IN LUCE | La luce come lingua non verbale: un metodo poetico di illuminotecnica

on 27 Febbraio | in Progetti pluriennali | by | with No Comments

laboratori di formazione per la creazione di una
Scuola permanente di illuminotecnici consapevoli
a cura di Vincent Longuemare

secondo anno, 2020 – 2021

con la collaborazione di


L’arte non si può insegnare, Il mestiere, si

Paul Klee

Premessa

La luce si vede da quello che tocca, come lo tocca e da come lo raggiunge.
La consapevolezza di questo percorso, affiancata alla coerenza di pensiero, basterebbe a fare un disegnatore luci. Ma non basta. Nel conflitto tra intuizione e sapere che attraversa costantemente il mestiere, vince spesso il sapere, mentre all’intuizione e alla poesia selvaggia che essa contiene rimane uno spiraglio stretto, dovuto in gran parte alle condizioni obiettive di allestimento; il sapere o presunto tale, presentato come esperienza, finisce spesso per racchiudere le migliori intuizioni o idee in un format di comodo.
Per questo, oltre a portare a conoscenza la materia, la scuola è improntata al saper elaborare, sviluppare e difendere le proprie intuizioni per portale a compimento attraverso i meandri della tecnica e delle condizioni produttive.
Di fronte alle inaudite possibilità e soluzioni che la tecnologia ci offre, si rende necessario ritornare regolarmente alle origini, allo “spirito della candela”, alla meraviglia di un mondo che si apre alle palpebre, per la prima volta. In modo da affrontare ogni impegno come se fosse la prima volta, congiungendosi cosi con l’occhio del pubblico che scopre effettivamente per la prima volta, e spesso ultima, la materia dello spettacolo, e vi si avvicina attraverso un linguaggio immaginifico.
Ho nominato “sguardo attivo” il metodo di manualità visiva che guida la trasmissione di un sapere di luce attraverso un linguaggio comune, cercando così di tenere il filo tra l’intuizione e il sapere. Insisto molto sulla necessità di definizione e chiarezza dell’enunciazione trovandoci di fronte ad una materia estremamente volatile e personale. Il percorso che si apre davanti a noi, tre settimane l’anno, chiusi in teatro, al buio, con il tempo che si dilata e subisce improvvise accelerazioni, non sarà senza difficoltà in quanto dovremmo attraversare ed addomesticare la nostra percezione in relazione all’ illuminotecnica, e tentare di raggiungere ed identificare gli strumenti della nostra percezione. Acquisiti i requisiti minimi, si tratterà di lanciarsi in un disegno superiore che inquadreremmo in questo titolo: “dall’immaginare all’immagine”, ovvero costruire un’immagine teatrale che combaci con l’immagine mentale, o l’intuizione ricevuta, raccogliendo indizi sul palcoscenico e nel testo.
In questo corpo illuminante che si accende e irradia la sua luce nello spazio, sui corpi, ho sempre visto una materia tangibile, concreta, nonostante il carattere di invisibilità. Una materia capace di scavare nello spazio nudo e di farsi architettura. La luce, si vocifera, non si vede ad occhio nudo. Sarà pur vero dal punto di vista fisico ma non lo è se in gioco entra l’ascolto del palcoscenico applicando la propria sensibilità, una percezione attenta dell’istante, in uno sforzo costante di coerenza drammaturgica e compositiva.

Vincent Longuemare

Proposta

Un percorso formativo in illuminotecnica, ancorato al metodo dello sguardo attivo che parte dall’intuizione per formare un sapere e da questo ritorna all’intuizione, come linguaggio. Dall’immaginare all’immagine concreta, parlare per immagini.
Di fronte alle mutevoli condizioni spesso negative in cui versa il settore, crediamo che sia fondamentale iniziare fin dai primi passi mossi in palcoscenico a ragionare concretamente su nuove modalità di produzione e nuove pratiche del mestiere basato sulla consapevolezza, la capacità di decidere e la velocità di esecuzione.
Il metodo formativo poggia sul modello pedagogico sviluppato da Vincent Longuemare, di prossima pubblicazione, “In luce, The Light School La Scuola Leggera”, un metodo originale sviluppato e messo in pratica nel corso degli anni e che arriva oggi a compimento, maturo, pronto a scendere in campo.

Di seguito la premessa al libro: “Insegnare è, sì, trasmettere un sapere ma anche l’esperienza di questo sapere, affinché venga recepito e mutato da occhi ed intelligenze giovani, messo in dubbio, superato. Per questo, oltre a guidare gli allievi, dovere del docente è di mettersi in gioco, di rischiare. È in questo rischio dello sguardo altrui che risiede il germe del dialogo ed il rinnovo della materia insegnata attraverso le generazioni. Insegnare è quindi prendere atto del dovere della trasmissione di un sapere e della necessità vitale nel mantenere un legame tra generazioni. Prenderemmo atto della compenetrazione delle problematiche in materia di illuminotecnica per lo spettacolo, e a volte della loro inestricabilità. Proseguiremmo su di un doppio binario: prima dividere la materia per far vedere, riconoscere e nominare; poi riunificare per far capire, e praticare un linguaggio comune”.

 

A chi si rivolge

La Scuola permanente di Illuminotecnici consapevoli si rivolge alle diverse competenze che agiscono il palcoscenico, in primis, elettricisti con due o tre anni di esperienza desiderosi di ampliare lo sguardo, giovani light designer autodidatti privi di base teoriche, studenti in scenografia ed architettura, registi, attori e danzatori.
La varietà delle competenze e dei percorsi è un elemento fondamentale nel praticare l’acquisizione di un linguaggio comune e lo spirito di simbiosi tra gli attori del settore.

 

Il metodo

Un principio attraversa costantemente il metodo: lo sguardo attivo.

Il metodo di teoria-pratica prevede per ogni argomento tre fasi da affrontare:

1) Una presentazione teorica in aula ma anche in teatro: imparare a riconoscere le manifestazioni fisiche della luce e nominarle, acquisire un linguaggio comune adatto alla capacità di riconoscere per poi esprimere le leggi della percezione e la conoscenza della luce attraverso il materiale.

2) Una verifica pratica sul palcoscenico: un confronto tra gli aspetti teorici e la “manualità visiva” consideriamo la luce come una materia: è quindi possibile toccarla attraverso le sue manifestazioni nello spazio, e nei materiali a disposizione, attraverso numerosi esercizi di visione.

3) Un ulteriore puntualizzazione pratico/teorica sulle problematiche incontrate sul palcoscenico in un affermare la relazione tra teoria e applicazioni pratiche, nella costante tensione tra l’occhio strumento di percezione e le leggi ottiche e fisiche presente nel materiale illuminotecnico.

 

Durata e struttura della Scuola

Il secondo corso di formazione si articola in quattro laboratori: due nel 2020 e due nel 2021.
Ogni sessione sarà di sei giorni ciascuna con l’inizio lezioni il lunedì pomeriggio e la conclusione il sabato pomeriggio.
Oltre allo studio della materia in sé, il programma dei singoli laboratori consentirà di rispondere alle domande individuali, ricavare pause interne di riflessione e pratica, impostare la chiusura effettiva dei lavori, assegnare agli allievi compiti e mansioni da presentare al laboratorio successivo in modo da assicurare una continuità tra gli appuntamenti.

 

Quattro sessioni di lavoro tra il 2020 e il 2021

I movimento: 21 – 26 settembre 2020 – Teatro Dimora di Mondaino

II movimento: 23 – 28 novembre 2020 – Teatro Dimora di Mondaino

III movimento: 29 marzo – 3 aprile 2021 – Teatro Dimora di Mondaino

IV movimento: 3 – 8 maggio 2021 – Teatro Dimora di Mondaino

I partecipanti potranno iscriversi a uno o più moduli o decidere di seguire, ogni anno, tutto il percorso formativo della Scuola permanente di illuminotecnici consapevoli.

Al termine della formazione, verrà rilasciato un attestato di partecipazione.

 

Orari di lavoro*

Lunedì 15.00 – 18.30
Martedì 10.00 – 13.30 / 15.00 – 18.30
Mercoledì 10.00 – 13.30 / 15.00 – 18.30
Giovedì 10.00 – 13.30 / 15.00 – 18.30
Venerdì 10.00 – 13.30 / 15.00 – 18.30
Sabato 10.00 – 13.30 / 15.00 – 18.30

*Gli orari sono flessibili e in base alle esigenze del gruppo potranno essere rivisti e rimodellati.

L’arrivo a L’arboreto – Teatro Dimora di Mondaino è previsto per il lunedì mattina dalle 10 alle 12; la partenza la domenica mattina entro e non oltre le ore 10.

 

I movimento > DALL’IMMAGINARE ALL’IMMAGINE. LA GRAMMATICA DELLA LUCE

Teatro Dimora di Mondaino, 21 – 26 settembre 2020

Fare esperienza dalla luce, imparare a vedere, riconoscere e nominare alla ricerca di un linguaggio comune basato su leggi obiettive della percezione, fisiche e ottiche dell’illuminotecnica applicate al materiale.
Ognuno degli argomenti sarà esposto nella pratica di esercizi

La materia:

1)    Lo strumento l’occhio, leggi della percezione vedere riconoscere nominare

2)    Per formare l’occhio, il palco come metafora della sfera terrestre, il ritmo circadiano, guardare lo spazio, agire lo spazio

3)    Accendiamo una luce: la gabbia tecnica, le lampade, le lenti, l’asse ottico, manifestazioni fisiche e ottiche, esercizi di visione

4)    La pratica teorica della luce, il puntamento, applicare il proprio pensiero alla definizione della luce, coordinare gesto e pensiero con rigore. Esercizi di visione

5)    Introduzione alla grammatica della luce

6)    Le quattro qualità della luce: direzione, intensità, colore e movimento, esercizi di visione

7)    Le prime due: Direzioni e Intensità esercizi di visioni

8)    Introduzione alla composizione imparare a vedere è già comporre

9)    Le quattro funzioni della luce: creare spazio, creare il rilievo o modellato, creare l’atmosfera, creare il tempo

10) Esercizio matrice di visione

 

II movimento > IL COLORE E IL CONTRASTO, STRUMENTI DELLA COMPOSIZIONE

Teatro Dimora di Mondaino, 23 – 28 novembre 2020

Andiamo incontro alla terza e quarta qualità della Luce e il colore e il movimento, il contrasto come strumento del movimento della luce.

La materia

1)    La gabbia tecnica La temperatura di colore Le lampade in relazione alla temperatura di colore, la classificazione dei bianchi

2)    La piccola finestra sul mondo: il colore del fisico lo spettro visibile

3)    La visione tricromatica, il colore nell’occhio: esercizi di visione

4)    Il colore negli apparecchi: due strumenti tecnici: la miscela additiva e la miscela sottrattiva esercizi di visione

5)    Strumenti teorici: il cerchio dei colori di Itten, il triangolo dei colori di Maxwell, esercizi di analisi.

6)    Produrre Colore: strumenti e materiali: i filtri e i cambiacolori. Approcci e Tecniche: esercizi di visione

7)    Il movimento della luce, come la somma di direzione, intensità e colore la percezione del movimento

8)    Il movimento tra due direzioni, due intensità, due colori, esercizi

9)    Si vede di contrasto, teoria ed esercizi

10) I sette contrasti di Johannes Itten: esercizio matrice di visione.

 

III movimento > LA DRAMMATURGIA DELLA LUCE, PRIMA PIETRA DELL’ARCHITETTURA DELLA LUCE.

Teatro Dimora, 29 marzo – 3 aprile 2021

Acquisite e praticate le basi dell’illuminotecnica ci addentreremo nella costruzione delle immagini: dall’immaginare all’immagine sarà il percorso che attraverseranno i partecipanti. Dall’intuizione personale alla costruzione di un’immagine. Si pratica e si impara quindi il valore della parola “disegno luce” su basi concrete e sceniche.
Questo terzo capitolo viene realizzato in collaborazione di un regista e di un paio di attori o danzatori. Si tratta quindi in apparenza della tappa più teorica ma che viene sviluppata attraverso esercizi sia a tavolo che nello spazio. Gli esercizi sono quindi direttamente integrati nella materia da studiare e sviluppare.

1)  Esercizi pratici di analisi di un testo e di una regia, anticipare la regia per accoglierla

2)  Costruire una luce. Dalla grammatica all’architettura della luce

3)  Costruire un’immagine. Il percorso tecnico ed il percorso poetico

4)  La drammaturgia della luce: individuare le necessità, accogliere le richieste

5)  Dividere le fonti: per l’azione e lo spazio, per l’atmosfera, per il modellato

6) Proporre temi, ricamare temi e variazioni di luce. Ideare, intrecciare le fonti

7) Disegnare: il disegno è la somma di tutto quello che so dello spettacolo

8) Dall’immaginare all’immagine: stendere il disegno sulla base delle informazioni ricavate dal testo e dalla regia, operare scelte

9) Esercizio matrice di visione raccontare il progetto.

 

IV movimento > ILLUMINARE LA DANZA: DAL MOVIMENTO DELLA LUCE ALLA LUCE IN MOVIMENTO.

Teatro Dimora, 3 – 8 maggio 2021

Il quarto movimento verrà dedicato al movimento: da una parte il movimento della luce che chiude il percorso grammaticale e dall’altra al movimento del corpo nello spazio che apre e guida all’architettura della luce. Questa sessione verrà realizzata insieme ad un coreografo o danzatori.

1)    Guardare lo spazio, agire lo spazio, movimentare

2)    Tipologie di spazi: concreto, reale, astratto, concettuale, ecc.

3)    Mettere in rapporto corpo e spazio. Inquadrare e re inquadrare,

4)    Il corpo come misura dello spazio, dinamizzazione, peso, energia

5)    Il gesto come indicatore di direzioni di luce

6)    Lo spazio e i valori di tempo contenuti in esso

7)    Il corpo racconta o agisce?

8)    Illuminare il silenzio, l’immobilità, il non dire, il non fare

9)    Approcci e modalità del disegno luce, seguire e rendere concreta l’intuizione

10) Tecniche per creare immagini in movimento attraverso la costruzione della sequenza luce

11) Esercizio matrice di visione

 

Conduzione

Vincent Longuemare nasce in Normandia, dopo gli studi storici e teatrali a Rouen e Parigi, nel 1983 supera l’esame di ingresso e viene ammesso alla sezione teatrale dell’Institut Supérieur des Arts et du Spectacle a Bruxelles. Nel decennio belga che segue, si forma e collabora con registi quali Philippe Sireuil, Michel Dezoteux, Jean Claude Berruti, proseguendo la collaborazione presso i teatri di riferimenti dell’epoca: il Theatre Varia e L‘Atelier St. Anne. Collabora inoltre come disegnatore luci con giovani registi come Xavier Lukomsky e Leila Nabulsi o il coreografo Jose Besprovany. Titolare di una borsa di studio del Ministero della Cultura francese nel 1987, collabora a più riprese come assistente alla regia di Robert Altman e prosegue la sua formazione tecnica all’Opera de la Monnaie-de Munt di Bruxelles. Lo stesso anno entra a fare parte dell’Atelier Theatral de Louvain la Neuve dove collabora regolarmente con Josef Svoboda. Diventa anche collaboratone regolare del Kunsten Festival des Arts. Si appassiona alle nuove forme di spettacolo quale la danza contemporanea, ed il teatro fisico di stampo fiammingo, imparando il linguaggio pur di collaborare in questo campo. Deciso a viaggiare, si arruola in compagnie di danza e teatro giramondo collezionando paesi e teatri. L’incontro decisivo però sopraggiunge nel 1992 quando si unisce alla compagnia di Thierry Salmon, L’Ymagier Singulier per lo spettacolo I Demoni prima come direttore degli allestimenti poi come disegnatore luci nelle successive collaborazioni. Approda cosi in Italia nel 1993, dove si traferisce definitivamente nel 1999.
Scelta la via del lavoro di compagnia stabilisce collaborazioni iscritte nel tempo con il Teatro delle Albe di Marco Martinelli ed Ermanna Montanari, la Sosta Palmizi con Raffaella Giordano, la Compagnia Dejà Donné di Simone Sandroni e Lenka Flory, Marco Baliani, Giorgio Barberio Corsetti. Un capitolo a parte rimane il rapporto con il Teatro Kismet (ora Teatri di Bari) per il quale cura quasi tutte le produzioni fin dal 1993 e la collaborazione con la regista Teresa Ludovico in particolare la trilogia Bella e Bestia, la Regina delle Nevi e la Principessa Sirena curandone spazio e luci, spettacoli coronati dal successo di tournée mondiali. Oltre alle produzioni di teatro contemporaneo dei testi di A. Tarantino, e E. Bencivenga, si interessa anche di illuminazione architetturale e disegna scenografie o spazi partendo dalla luce, nonché di formazione redigendo un manuale di formazione con metodologia propria “Lo sguardo attivo” sviluppata in corsi tra Ravenna, Napoli/Scampia e Praga. Nel 2008 una inattesa proposta di collaborazione da parte di Cristina Mazzavillani Muti per la creazione delle scene e delle luci della Traviata lo fa basculare verso il campo operistico. Nell’ambito di Ravenna Festival ha curato le luci per Tenebrae e L’amor che move il Sole e l’altre stelle (2010 e 2015 entrambe di Adriano Guarnieri) ma anche nel 2012 per la trilogia “popolare”, Rigoletto, Trovatore e Traviata, nel 2013 per la trilogia “Verdi e Shakespeare”, Macbeth, Otello e Falstaff, o ancora nel 2017 Pagliacci, Cavalleria Rusticana e Tosca, nel 2018 Nabucco, Otello e Rigoletto, e nel 2015 per lo stesso Falstaff diretto da Riccardo Muti. Nel 2015 sempre per Ravenna Festival cura le luci per la Bohème di Puccini e per La Mimi è una civetta musical tratto dalla Bohème con la regia di Greg Ganakas realizzando per la prima volta un impianto luci di sole fonti a led.
In campo operistico ha collaborato con Daniele Abbado, Mietta Corli con la quale ha curato la serata di apertura del Nuovo Opera di Firenze, con Andrea de Rosa Luisa Miller per il San Carlo di Napoli nel 2015. Sempre per Ravenna Festival, disegna le luci per Sancta Susanna, con la regia di Chiara Muti, e per Nobilissima visione, con la coreografia di Micha Van Hoecke, entrambe dirette da Muti. Di nuovo con la regia di Chiara Muti nel 2014 firma le luci del Dido and Aenas di Purcell in scena a Caracalla, nel 2013 della Manon Lescaut di Puccini per l’opera di Roma in ripresa a Yokohama e Tokyo nel 2018. Nel 2016 delle Nozze di Figaro per il Teatro Petruzzelli il San Carlo ed il Massimo di Palermo. Nel 2018 apre la stagione del Can Carlo con il Cosi Fan Tutte che porterà a Vienna nel 2020. Nei ritagli di tempo continua il suo approccio ad un teatro fatto a mano nella collaborazione con la giovane compagnia Licia Lanera e i Kepler 452. Nel 2007 ha vinto il Premio Speciale Ubu per le luci con la seguente motivazione della giuria “per aver segnato ormai da anni gli spettacoli delle Albe con uno spirito scenografico che integra il lavoro registico”

 

Modalità d’iscrizione

Per partecipare al percorso formativo sarà necessario inviare la propria candidatura via mail a teatrodimora@arboreto.org con oggetto “Scuola permanente di illuminotecnici consapevoli” condotta da Vincent Longuemare allegando il proprio curriculum vitae entro e non oltre domenica 23 agosto 2020.

Per informazioni
Margherita Gigante
telefono 3319191041
mail teatrodimora@arboreto.org

 


Struttura del progetto
Il secondo anno della scuola (2020-2021) è strutturato in quattro movimenti:
due
nel 2020 e due nel 2021 della durata di sei giorni ciascuno.

2020

21 Settembre 2020 - 26 Settembre 2020

L’arboreto – Teatro Dimora
Mondaino
IN LUCE | I Movimento - secondo anno

laboratori di formazione per la creazione di una
Scuola permanente di illuminotecnici consapevoli

I Movimento – secondo anno 2020 – 2021

DALL’IMMAGINARE ALL’IMMAGINE. LA GRAMMATICA DELLA LUCE

a cura di Vincent Longuemare

23 Novembre 2020 - 28 Novembre 2020

L’arboreto – Teatro Dimora
Mondaino
IN LUCE | II Movimento - secondo anno

laboratori di formazione per la creazione di una
Scuola permanente di illuminotecnici consapevoli

II Movimento – secondo anno 2020 – 2021

IL COLORE E IL CONTRASTO, STRUMENTI DELLA COMPOSIZIONE

a cura di Vincent Longuemare

2021

29 Marzo 2021 - 03 Aprile 2021

L’arboreto – Teatro Dimora
Mondaino
IN LUCE | III Movimento - secondo anno

laboratori di formazione per la creazione di una
Scuola permanente di illuminotecnici consapevoli

III Movimento – secondo anno 2020 – 2021

LA DRAMMATURGIA DELLA LUCE, PRIMA PIETRA DELL’ARCHITETTURA DELLA LUCE

a cura di Vincent Longuemare

03 Maggio 2021 - 08 Maggio 2021

L’arboreto – Teatro Dimora
Mondaino
IN LUCE | IV Movimento - secondo anno

laboratori di formazione per la creazione di una
Scuola permanente di illuminotecnici consapevoli

IV Movimento – secondo anno 2020 – 2021

ILLUMINARE LA DANZA: DAL MOVIMENTO DELLA LUCE ALLA LUCE IN MOVIMENTO.

a cura di Vincent Longuemare

 

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