Sognare un uomo e imporlo alla realtà

on aprile 16 | in Progetti pluriennali | by | with No Comments

Progetto speciale di formazione e residenze | 2018 – 2020
a cura di Armando Punzo
Compagnia della Fortezza

Per il triennio 2018 – 2020, abbiamo chiesto ad Armando Punzo di sviluppare a Mondaino un progetto di formazione e, contemporaneamente, di riempire il Teatro Dimora di suoi pensieri e incontri con altri artisti. In occasione dei trent’anni di attività della Compagnia della Fortezza, Armando Punzo abiterà saltuariamente l’Arboreto di Mondaino per tre anni: passaggi di stagioni, nature e teatri.
Armando Punzo ha elaborato un progetto speciale di formazione, appositamente pensato per L’arboreto – Teatro Dimora, con la volontà di dare luogo a una residenza creativa condivisa con i partecipanti e con il desiderio di trasmettere loro le tematiche e le pratiche della nuova ricerca artistica che sta conducendo insieme agli attori della sua compagnia, attraverso una metodologia unica che lo ha portato in questi anni alla creazione di opere nelle quali le pratiche performative si sono intrecciate a riflessioni filosofiche, liberandosi da vincoli stilistici e da riferimenti di genere, trovando nutrimento e stimolo nella ricerca e restituzione del senso, a volte per opposizione, di grandi opere della letteratura mondiale.

 

“…Solo colui che ogni cosa volle giocarsi trovò, nella privazione, la pace perfetta. E allora lacera quanto hai cucito e non ricucire più quanto hai stracciato! Brucia con il tuo infuocato respiro tutto ciò che possiedi, sino alla punta dei tuoi capelli, e poi raccogli le ceneri e siediti sopra di esse, e infine disperdile affinché il vento della divina gloria ne confonda ogni traccia! Se così agirai, sarai libero da tutto, altrimenti ogni cosa che possiedi ti farà patire sino alla morte! Se non morirai alle cose che ti appartengono, come ti sarà possibile posare i piedi nel vestibolo del suo palazzo? Nella prigione di questo mondo non si può vivere a lungo, ritira dunque le mani da quanto in essa hai trovato! Nell’ora della morte tutto ciò che possiedi ti succhierà il sangue, diverrà il tuo carnefice! E in primo luogo ritira le mani da te stesso, perché solo così potrà iniziare il tuo cammino sulla via. Non illuderti di poter affrontare il viaggio se non saprai giocare lealmente.”
Farid Ad-Din Attar, Il verbo degli uccelli

 

L’origine è l’uomo.
È nell’Uomo che nasce il bisogno di immaginare un altro uomo.
Un uomo ideale.
Il suo rapporto con il mistero.
Il limite avvertito, l’incompiutezza, l’infelicità.
La delusione per la propria inconsapevole umanità.
Qui nasce il teatro.
L’attore come movimento,
come viaggio di allontanamento da sé,
la ricerca dell’attore ideale.
Il rinunciante.
L’essere in scena come pratica di consapevolezza.
La seconda vita che si genera dalla prima e la trasforma
e la dimentica.
Il non uomo ci contempla in attesa della nostra evoluzione.

Trent’anni fa ho cominciato a cercare l’origine del teatro in uomini che non lo avessero scelto come linguaggio artistico d’elezione. Volevo trovare la sua pura necessità, il suo manifestarsi in corpi e menti non previsti e preparati a quel compito. Nel teatro si muore a se stessi per rinascere. Questo è per me il suo senso primario, qui risiede la sua vera natura rivoluzionaria. Il teatro come spettacolo segue tali evoluzioni interiori, poiché è necessario tradurle in visioni, forme, ritmi perché diventino materia da condividere. Con i detenuti-attori della Compagnia della Fortezza ho sviluppato un processo creativo teso a far emergere il teatro come esigenza del singolo e della comunità che vi si è creata intorno.
Il lavoro dell’attore, per come lo intendiamo noi, si fonda su uno studio che procede per scarti, deviazioni, associazioni e scomposizioni di parole, suoni e immagini di universi letterari ai quali attingiamo per misurare il nostro percorso, come territori simbolici verso cui tendere o da cui allontanarci.
Ricalcando questo modello, muoveremo i primi passi del laboratorio residenziale all’Arboreto di Mondaino a partire da Jorge Louis Borges, il cui affresco umano, a differenza di quello di Shakespeare, non appartiene a un immaginario interiorizzato da ragazzini. Il mondo dello scrittore argentino non è un patrimonio condiviso dal quale prendere le distanze o da stravolgere, non fa parte di un canone. È tutto da inventare, è un mondo altro, popolato da uomini che non seguono i meccanismi di una vita “reale”, non si muovono nel solco di un’esistenza regolare e non ripetono le parole dell’esistente. Gli allievi si confronteranno con personaggi colti nel momento in cui cercano se stessi fuori dalla vita ordinaria, che si sono dati compiti improbabili, cristallizzati in momenti eccezionali, per indagare quello spazio che l’attore occupa tra l’uomo reale e l’uomo ideale. (Armando Punzo)

 

Proposta
Il progetto sarà suddiviso in otto moduli di una settimana due nel 2018 (19 – 25 novembre; 10 – 16 dicembre), tre nel 2019 (4-10 marzo; 20 – 26 maggio; 14 – 20 ottobre) e tre nel 2020 (da definire). Nei diversi incontri, Armando Punzo sarà affiancato da alcuni collaboratori storici che lo accompagneranno nello sviluppo dei processi creativi, in particolare da Andrea Salvadori, musicista e compositore delle musiche in scena degli spettacoli della Compagnia della Fortezza, che parteciperà creando dal vivo una continua drammaturgia musicale che accompagnerà le varie fasi del lavoro.

 

Modalità d’iscrizione
Per partecipare alla formazione, rivolta ad attori e registi, sarà necessario inviare la propria candidatura via mail a teatrodimora@arboreto.org con oggetto “Sognare un uomo e imporlo alla realtà” allegando il CV entro e non oltre venerdì 5 ottobre 2018.

I partecipanti potranno iscriversi a uno o più moduli o decidere di seguire tutto il percorso triennale.
Al termine della formazione, verrà rilasciato un attestato di partecipazione.

 

Conduzioni e collaborazioni

Armando Punzo
Per Armando Punzo, paradossalmente, il carcere è diventato il luogo dove reinventare il teatro e restituirgli la sua necessità. Trenta anni fa ha concepito e battezzato una rivoluzione culturale e sociale: trasformare il carcere in luogo di cultura, e ancora oggi la cavalca senza scendere a patti o a compromessi, fermamente intenzionato a non lasciarsi distrarre da chi è incapace di andare oltre quello che vede con gli occhi e a non lasciarsi tentare da strade più facili. Senza mai accontentarsi di quello già fatto, senza badare a premi e riconoscimenti, senza cedere alle lusinghe, il carcere di Volterra è rimasta la sua casa, per quello che è un esilio volontario, un ergastolo voluto, una scelta di vita. Con tutte le sue energie, oggi sta lavorando per realizzare un sogno: creare il primo Teatro Stabile in un Carcere. Sogno e necessità, lucida follia e concretizzazione di un’altra impossibilità: quello che da sempre ha segnato la sua storia.

Andrea Salvadori
Compositore, musicista, sound designer, film-maker, concepisce fin da subito il proprio lavoro autoriale nei termini dell’opera d’arte totale, scrivendo per immagini prima ancora che in forma di canzone, guardando alla composizione di melodie, armonie e singoli brani, quindi, non come obiettivo, ma come punto di partenza, come preparazione di una tavolozza di colori da rimescolare progressivamente al servizio di un’idea più ampia. La predilezione per la composizione musicale unita al sound design, con l’intento di trovare una nuova forma di linguaggio per costruire mondi sonori, lo avvicinano al teatro in qualità di drammaturgo musicale, prima con Fabrizio Crisafulli, regista della compagnia Il pudore bene in vistacon il quale coltiva la sua anima più minimalista e successivamente con Armando Punzo, con cui stabilisce un vero sodalizio. Nel 2013, in occasione dei venticinque anni della Compagnia della Fortezza, pubblica due album in edizione speciale, Hamlice – musiche sulla fine di una civiltà Mercuzio non vuole morire e successivamente Santo Genet, contenenti le colonne sonore composte per i tre spettacoli omonimi.
Nelle composizioni per il teatro, la sua musica non si sovrascrive né sottoscrive mai ai contenuti visivi o verbali: diventa invece tessuto connettivo, cerniera drammaturgica. Non accompagna ma partorisce parole e immagini mentre viene da esse a sua volta generata. I brani in qualche momento anticipano l’atmosfera, in qualche altra la tratteggiano, altre volte ancora la determinano e la chiariscono: sempre ne alimentano la suggestività, in nessun caso la contraddicono.

 

Struttura del progetto
Il progetto è di durata triennale (2018-2020) strutturato in otto moduli di una settimana:

2018

19 novembre 2018 - 25 novembre 2018

L’arboreto – Teatro Dimora
Mondaino
Sognare un uomo e imporlo alla realtà

Progetto speciale di formazione e residenze | 2018 – 2020 a cura di Armando Punzo Compagnia della Fortezza primo modulo

10 dicembre 2018 - 16 dicembre 2018

L’arboreto – Teatro Dimora
Mondaino
Sognare un uomo e imporlo alla realtà

Progetto speciale di formazione e residenze | 2018 – 2020 >>> a cura di Armando Punzo Compagnia della Fortezza secondo modulo

2019

04 marzo 2019 - 10 marzo 2019

L’arboreto – Teatro Dimora
Mondaino
Sognare un uomo e imporlo alla realtà

Progetto speciale di formazione e residenze | 2018 – 2020 >>> a cura di Armando Punzo Compagnia della Fortezza terzo modulo

20 maggio 2019 - 26 maggio 2019

L’arboreto – Teatro Dimora
Mondaino
Sognare un uomo e imporlo alla realtà

Progetto speciale di formazione e residenze | 2018 – 2020 >>> a cura di Armando Punzo Compagnia della Fortezza quarto modulo

14 ottobre 2019 - 20 ottobre 2019

L’arboreto – Teatro Dimora
Mondaino
Sognare un uomo e imporlo alla realtà

Progetto speciale di formazione e residenze | 2018 – 2020 >>> a cura di Armando Punzo Compagnia della Fortezza quinto modulo

2020
tre moduli (periodo da definire)

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