D.E.A. | Dimora di Esposizioni d’Arte

on April 1 | in Sguardi | by | with No Comments

Il Teatro si fa Dimora delle arti visive e si apre a nuovi sguardi d’autore. In accordo con il nostro essere, la storia sia ambientale sia culturale che caratterizza L’arboreto come un ecosistema che accoglie in armonia un insieme di relazioni, di rapporti tra più discipline come succede per le tante e diverse specie arboree, abbiamo dato vita a un nuovo progetto.

Crediamo che l’organizzazione e la promozione delle attività culturali siano strumenti chiave per la conoscenza e la valorizzazione del patrimonio culturale disponibile sul territorio, e non solo. Crediamo che il desiderio di conoscere sé stessi come singoli ma anche come parte di un progetto civile e storico e culturale che ci rende comuni debba accompagnare anche la nostra visione di laboratorio che si apre a molteplici esperienze di visioni. Crediamo anche che, in un’epoca come la nostra fortemente segnata dalla necessità di momenti di aggregazione e incontro sociali sia necessario sempre di più creare dei luoghi di comunità.

D.E.A. e il Teatro Dimora saranno quel luogo di incontro, una galleria d’arte temporanea che nasce con lo scopo di aprire un dialogo fra il territorio e il teatro.

D.E.A. è l’acronimo per Dimora di Esposizioni d’Arte. Con l’intento di creare un circuito di relazioni e scambi tra artisti visivi e artisti in residenza il foyer diventa palcoscenico degli immaginari attraversati dagli artisti. Ad abitare temporaneamente lo spazio che limita la scena saranno le opere di artisti che hanno scelto il nostro territorio e le zone limitrofe come habitat di vita. Il Teatro Dimora e le loro opere accompagneranno gli spettatori, e tutti i nomadi del teatro, durante le aperture pubbliche delle residenze. Ogni esposizione durerà alcuni mesi.

 


 

Veronica Azzinari
Cogliere e restituire
(cartografie dal mondo vegetale)

La mostra sarà visitabile con la presenza dell’artista e della curatrice del progetto D.E.A. Francesca Giuliani
Ultimi giorni: dal 15 al 18 agosto, dalle 13 alle 15,  apertura in occasione del Palio del Daino

Domenica 18 agosto, dalle ore 19
Finissage
camminata nei sentieri e rinfresco conviviale

Cogliere e restituire non è solo il titolo della mia ultima serie di tavole ma è per me una filosofia e un atteggiamento che accompagna quotidianamente il mio esistere e di conseguenza il mio lavoro come artista.

Costantemente immersa in ambienti naturali raccolgo, fisicamente e visivamente, gli indizi lasciati dalla terra, dalle piante, dalla roccia, dall’acqua.
Colleziono informazioni nascoste tra i ritmi ripetuti da ogni elemento, tra i disegni metodici all’interno di ogni seme, germoglio, fiore… mi perdo tra le texture di ogni roccia che incontro, mi lascio ipnotizzare dai mantra millenari delle comunità di fili d’erba.
Colgo tutto questo con la piena coscienza di un disegno enorme e ordinato e con lo smarrimento di un essere umano che ha perso parti di memoria e che tenta di assemblare i pezzi, guidato dall’entusiasmo dello scienziato e un agire prevalentemente intuitivo.

Quindi cogliere e raccogliere per poi osservare, interiorizzare e restituire per immagini che non vogliono avere la pretesa di spiegare qualcosa ma solo sottolineare e ricordare una parte precisa tra i tanti appunti, con la speranza un giorno di poterli unire tutti e trovare non tanto una risposta quanto più una domanda precisa.

Con il forte desiderio di indagare passo per passo tutti gli elementi naturali che hanno un forte legame, nonché ascendente, sul nostro esistere, parto con questa nuova seria dedicata al mondo dei vegetali, rivolgendo un’attenzione particolare alle specie autoctone primitive ancora esistenti sul territorio italiano e che hanno una memoria molto antica.
Questo guardare lo scorrere del tempo attraverso tutti gli elementi appartenenti alla natura per rivelare (spesso in maniera incomprensibile all’uomo) le memorie più antiche di questo pianeta ci mantiene connessi con le nostre origini.
Le piante hanno da sempre avuto un ruolo importantissimo nella storia dei popoli, sono state per noi nutrimento, fonte di ispirazione creativa, cura e spesso hanno decodificato la simbologia sacra. Non potevo che dedicare una serie di lavori a quelle piante “superstiti” che da centinaia di anni abitano il territorio in cui vivo. Esse arrivano direttamente dal mare e si sono abilmente adattate alla vita di superfice trasformando lentamente la loro anatomia e mutando il comportamento e il sistema di circolazione del nutrimento. Hanno in loro la forza e una straordinaria bellezza. Vivono inevitabilmente le zone più umide dei boschi a contatto con la penombra e i terreni soffici e scuri, sono strettamente legate all’acqua che è simbolo di femminilità e fertilità. Costruiscono gli scenari più affascinanti e misteriosi dei boschi Italiani, luoghi da me prediletti e tutti i giorni parlano del mare che è stato e ne restituiscono la memoria attraverso il suo profumo una volta morte.

I soggetti – dedicati alle seguenti piante: equiseto, bardana, felce, muschi, orchidee – sono tutti realizzati in calcografia e disegno a olio. Ogni soggetto sarà ospitato da fogli di carta realizzata a mano dalle forme irregolari a bordature “smembrate”, una scelta estetica con riferimento alla cartografia, o per meglio dire a frammenti di quella che, in condizioni di memoria e sapienza, sarebbe potuta essere una mappa unica e definita. Ognuno prova a raccontare la storia scritta nell’alfabeto incomprensibile delle venature, delle forme e dei loro ritmi.

Colgo quindi indizi e informazioni tra le zone umide e verdi dei luoghi che attraverso e restituisco brandelli di mappe da ricomporre cercando di orientarmi, cercando di ricordare e di conservare la memoria.
Faccio luce su una storia gia scritta da tempo e che è solo da rileggere.
Focalizzo lo sguardo sui piccoli processi, sui dettagli, sulle manifestazioni nel micro, perché li nasce tutto ciò che vediamo allontanando lo sguardo.

Veronica Azzinari

Veronica Azzinari nasce a Milano nel 1986.
Si diploma nel 2006 nella sezione di Cinema d’Animazione presso la Scuola del Libro di Urbino. Spinta dall’esigenza di asportare la materia e di graffiare le superfici dei suoi lavori grafici e pittorici, ben presto si avvicina alla tecnica della Calcografia grazie ad Opificio della Rosa, sviluppando una personale ricerca artistica che fonde tecniche di stampa e disegno, concentrandosi sui temi legati ai primordi e alla natura. Dal 2010 ha esposto in diverse città d’Italia, collaborato con diverse realtà della scena musicale Italiana e condotto workshop per adulti e laboratori per l’infanzia presso “La Corte della Miniera” e “Opificio della Rosa”. Ha pubblicato per riviste come “Lo Straniero”, “La Lettura” e “I quaderni del Teatro di Roma”. Attualmente vive e lavora in provincia di Rimini.

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