Si è conclusa l’ultima tappa del 2025 di Esercizi di Mondo, il progetto triennale che L’arboreto – Teatro Dimora di Mondaino porterà avanti insieme a CollettivO CineticO fino al 2027. Una scommessa, un viaggio da condividere verso un’utopia.
Intervistando Francesca Pennini per il blog SguarDimora, Francesca Giuliani racconta il primo anno di Esercizi di Mondo come “un’ecologia di incontri, tra bambini e adolescenti incuriositi, genitori in punta di piedi, artisti di passaggio, persone venute da lontano, e gli abitanti di sempre.”
“Accogliere e interagire con una comunità estremamente trasversale è stata una delle esperienze più stimolanti: una diversificazione di sguardi che dà senso al lavoro, perché ogni azione entra in reazione chimica con chi hai davanti”, racconta Francesca Pennini.
“Abituati a un sistema teatrale in cui gli sguardi sono spesso specialistici, Mondaino rappresenta un cambio di prospettiva. Qui infatti lo spettatore non appartiene a una nicchia: arriva a teatro con la scuola, dopo il lavoro, portando bambini, domande, curiosità. Arriva con il corpo intero, non solo con l’aspettativa estetica”, aggiunge Francesca Giuliani.
In attesa di scoprire che forma prenderanno i prossimi passi di Esercizi di Mondo, di questo “continuo entrare e uscire dai mondi degli altri”, leggi qui sotto l’articolo completo ↴
Esattamente nove mesi fa, era il 16 febbraio 2025, il CollettivO CineticO è arrivato a Mondaino presentando un progetto triennale dal nome Esercizi di Mondo. Non era la prima volta che risiedevano all’Arboreto: la loro storia, come hanno raccontato durante il recente Cineticoforum, qui si è accesa quasi vent’anni fa, in una residenza che oggi sembra una scintilla lontana e ancora viva.
«Nei nostri spettacoli nati qui c’è una sorta di patrimonio genetico del luogo», mi racconta Francesca Pennini durante questi ultimi giorni di residenza del 2025, «Senza questo spazio non sarebbero così. È un luogo di presenza amplificata: ti concentra, ti chiarisce, ti accompagna nella creazione».
Ma questa volta era diverso. Questa volta si trattava di un progetto particolare: attraversare gli spazi e la comunità allargata dell’Arboreto per tre anni, lasciandosi trasformare dall’incontro, dall’imprevisto, dal paesaggio umano che abita questo luogo.
Nessuno sapeva esattamente quale forma avrebbe preso questa nuova avventura di CollettivO CineticO. Si intuiva, però, che sarebbe stato un attraversamento: di luoghi, di corpi, di età, di abitudini. Un mettersi in ascolto del territorio, e lasciare che il territorio – con la sua biodiversità umana – entrasse nelle pieghe del processo artistico.
«Accogliere e interagire con una comunità estremamente trasversale è stata una delle esperienze più stimolanti: una diversificazione di sguardi che dà senso al lavoro, perché ogni azione entra in reazione chimica con chi hai davanti», racconta Francesca.
Il primo anno di Esercizi di Mondo ha preso forma così: come un’ecologia di incontri. Una biodiversità umana che raramente abita gli spazi dello spettacolo: bambini delle scuole, adolescenti incuriositi, genitori che entravano in punta di piedi, artiste e artisti di passaggio, persone venute da fuori per vedere “che cosa succede”, e gli abitanti di sempre, portatori di un’appartenenza che si sente nella voce, nei gesti, nella maniera in cui ci si siede in sala.
«È una biodiversità che nutre. Una diversificazione di sguardi che dà senso al lavoro.», dice ancora Francesca. E prosegue: «Nel nostro ecosistema teatrale l’assortimento degli sguardi è spesso povero di biodiversità. Qui, invece, ogni azione entrava in reazione chimica con chi avevamo davanti. Questo rende tutto più fertile, più imprevedibile, più vero. È un mondo che arriva davvero: guarda, respira, fa, e insieme a noi trova nuove sfaccettature del lavoro stesso».
Abituati a un sistema teatrale in cui gli sguardi sono spesso “specialistici”, Mondaino rappresenta un cambio di prospettiva. Qui infatti lo spettatore non appartiene a una nicchia: arriva a teatro con la scuola, dopo il lavoro, portando bambini, domande, curiosità. Arriva con il corpo intero, non solo con l’aspettativa estetica.
Uno dei momenti più sorprendenti, come mi hanno raccontato, di questo primo anno sono stati gli incontri con le scuole. Non erano pensati come laboratori ad hoc: si trattava di mostrare parti dei lavori già esistenti, ideati per un pubblico adulto. Eppure è successo qualcosa: «I bambini e le bambine ci entravano con un’attenzione lucidissima», dice Francesca. «Senza chiedere semplificazioni. Avevano entusiasmo, intelligenza, un modo di stare dentro le cose che ci restituiva la scena da diversi punti di vista».
E quei «WoWww!!!» sussurrati dai piccoli spettatori tornavano sul lavoro come ritorni di risonanza: sguardi veri, taglienti, meravigliati.
Se Mondaino ha lasciato negli anni tracce nella creazione di CollettivO CineticO, ora è CollettivO CineticO a lasciare tracce nella comunità. Le testimonianze arrivate durante l’anno lo raccontano bene come quelle di una spettatrice affezionata:
Caduta delle barriere
Il teatro non è soggezione ma suggestione
Uno e tutti… tutti e uno: mondo!
È una sintesi perfetta del clima che si è creato: una comunità che sperimenta il teatro come spazio comune, capace di tenere insieme, in intimità e apertura. Il primo anno di Esercizi di Mondo è stato proprio questo: un convivio, un continuare a entrare e uscire dai mondi degli altri. Giochi, pratiche meditative, visioni condivise, pasti attorno a un tavolo, bambini e adulti che si mescolano, linguaggi che si aprono, domande che restano sospese insieme a un gesto, a un respiro, a una piccola risonanza.
Difficile dire dove finisca la comunità e dove inizi il processo di ricerca. Forse l’esperimento sta proprio qui: non separare, ma lasciare che tutto si influenzi.
A Mondaino, il teatro si è fatto “esercizio di mondo”, un mondo aperto, plurale, vivo: le passeggiate esplorative del territorio guidate da Alberto Giorgi, l’incontro con l’illusionista Magica Gilly e con il padre, il Mago Gabriel, di Saludecio; i dialoghi e i WoW con Pane Quotidiano, il gruppo di spettatori e spettatrici affezionate dell’Arboreto; e naturalmente gli incontri con le scuole, medie ed elementari. Non sempre una platea specializzata, ma un Mondo che fa domande, che ascolta, che si lascia attraversare: un teatro che non si rappresenta ma accade.
Ora che questo primo tratto di strada si chiude, resta l’impressione che Mondaino non sia solo il luogo in cui Esercizi di Mondo accade, ma il terreno che lo rende possibile. Una fioritura lenta, condivisa, che chiede semplicemente di esserci.
E mentre il cammino prosegue, qualcosa continua ad aprirsi: un dialogo sottile tra chi arriva e chi resta, tra la scena e il paese, tra un gesto e il suo ritorno. Non sappiamo quale forma prenderanno i prossimi passi, ma sappiamo che saranno abitati: dal mondo che Mondaino porta con sé, e da quello che ogni volta si crea insieme, qui.
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