quello che tocca, come lo tocca e da come lo raggiunge.
La consapevolezza di questo percorso, affiancata alla coerenza di pensiero, basterebbe a fare un disegnatore luci. Ma non basta. Nel conflitto tra intuizione e sapere che attraversa costantemente il mestiere, vince spesso il sapere, mentre all’intuizione e alla poesia selvaggia che essa contiene rimane uno spiraglio stretto, dovuto in gran parte alle condizioni obiettive di allestimento; il sapere o presunto tale, presentato come esperienza, finisce spesso per racchiudere le migliori intuizioni o idee in un format di comodo.
Per questo, oltre a portare a conoscenza la materia, la scuola è improntata al saper elaborare, sviluppare e difendere le proprie intuizioni per portale a compimento attraverso i meandri della tecnica e delle condizioni produttive.
Di fronte alle inaudite possibilità e soluzioni che la tecnologia ci offre, si rende necessario ritornare regolarmente alle origini, allo “spirito della candela”, alla meraviglia di un mondo che si apre alle palpebre, per la prima volta. In modo da affrontare ogni impegno come se fosse la prima volta, congiungendosi cosi con l’occhio del pubblico che scopre effettivamente per la prima volta, e spesso ultima, la materia dello spettacolo, e vi si avvicina attraverso un linguaggio immaginifico.
Ho nominato “sguardo attivo” il metodo di manualità visiva che guida la trasmissione di un sapere di luce attraverso un linguaggio comune, cercando così di tenere il filo tra l’intuizione e il sapere. Insisto molto sulla necessità di definizione e chiarezza dell’enunciazione trovandoci di fronte ad una materia estremamente volatile e personale. Il percorso che si apre davanti a noi, tre settimane l’anno, chiusi in teatro, al buio, con il tempo che si dilata e subisce improvvise accelerazioni, non sarà senza difficoltà in quanto dovremmo attraversare ed addomesticare la nostra percezione in relazione all’ illuminotecnica, e tentare di raggiungere ed identificare gli strumenti della nostra percezione. Acquisiti i requisiti minimi, si tratterà di lanciarsi in un disegno superiore che inquadreremmo in questo titolo: “dall’immaginare all’immagine”, ovvero costruire un’immagine teatrale che combaci con l’immagine mentale, o l’intuizione ricevuta, raccogliendo indizi sul palcoscenico e nel testo.
In questo corpo illuminante che si accende e irradia la sua luce nello spazio, sui corpi, ho sempre visto una materia tangibile, concreta, nonostante il carattere di invisibilità. Una materia capace di scavare nello spazio nudo e di farsi architettura. La luce, si vocifera, non si vede ad occhio nudo. Sarà pur vero dal punto di vista fisico ma non lo è se in gioco entra l’ascolto del palcoscenico applicando la propria sensibilità, una percezione attenta dell’istante, in uno sforzo costante di coerenza drammaturgica e compositiva.

Vincent Longuemare

Proposta

Un percorso formativo in illuminotecnica, ancorato al metodo dello sguardo attivo che parte dall’intuizione per formare un sapere e da questo ritorna all’intuizione, come linguaggio. Dall’immaginare all’immagine concreta, parlare per immagini.
Di fronte alle mutevoli condizioni spesso negative in cui versa il settore, crediamo che sia fondamentale iniziare fin dai primi passi mossi in palcoscenico a ragionare concretamente su nuove modalità di produzione e nuove pratiche del mestiere basato sulla consapevolezza, la capacità di decidere e la velocità di esecuzione.
Il metodo formativo poggia sul modello pedagogico sviluppato da Vincent Longuemare, di prossima pubblicazione, “In luce, The Light School La Scuola Leggera”, un metodo originale sviluppato e messo in pratica nel corso degli anni e che arriva oggi a compimento, maturo, pronto a scendere in campo.

Di seguito la premessa al libro: “Insegnare è, sì, trasmettere un sapere ma anche l’esperienza di questo sapere, affinché venga recepito e mutato da occhi ed intelligenze giovani, messo in dubbio, superato. Per questo, oltre a guidare gli allievi, dovere del docente è di mettersi in gioco, di rischiare. È in questo rischio dello sguardo altrui che risiede il germe del dialogo ed il rinnovo della materia insegnata attraverso le generazioni. Insegnare è quindi prendere atto del dovere della trasmissione di un sapere e della necessità vitale nel mantenere un legame tra generazioni. Prenderemmo atto della compenetrazione delle problematiche in materia di illuminotecnica per lo spettacolo, e a volte della loro inestricabilità. Proseguiremmo su di un doppio binario: prima dividere la materia per far vedere, riconoscere e nominare; poi riunificare per far capire, e praticare un linguaggio comune”.

 

A chi si rivolge

La Scuola permanente di Illuminotecnici consapevoli si rivolge alle diverse competenze che agiscono il palcoscenico, in primis, elettricisti con due o tre anni di esperienza desiderosi di ampliare lo sguardo, giovani light designer autodidatti privi di base teoriche, studenti in scenografia ed architettura, registi, attori e danzatori.
La varietà delle competenze e dei percorsi è un elemento fondamentale nel praticare l’acquisizione di un linguaggio comune e lo spirito di simbiosi tra gli attori del settore.

 

Il metodo

Un principio attraversa costantemente il metodo: lo sguardo attivo.

Il metodo di teoria-pratica prevede per ogni argomento tre fasi da affrontare:

1) Una presentazione teorica in aula ma anche in teatro: imparare a riconoscere le manifestazioni fisiche della luce e nominarle, acquisire un linguaggio comune adatto alla capacità di riconoscere per poi esprimere le leggi della percezione e la conoscenza della luce attraverso il materiale.

2) Una verifica pratica sul palcoscenico: un confronto tra gli aspetti teorici e la “manualità visiva” consideriamo la luce come una materia: è quindi possibile toccarla attraverso le sue manifestazioni nello spazio, e nei materiali a disposizione, attraverso numerosi esercizi di visione.

3) Un ulteriore puntualizzazione pratico/teorica sulle problematiche incontrate sul palcoscenico in un affermare la relazione tra teoria e applicazioni pratiche, nella costante tensione tra l’occhio strumento di percezione e le leggi ottiche e fisiche presente nel materiale illuminotecnico.

 

Durata e struttura della Scuola

La formazione si articola in tre laboratori nel 2019 e tre nel 2020.
Ogni sessione sarà di sei giorni ciascuna con l’inizio lezioni il lunedì pomeriggio e la conclusione il sabato pomeriggio.
Oltre allo studio della materia in sé, il programma dei singoli laboratori consentirà di rispondere alle domande individuali, ricavare pause interne di riflessione e pratica, impostare la chiusura effettiva dei lavori, assegnare agli allievi compiti e mansioni da presentare al laboratorio successivo in modo da assicurare una continuità tra gli appuntamenti.

Sei sessioni di lavoro tra il 2019 e il 2020

I movimento: 2 – 7 settembre 2019 – Teatro Petrella di Longiano

II movimento: 11 – 16 novembre 2019 – Teatro Dimora di Mondaino

III movimento: 9 – 14 dicembre 2019 – Teatro Dimora di Mondaino

Al termine del primo laboratorio, dal 9 settembre al 4 ottobre, sarà possibile partecipare, su invito diretto di Vincent Longuemare, a brevi periodi di stage presso Ravenna Festival, per le prove della trilogia d’autunno, Carmen, Norma, Aida.
I giorni precisi e le condizioni di accoglienza saranno indicati successivamente.

IV movimento: 30 marzo – 4 aprile 2020 – luogo da definire

V movimento: periodo da definire 2020 – Teatro Dimora di Mondaino

VI movimento: periodo da definire nel 2020 – Teatro Dimora di Mondaino

 

I tre laboratori del 2019 e il primo del 2020 (I, II, III, IV movimento) sono da intendersi come insieme di un unico percorso di formazione:
il primo anno della Scuola permanente di Illuminotecnici consapevoli.

I primi due laboratori del 2020, (V, VI movimento) sono da intendersi come l’inizio di un nuovo percorso formativo:
il secondo anno della Scuola permanente di Illuminotecnici consapevoli che poi continuerà nei primi mesi del 2021.

I partecipanti potranno iscriversi a uno o più moduli o decidere di seguire, ogni anno, tutto il percorso formativo della Scuola permanente di illuminotecnici consapevoli.

Al termine della formazione, verrà rilasciato un attestato di partecipazione.

 

Orari di lavoro*

Lunedì 15.00 – 18.30
Martedì 10.00 – 13.30 / 15.00 – 18.30
Mercoledì 10.00 – 13.30 / 15.00 – 18.30
Giovedì 10.00 – 13.30 / 15.00 – 18.30
Venerdì 10.00 – 13.30 / 15.00 – 18.30
Sabato 10.00 – 13.30 / 15.00 – 18.30

*Gli orari sono flessibili e in base alle esigenze del gruppo potranno essere rivisti e rimodellati.

L’arrivo al Teatro Petrella di Longiano e a L’arboreto – Teatro Dimora di Mondaino è previsto per il lunedì mattina dalle 10 alle 12; la partenza la domenica mattina.

 

I movimento > dall’immaginare all’immagine L’occhio, la luce, individuare un pensiero

Teatro Petrella di Longiano, 2 – 7 settembre 2019

Fare esperienza dalla luce, imparare a vedere, riconoscere e nominare alla ricerca di un linguaggio comune basato su leggi obiettive della percezione, fisiche e ottiche dell’illuminotecnica applicate al materiale.
Ognuno degli argomenti sarà esposto nella pratica di esercizi

La materia:

1)    Lo strumento l’occhio, leggi della percezione vedere riconoscere nominare

2)    Per formare l’occhio, il palco come metafora della sfera terrestre, il ritmo circadiano, guardare lo spazio, agire lo spazio

3)    Accendiamo una luce: la gabbia tecnica, le lampade, le lenti, l’asse ottico, manifestazioni fisiche e ottiche, esercizi di visione

4)    La pratica teorica della luce, il puntamento, applicare il proprio pensiero alla definizione della luce, coordinare gesto e pensiero con rigore. Esercizi di visione

5)    Introduzione alla grammatica della luce

6)    Le quattro qualità della luce: direzione, intensità, colore e movimento, esercizi di visione

7)    Le prime due: Direzioni e Intensità esercizi di visioni

8)    Introduzione alla composizione imparare a vedere è già comporre

9)    Le quattro funzioni della luce: creare spazio, creare il rilievo o modellato, creare l’atmosfera, creare il tempo

10) Esercizio matrice di visione

 

II movimento > L’ARCHITETTURA DELLA LUCE 

Teatro Dimora di Mondaino, 11 – 16 novembre 2019

Andiamo incontro alla terza e quarta qualità della Luce e il colore e il movimento, il contrasto come strumento del movimento della luce.

La materia

1)    La gabbia tecnica La temperatura di colore Le lampade in relazione alla temperatura di colore, la classificazione dei bianchi

2)    La piccola finestra sul mondo: il colore del fisico lo spettro visibile

3)    La visione tricromatica, il colore nell’occhio: esercizi di visione

4)    Il colore negli apparecchi: due strumenti tecnici: la miscela additiva e la miscela sottrattiva esercizi di visione

5)    Strumenti teorici: il cerchio dei colori di Itten, il triangolo dei colori di Maxwell, esercizi di analisi.

6)    Produrre Colore: strumenti e materiali: i filtri e i cambiacolori. Approcci e Tecniche: esercizi di visione

7)    Il movimento della luce, come la somma di direzione, intensità e colore la percezione del movimento

8)    Il movimento tra due direzioni, due intensità, due colori, esercizi

9)    Si vede di contrasto, teoria ed esercizi

10) I sette contrasti di Johannes Itten: esercizio matrice di visione.

 

III movimento > LA DRAMMATURGIA DELLA LUCE COME FONDAMENTA DELLA COMPOSIZIONE

Teatro Dimora, 9 – 14 dicembre 2019

Acquisite e praticate le basi dell’illuminotecnica ci addentreremo nella costruzione delle immagini: dall’immaginare all’immagine sarà il percorso che attraverseranno i partecipanti. Dall’intuizione personale alla costruzione di un’immagine. Si pratica e si impara quindi il valore della parola “disegno luce” su basi concrete e sceniche.

Questo terzo capitolo viene realizzato in collaborazione di un regista e di un paio di attori o danzatori. Si tratta quindi in apparenza della tappa più teorica ma che viene sviluppata attraverso esercizi sia a tavolo che nello spazio. Gli esercizi sono quindi direttamente integrati nella materia da studiare e sviluppare.

1)    Costruire una luce, dalla grammatica all’architettura della luce

2)    Costruire un’immagine il percorso tecnico ed il percorso poetico

3)    Guardare lo spazio, agire lo spazio, movimentare, comporre

4)    Inquadrare e re inquadrare, praticare il rapporto tra corpo e spazio

5)    La drammaturgia della luce: esercizi di lettura e analisi, si riparte dal testo.

6)    Proporre temi ricamare temi e variazioni di luce. Ideare.

7)    Fonti per l’azione e lo spazio, fonti per l’atmosfera fonti per il modellato

8)    Disegnare: il disegno è la somma di tutto quello che so dello spettacolo

9)    Dall’immaginare all’immagine: stendere il disegno sulla base delle informazioni ricavate dal testo e dalla regia

10) Esercizio matrice di visione raccontare il progetto, allestire.

 

IV movimento >

30 marzo – 4 aprile 2020, luogo da definire

Il quarto movimento è da intendersi quindi come conclusione dei primi tre laboratori e, contemporaneamente, assume anche la valenza di “punto di partenza” per chi desidera intraprendere un nuovo percorso formativo; oppure cerca un corso di approfondimento e specializzazione. Testo nuovo

1)    Il disegno luci approccio e tecniche, il disegno a mano

2)     I Programmi vettoriali tradurre un pensiero di luce in un documento capace di comunicarlo

3)    Gli apparecchi motorizzati: piegare la tecnologia alla propria volontà

4)    Addomesticare e mescolare le varie fonti, tradizionale alogeno, scarica motorizzata e miscele a led

5)    La programmazione luce: tecniche e pensieri per creare immagini in sequenza.

6)    Ripensare il disegno luce sulla base dei materiali esistenti

7)    La composizione luce lineare “all’antica”

8)    La composizione luce “caleidoscopica” o a “puzzle” la costruzione dell’immagine sulla base delle varie librerie di posizione di colore e di effetti.

9)    Esercizio matrice di visione.

 

V movimento >

Periodo da definire 2020, Teatro Dimora di Mondaino

 

VI movimento >

Periodo da definire 2020, Teatro Dimora di Mondaino

 

Per informazioni
Margherita Gigante
telefono 3319191041
mail teatrodimora@arboreto.org

 

Vincent Longuemare nasce in Normandia, dopo gli studi storici e teatrali a Rouen e Parigi, nel 1983 supera l’esame di ingresso e viene ammesso alla sezione teatrale dell’Institut Supérieur des Arts et du Spectacle a Bruxelles. Nel decennio belga che segue, si forma e collabora con registi quali Philippe Sireuil, Michel Dezoteux, Jean Claude Berruti, proseguendo la collaborazione presso i teatri di riferimenti dell’epoca: il Theatre Varia e L‘Atelier St. Anne. Collabora inoltre come disegnatore luci con giovani registi come Xavier Lukomsky e Leila Nabulsi o il coreografo Jose Besprovany. Titolare di una borsa di studio del Ministero della Cultura francese nel 1987, collabora a più riprese come assistente alla regia di Robert Altman e prosegue la sua formazione tecnica all’Opera de la Monnaie-de Munt di Bruxelles. Lo stesso anno entra a fare parte dell’Atelier Theatral de Louvain la Neuve dove collabora regolarmente con Josef Svoboda. Diventa anche collaboratone regolare del Kunsten Festival des Arts. Si appassiona alle nuove forme di spettacolo quale la danza contemporanea, ed il teatro fisico di stampo fiammingo, imparando il linguaggio pur di collaborare in questo campo. Deciso a viaggiare, si arruola in compagnie di danza e teatro giramondo collezionando paesi e teatri. L’incontro decisivo però sopraggiunge nel 1992 quando si unisce alla compagnia di Thierry Salmon, L’Ymagier Singulier per lo spettacolo I Demoni prima come direttore degli allestimenti poi come disegnatore luci nelle successive collaborazioni. Approda cosi in Italia nel 1993, dove si traferisce definitivamente nel 1999.
Scelta la via del lavoro di compagnia stabilisce collaborazioni iscritte nel tempo con il Teatro delle Albe di Marco Martinelli ed Ermanna Montanari, la Sosta Palmizi con Raffaella Giordano, la Compagnia Dejà Donné di Simone Sandroni e Lenka Flory, Marco Baliani, Giorgio Barberio Corsetti. Un capitolo a parte rimane il rapporto con il Teatro Kismet (ora Teatri di Bari) per il quale cura quasi tutte le produzioni fin dal 1993 e la collaborazione con la regista Teresa Ludovico in particolare la trilogia Bella e Bestia, la Regina delle Nevi e la Principessa Sirena curandone spazio e luci, spettacoli coronati dal successo di tournée mondiali. Oltre alle produzioni di teatro contemporaneo dei testi di A. Tarantino, e E. Bencivenga, si interessa anche di illuminazione architetturale e disegna scenografie o spazi partendo dalla luce, nonché di formazione redigendo un manuale di formazione con metodologia propria “Lo sguardo attivo” sviluppata in corsi tra Ravenna, Napoli/Scampia e Praga. Nel 2008 una inattesa proposta di collaborazione da parte di Cristina Mazzavillani Muti per la creazione delle scene e delle luci della Traviata lo fa basculare verso il campo operistico. Nell’ambito di Ravenna Festival ha curato le luci per Tenebrae e L’amor che move il Sole e l’altre stelle (2010 e 2015 entrambe di Adriano Guarnieri) ma anche nel 2012 per la trilogia “popolare”, Rigoletto, Trovatore e Traviata, nel 2013 per la trilogia “Verdi e Shakespeare”, Macbeth, Otello e Falstaff, o ancora nel 2017 Pagliacci, Cavalleria Rusticana e Tosca, nel 2018 Nabucco, Otello e Rigoletto, e nel 2015 per lo stesso Falstaff diretto da Riccardo Muti. Nel 2015 sempre per Ravenna Festival cura le luci per la Bohème di Puccini e per La Mimi è una civetta musical tratto dalla Bohème con la regia di Greg Ganakas realizzando per la prima volta un impianto luci di sole fonti a led.
In campo operistico ha collaborato con Daniele Abbado, Mietta Corli con la quale ha curato la serata di apertura del Nuovo Opera di Firenze, con Andrea de Rosa Luisa Miller per il San Carlo di Napoli nel 2015. Sempre per Ravenna Festival, disegna le luci per Sancta Susanna, con la regia di Chiara Muti, e per Nobilissima visione, con la coreografia di Micha Van Hoecke, entrambe dirette da Muti. Di nuovo con la regia di Chiara Muti nel 2014 firma le luci del Dido and Aenas di Purcell in scena a Caracalla, nel 2013 della Manon Lescaut di Puccini per l’opera di Roma in ripresa a Yokohama e Tokyo nel 2018. Nel 2016 delle Nozze di Figaro per il Teatro Petruzzelli il San Carlo ed il Massimo di Palermo. Nel 2018 apre la stagione del Can Carlo con il Cosi Fan Tutte che porterà a Vienna nel 2020. Nei ritagli di tempo continua il suo approccio ad un teatro fatto a mano nella collaborazione con la giovane compagnia Licia Lanera e i Kepler 452. Nel 2007 ha vinto il Premio Speciale Ubu per le luci con la seguente motivazione della giuria “per aver segnato ormai da anni gli spettacoli delle Albe con uno spirito scenografico che integra il lavoro registico”

Struttura del progetto
Il progetto è di durata biennale (2019-2020) strutturato in sei movimenti di una settimana:

2019

Nessun evento in programma

2020

Nessun evento in programma

 

IN LUCE | V° Movimento – Teatro Dimora di Mondaino – date definire

 

IN LUCE | VI° Movimento – Teatro Dimora di Mondaino – date definire

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