Data / Ora
10 Settembre 2025 - 20 Settembre 2025
Categoria
residenza creativa per la ricerca e la composizione del nuovo spettacolo di Mia Habib
Progetto di residenza sviluppato nell’ambito di Italy-Norway Dance Residencies
La sfocatura, la scarsa illuminazione, la mia stanchezza, i miei battiti di ciglia – sono ciò che dà vita alle figure, le fa mutare forma su questa tela volatile in cui l’ombra e l’acqua e la roccia e la fatica sono tutti artisti insieme, e per una volta la vecchia nozione di fantasmi sembra nuova e vera in questo spazio.
– Robert Macfarlane, a proposito delle pitture rupestri di Refsvikhula
Psychedelic cave è un’opera di danza e musica interamente al femminile, pensata per uno spazio buio. Attraverso il movimento, i corpi entrano in un’altra dimensione, nell’Altro Mondo, dove l’oscurità ospita carne e suoni demoniaci. All’interno di un ambiente che richiama la grotta, i tabù cessano di esistere e si inscena un rituale che risveglia il demone interiore, liberando il potenziale nascosto dei corpi.
Con questa ricerca, la coreografa e danzatrice Mia Habib si interessa alla grotta come rifugio, spazio di comunità e luogo di rituali magici. Il punto di partenza di Psychedelic Cave è stato l’incontro con le pitture rupestri preistoriche delle grotte di Solsemhula, Skåren-Monsenhula, Refsvikhula, Chauvet, Lascaux, Niaux, Altamira e Fumane. È qui, nell’oscurità, tra segni, pietra e terra, che l’opera ha trovato il suo linguaggio.
Questo viaggio attraverso le grotte e sul palcoscenico è stato condiviso con le performer Natanya Kjølås, Nina Wollny, Anja Müller e Laura Spottag Fog, con la light designer Ingeborg Olerud e con la compositrice e ricercatrice elettroacustica Giulia Vismara. Durante il processo, l’archeologo Hein Bjerck ha contribuito alla creazione con le sue conoscenze. Lungo il percorso, le artiste hanno incontrato anche altre forme del passato, tra cui il Rombo di Tuv, antico strumento musicale rituale dell’età della pietra, e la Venere di Willendorf.
Queste figure sono fantasmi che danzano tutti insieme, anch’io sono un fantasma, e c’è una convivialità in loro, in noi, nelle migliaia di anni in cui hanno danzato qui insieme.
– Robert Macfarlane, a proposito delle pitture rupestri di Refsvikhula
In un’epoca segnata da disordini globali, guerre e proteste, Habib – insieme alle artiste invitate – continua a esplorare il potenziale del corpo come forza contraria. Il lavoro risale a migliaia di anni fa, alle pitture rupestri, ma anche ai nostri giorni. Attraverso diverse lenti, parla di storie collettive di migrazione, oppressione e culture in via di estinzione.
Prova aperta
>> h 18.30
piccolo aperitivo offerto al pubblico
prova aperta al termine della residenza di Mia Habib

sede organizzativa
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