D.E.A. | Dimora di Esposizioni d’Arte

on 1 Aprile | in Sguardi | by | with No Comments

Il Teatro si fa Dimora delle arti visive e si apre a nuovi sguardi d’autore. In accordo con il nostro essere, la storia sia ambientale sia culturale che caratterizza L’arboreto come un ecosistema che accoglie in armonia un insieme di relazioni, di rapporti tra più discipline come succede per le tante e diverse specie arboree, abbiamo dato vita a un nuovo progetto.

Crediamo che l’organizzazione e la promozione delle attività culturali siano strumenti chiave per la conoscenza e la valorizzazione del patrimonio culturale disponibile sul territorio, e non solo. Crediamo che il desiderio di conoscere sé stessi come singoli ma anche come parte di un progetto civile e storico e culturale che ci rende comuni debba accompagnare anche la nostra visione di laboratorio che si apre a molteplici esperienze di visioni. Crediamo anche che, in un’epoca come la nostra fortemente segnata dalla necessità di momenti di aggregazione e incontro sociali sia necessario sempre di più creare dei luoghi di comunità.

D.E.A. e il Teatro Dimora saranno quel luogo di incontro, una galleria d’arte temporanea che nasce con lo scopo di aprire un dialogo fra il territorio e il teatro.

D.E.A. è l’acronimo per Dimora di Esposizioni d’Arte. Con l’intento di creare un circuito di relazioni e scambi tra artisti visivi e artisti in residenza il foyer diventa palcoscenico degli immaginari attraversati dagli artisti. Ad abitare temporaneamente lo spazio che limita la scena saranno le opere di artisti che hanno scelto il nostro territorio e le zone limitrofe come habitat di vita. Il Teatro Dimora e le loro opere accompagneranno gli spettatori, e tutti i nomadi del teatro, durante le aperture pubbliche delle residenze. Ogni esposizione durerà alcuni mesi.

 


Riccardo Chitarrari
OSSESSIONE CHROMA

La mostra sarà visitabile* in occasione delle prove aperte al Teatro Dimora alla presenza della curatrice del progetto D.E.A. Francesca Giuliani, dall’11 ottobre 2020 al 14 marzo 2021:

domenica 11 ottobre, ore 17
incontro con Nicola Borghesi|Kepler-452

giovedì 10 dicembre, ore 21 – presentazione mostra alla presenza dell’artista
prova aperta – Collettivo MINE

Si potrà accedere alla mostra da un’ora prima della prova aperta fino all’ora successiva al termine della prova.
*L’ingresso al teatro e alla mostra sarà contingentato in ottemperanza ai protocolli sanitari per il contenimento contagio Covid-19. Per chi volesse assistere alle prove aperte, è obbligatoria la prenotazione nelle modalità indicate in ogni appuntamento.

 

OSSESSIONE CHROMA è il titolo della raccolta di opere di Riccardo Chitarrari che si ispira alla corrente artistica dell’art brut. Questa corrente, che prende il nome da un termine di origine francese che sta per “arte grezza”, fu inventato dall’artista francese Jean Dubuffet per descrivere quell’arte come i graffiti o l’arte naïf che sta al di fuori della tradizione accademica delle belle arti. In questa nuova categoria Dubuffet collocava le pratiche artistiche degli outsider – il lavoro dei pazzi, dei prigionieri, dei bambini – e degli artisti primitivi. Il portato di queste opere stava nella pura espressione di una visione o di emozioni non tradotte dalla convenzione. Divenuta corrente artistica l’art brut denomina tutti quegli artisti che sono estranei a un ambiente culturale e privi di qualsiasi educazione all’arte. Le prime collezioni di art brut furono iniziate intorno al 1945 dal pittore Dubuffet, che nel 1948 fondò la Compagnie de l’art brut, che ha curato alcune esposizioni e pubblicato dal 1964 un periodico intitolato come la corrente artistica. Legata al concetto di un’ispirazione artistica autonoma, incolta, l’art brut ha avuto un certo riscontro nell’arte moderna.

 

RICCARDO CHITARRARI, brutartist. Autodidatta e fuori dalla cultura artistica ufficiale, opera indipendentemente manifestando uno spirito creativo che abbraccia la filosofia dell’Art Brut dove l’unica regola è proprio quella di non avere regole. La privazione della regola permette la creazione di un vocabolario artistico del tutto personale, una matrice che incarna diversi mondi artistici, dalla Secessione Viennese fino ad arrivare al Graffitismo Americano. Ma lui non lo sa. Il tutto nasce da una determinata ed energica necessità interiore che si rivela attraverso una vera e ossessiva ricerca di un cromatismo divergente, manifestandosi in due piani differenti: il primo è l’impatto estetico e quindi visivo, mentre il secondo, concettuale, è la rivelazione del colore (negativa o positiva) con lo scopo di deviare l’osservatore, se non è consapevole di ciò che osserva. Nel corso della sua attività artistica ha esposto in diversi eventi, sia regionali che nazionali.

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